Malattia di Parkinson:
di cosa parliamo.

Malattia di Parkinson:
di cosa parliamo.
0 5 aprile 2018

L’articolo che segue sulla malattia di Parkinson, su come si manifesti, su quali conseguenze possa avere e su come si possa trattare, è stato messo cortesemente a disposizione dalla Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti che collabora con Politerapica, nell’ambito di Medicina Vicina, come medico specialista di Neurologia, dedicata in particolare al coordinamento dell'”Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson – Presa in carico e riabilitazione”.

La Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti è Medico Chirurgo, Specialista in Neurologia. Svolge la sua attività professionale presso l’Ospedale S. Isidoro di Trescore Balneario, dove è Responsabile dell’U.F.A. Riabilitazione Parkinson.

 



MALATTIA DI PARKINSON

Malattia

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica, determinata dalla degenerazione (morte) di neuroni (cellule nervose) localizzate in un’area del cervello chiamata sostanza nera (che fa parte dei gangli della base) e dalla carenza di dopamina, una sostanza che ha la funzione di neurotrasmettitore a livello dei gangli della base, strutture del cervello che controllano l’avvio e la regolazione del movimento automatico volontario.

Si tratta di una malattia progressiva, i cui sintomi esordiscono generalmente in modo insidioso e subdolo e tendono a peggiorare nel corso del tempo; di norma, la malattia si manifesta da un solo lato del corpo, in genere ad un arto (braccio e/o gamba), e nel tempo tende ad estendersi anche al lato opposto. Non si sa ancora quale sia il primo evento responsabile della neurodegenerazione; si sa però che esistono forme cosiddette sporadiche e forme familiari (determinate da alterazioni di particolari geni) e che particolari situazioni o esposizioni ambientali possono favorire la comparsa della patologia in soggetti verosimilmente predisposti.

 

Diagnosi

La diagnosi di malattia di Parkinson è clinica; è quindi indispensabile una visita neurologica finalizzata a rilevare segni e sintomi che possono orientare verso la diagnosi stessa. In particolare, per porre diagnosi di malattia di Parkinson, devono essere presenti la bradicinesia (rallentamento, impaccio motorio, riduzione dell’ampiezza del movimento) e almeno due tra i seguenti sintomi: tremore, ipertonia plastica e instabilità posturale (non causata da problemi di altra natura, per esempio problemi a livello vestibolare o cerebellare). I sintomi devono essere asimmetrici (prevalere da un lato del corpo). I sintomi devono rispondere alla terapia farmacologica (ovvero migliorare dopo l’assunzione dei farmaci specifici).

E’ necessario inoltre effettuare una risonanza dell’encefalo (RM encefalo) al fine di escludere altre patologie che potrebbero mimare i segni della malattia (ischemie cerebrali, ematomi, idrocefalo, tumori).

La diagnosi differenziale viene generalmente posta tra la malattia di Parkinson e i parkinsonismi atipici primari (atrofia multisistemica, paralisi sopranucleare progressiva, sindrome corticobasale), con i parkinsonismi secondari (jatrogeni o vascolari) e con altre patologie neurodegenerative che possono manifestarsi con alterazioni del movimento.

 

Sintomi e disturbi

I principali sintomi della malattia di Parkinson, detti sintomi cardinali, derivano dalla carenza di dopamina e dalle alterazioni a livello dei gangli della base che ne derivano; tali sintomi sono:

  • tremore
  • bradicinesia (rallentamento, impaccio motorio, riduzione dell’ampiezza del movimento)
  • ipertonia plastica (rigidità muscolare).

Mentre bradicinesia e ipertonia sono costantemente presenti, il tremore può mancare.

Oltre ai sintomi cardinali, possono essere rilevati i seguenti sintomi motori:

  • ipomimia (inespressività del volto con riduzione dell’ammiccamento)
  • disturbi della postura (camptocormia: flessione del tronco in avanti; sindrome di Pisa: flessione laterale del tronco)
  • disturbi della deambulazione (deambulazione a piccoli passi, passi trascinati, difficoltà a compiere i cambi di direzione, freezing della marcia)
  • disturbi dell’equilibrio e instabilità posturale
  • acinesia notturna (difficoltà a muoversi nel corso della notte con impossibilità a girarsi nel letto) che spesso può essere dolorosa (a causa delle rigidità muscolare e della comparsa di crampi).

Vi sono inoltre dei sintomi detti prodromici, cioè che possono essere presenti anche molti anni prima che la malattia si manifesti con i classici sintomi motori; i principali sintomi prodromici sono:

  • iposmia (alterata percezione degli odori)
  • stipsi
  • disturbo del sonno REM (RBD).

La malattia di Parkinson si manifesta inoltre con vari sintomi non-motori, dovuti al fatto che la malattia può coinvolgere vari organi e apparati determinandone specifiche alterazioni e modificandone le normali funzioni. I principali sintomi non-motori riguardano

  • le vie digestive
    • difficoltà di deglutizione (liquidi e/o alimenti solidi che “vanno di traverso” provocando tosse)
    • scialorrea (eccessiva produzione di saliva o difficoltà a deglutirla con conseguente fuoriuscita della stessa dalla bocca)
    • alterazione del gusto
    • nausea, senso di vomito
    • stipsi
  • il sistema cardiovascolare
    • alterazioni della regolazione della pressione arteriosa
    • ipotensione ortostatica
  • la pelle
    • dermatite seborroica
    • alterazioni della sudorazione)
  • l’apparato urinario
    • urgenza minzionale
    • esitazione urinaria
    • aumento della frequenza minzionale
    • necessità di urinare frequentemente nel corso della notte (nicturia)
    • incontinenza urinaria)
  • la funzione sessuale
    • difficoltà ad avere rapporti sessuali
    • impotenza,
    • aumento o diminuzione dell’interesse per il sesso

Possono inoltre manifestarsi

  • disturbi del sonno
    • insonnia, più frequentemente insonnia di mantenimento, o parasonnie, la più frequente delle quali è quella definita “disturbo comportamentale del sonno REM – RBD”
    • risvegli confusionali
    • sonnolenza diurna e veri e propri colpi di sonno
  • alterazioni del tono dell’umore
    • ansia
    • depressione
    • apatia (mancanza di interesse)
    • anedonia (incapacità a provare piacere nel fare cose)
    • tendenza al ritiro sociale (tendenza del paziente a rimanere chiuso in casa evitando le relazioni sociali)
  • problemi percettivi 
    • dispercezioni visive
    • allucinazioni visive
  • problemi cognitivo-comportamentali
    • alterazioni comportamentali
      irrequetezza, agitazione, disorientamento spazio-temporale, allucinazioni, aggressività
    • alterazioni cognitive fino al deterioramento cognitivo, quindi alla demenza

La malattia di Parkinson può inoltre determinare una serie di ulteriori sintomi non-motori tra i quali: improvvise sensazioni di caldo o freddo, sudorazioni profuse, affaticabilità, dolore non spiegato da altre condizioni mediche associate.

 

Correlazioni

Da non sottovalutare sono le problematiche correlate alla malattia e alla terapia farmacologica, una delle quali è rappresentata dal disturbo del controllo degli impulsi, generalmente osservato in pazienti che assumono farmaci dopaminoagonisti, più spesso giovani, di sesso maschile, con diagnosi precoce di malattia di Parkinson.

Il disturbo si presenta in varie forme:

  • shopping compulsivo (comprare cose senza averne una reale necessità)
  • punding (collezionare oggetti svariati)
  • ipersessualità (aumento desiderio sessuale)
  • alimentazione compulsiva
  • gambling (gioco d’azzardo patologico).

Il Neurologo curante deve essere immediatamente informato qualora si presenti uno dei suddetti problemi in modo da rivedere la terapia farmacologica prima che il problema assuma dimensioni importanti (generalmente il paziente tende a non riferire tali aspetti al Medico e spesso si arriva a situazioni molto gravi).

Un altro problema è la cosiddetta sindrome da disregolazione dopoaminergica. In pratica, il paziente diventa dipendente dai farmaci, in particolare dalla “levodopa”, e tende ad assumerli in più rispetto alla prescrizione medica. Appena vi è la percezione di un iniziale rallentamento motorio o quando il paziente deve uscire o compiere un’attività particolarmente impegnativa o inusuale, tende ad assumere dosi in eccesso di farmaco diventando di fatto dipendente (questo per la sensazione di benessere che la levodopa provoca).

 

Decorso e terapia

Nel corso dei primi anni di assunzione della terapia, si assiste generalmente ad un buon compenso motorio nell’arco della giornata e il paziente è in grado di muoversi bene per tutto l’arco di tempo; la terapia farmacologica riduce la bradicinesia, l’ipertonia plastica e, seppur in misura minore, il tremore e rende il paziente in grado di svolgere una vita lavorativa e familiare pressoché normale.

Dopo alcuni anni si manifestano le cosiddette fluttuazioni motorie, ovvero l’alternanza di momenti in cui il paziente si muove bene (fase ON: “acceso”) a momenti in cui è rallentato o addirittura completamente bloccato (fase OFF: “spento”); le fluttuazioni motorie diventano più evidenti con l’avanzare della malattia (con il progredire quindi della neurodegenerazine a livello cerebrale) e sono anche dovute ai farmaci (dose giornaliera di levodopa e altri farmaci dopaminergici). In questa fase si parla di malattia di Parkinson complicata.

Il percorso terapeutico ha come obiettivo quello di rallentare il decorso della malattia e ritardarne gli effetti di maggiore impatto, cercando di favorire un buon livello di qualità della vita. Per questa ragione risulta necessario impostare piani terapeutici individuali, con approccio multidisciplinare, costantemente monitorati e adattati all’evolversi della situazione, con l’applicazione delle eventuali modifiche che si rendessero via, via necessarie.

Un piano terapeutico individuale completo è basato sulla combinazione di interventi farmacologici e riabilitativi e comprende attività di sostegno psicologico.

 

Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti
Medico chirurgo – Specialista in Neurologia