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Categoria: Articoli sulla salute

4 Agosto 2017

Articolo del Dott. Davide Mazzoleni

L’articolo che segue sulla certificazione alla pratica di attività sportiva agonistica e non agonistica è stato messo cortesemente a disposizione dal Dott. Davide Mazzoleni, medico chirurgo, specialista in Medicina dello Sport.

Il Dott. Mazzoleni svolge da molti anni un’intensa attività libero/professionale nell’ambito della medicina sportiva, in provincia di Bergamo, dove è ormai riconosciuto come professionista serio e qualificato.


Certificato medico sportivo: quando è obbligatorio e quando non lo è? Quanti dubbi?

Chiunque pratichi attività sportiva a qualsiasi livello, agonistico o non agonistico, si sarà sicuramente trovato di fronte alla richiesta di presentare il “certificato medico” per poter partecipare alle attività. Molto probabilmente, però, avrà avuto qualche dubbio e qualche domanda sulla reale obbligatorietà di questa certificazione, su dove recarsi per ottenerla e quale sia il medico autorizzato a rilasciarla.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza, tanto più che a breve, immediatamente dopo la pausa agostana, come è ormai tradizione, osserveremo l’impennata della ripresa delle attività sportive.

Per gli sportivi che svolgono attività agonistica, i dubbi sono pochi. Il Decreto Ministeriale che disciplina questa categoria risale al 18 Febbraio 1982: è passato quindi abbastanza tempo perché la norma fosse compresa e applicata correttamente. In breve: sono Agonisti tutti i tesserati ad una Federazione del CONI, a una disciplina Sportiva Associata o a un Ente di promozione Sportiva riconosciuto dal CONI, con età minima di inizio e di fine dell’ agonismo stabilita dall’ente stesso.

In questo caso, la certificazione di idoneità all’attività sportiva – naturalmente obbligatoria – può essere rilasciata esclusivamente dal Medico specialista in Medicina dello Sport, presso strutture pubbliche o private accreditate dalla Regione Lombardia o presso studi privati che hanno ottenuto il riconoscimento di idoneità dalla ATS. Modalità di visita e di esecuzione dei relativi esami sono definiti nel Decreto Ministeriale.

Per gli sportivi che svolgono attività non agonistica, probabilmente i dubbi e le perplessità aumentano. Questo è forse dovuto al fatto che la normativa in merito a questa categoria ha subito, negli ultimi anni, frequenti e significative modifiche, anche se bisogna dire che oggi è ormai estremamente chiara e risulta la sua applicazione non presenta difficoltà. Il Decreto Ministeriale del 24 Aprile 2013 (detto “decreto Balduzzi”) e le sue successive modificazioni definiscono sportivi non agonisti coloro che svolgono attività sportive organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, che non siano considerati Agonisti. Appartengono a questa categoria anche gli alunni che svolgono attività sportive organizzate dalla scuola in ambito parascolastico.

Anche in questo caso, il certificato medico è obbligatorio. Si tratta del certificato di idoneità all’attività sportiva non agonistica. Il documento è valido esclusivamente se rilasciato dal proprio medico di medicina generale, da medici specialisti in Medicina dello Sport o da medici della Federazione Medici Sportivi Italiani. La visita deve essere eseguita presso strutture riconosciute idonee dall’ATS. Modalità di visita e di esecuzione degli esami relativi sono definite dallo stesso Decreto Ministeriale.

Esiste infine una terza tipologia di attività per la quale potrebbe essere necessario il rilascio di certificazione medica di idoneità: si tratta delle attività ludico-motorie e amatoriali. La certificazione interesserebbe persone che svolgono attività senza essere tesserati da enti riconosciuti dal CONI. Si tratta di un documento non obbligatorio dal punto di vista legale ma che può essere richiesto a scopi assicurativi da chi organizza l’attività sportiva. In questo caso, il certificato può essere rilasciato da qualsiasi Medico iscritto all’Ordine professionale.

Dicevamo che a Settembre riprende l’attività sportiva. Per tutti quei dubbi che non siamo riusciti a chiarire, vi invitiamo a contattarci. Politerapica con il progetto Medicina Vicina è sempre disponibile per aiutare a districarsi nel “complesso mondo medico” e anche in quello medico/sportivo.

Buone Vacanze!

Dott. Davide Mazzoleni
Medico Chirurgo 
Specialista in Medicina dello Sport


In Politerapica, il Dott. Davide Mazzoleni

  • partecipa al progetto Medicina Vicina e
    • esegue visite specialistiche di Medicina Sportiva
    • rilascia certificazioni di idoneità all’attività sportiva non agonistica
4 Luglio 2017

Articolo del Dott. Oreste Risi

L’articolo che segue sull’eiaculazione precoce è stato messo cortesemente a disposizione dal Dott. Oreste Risi, medico chirurgo, specialista in Urologia e in Chirurgia Pediatrica.

Da molti anni, il Dott. Risi ha focalizzato la sua attività nello studio, prevenzione e cura delle problematiche del pavimento pelvico, accreditandosi a livello nazionale e internazionale come professionista di riferimento in questo ambito.


L’EIACULAZIONE PRECOCE

L’eiaculazione precoce è, tra i disturbi sessuali maschili, quello più difficile da definire. Per semplificare, possiamo parlare di eiaculazione precoce quando c’è una difficoltà stabile e persistente nel controllo volontario dell’eiaculazione, cosicché questa arriva in seguito a una minima stimolazione e prima che il soggetto lo desideri, spesso prima che la partner abbia raggiunto l’orgasmo. Secondo una delle definizioni più diffuse di questo disturbo, “l’eiaculazione è precoce quando si verifica prima che la persone lo desideri, a causa di una resistente e persistente assenza di ragionevole controllo volontario dell’eiaculazione e dell’orgasmo durante l’attività sessuale”.

I dati numerici riferiti ai soggetti che ne soffrono, in termini di prevalenza, sono piuttosto importanti: 20-30% nei maschi nel mondo (USA 24%, Germania 20,3%). In Italia colpisce 1 maschio su 5 tra i 18 e i 70 anni.

E’ difficile, e anche tutto sommato poco utile, definire in minuti quale sia la durata “normale” del rapporto, dalla penetrazione all’eiaculazione, perché è estremamente variabile da coppia a coppia. Per gli amanti dei numeri, un recente studio ha evidenziato che ci sono coppie in cui questo tempo è di poco superiore al minuto (senza che la cosa venga vissuta come un problema) e altre in cui si arriva ad oltrepassare i 30 minuti, mentre il tempo mediano è risultato intorno ai 5-6 minuti.

A parte i casi estremi, in cui l’eiaculazione avviene ancora prima della penetrazione (eiaculazione precoce “ante-portam”) o pochi secondi dopo, è fondamentale nell’inquadramento del problema stabilire se i tempi di eiaculazione in quella particolare coppia diminuiscono la qualità del rapporto sessuale e la soddisfazione di uno o entrambi i partner.

Una certa precocità eiaculatoria può essere una caratteristica dei primi rapporti nei maschi più giovani e, di solito, questo disturbo tende a regredire con l’esperienza; altre volte, soprattutto se il problema non viene correttamente affrontato con l’aiuto di un andrologo, la situazione può stabilizzarsi e durare per anni o anche per tutta la vita (in questo caso l’eiaculazione precoce si definisce, con termine inglese, “life-long”); in altri soggetti ancora, l’eiaculazione precoce può comparire più avanti nel tempo, dopo molti anni di tempi eiaculatori del tutto normali e soddisfacenti; in questi casi (cosiddetta eiaculazione precoce “secondaria”), spesso l’origine del problema va ricercato nella perdita di fiducia, a livello conscio o inconscio, nella propria capacità di mantenere l’erezione per tutta la durata del rapporto sessuale. Più raramente, l’eiaculazione precoce è causata da anomalie anatomiche come la brevità del frenulo del pene o da patologie infiammatorie della prostata; anche in queste situazioni, il ruolo dell’andrologo è fondamentale, in quanto una diagnosi corretta permette di risolvere brillantemente il problema con una semplice terapia farmacologica o un piccolo intervento.

Il trattamento dell’eiaculazione precoce si basa, di solito, su diverse strategie, variamente combinate a seconda delle caratteristiche del singolo paziente.

Innanzitutto il cosiddetto “counseling”, termine inglese difficilmente traducibile in italiano, che indica tutta quell’attività di supporto messa in atto dallo specialista per sviluppare nel paziente stesso quelle potenzialità utili a riportare il rapporto negli ambiti di normalità. E’ fondamentale tenere a mente che l‘eiaculazione precoce è prima di tutto un problema della coppia, quindi è molto utile che nella definizione del percorso terapeutico vengano coinvolti entrambi i partner.

Spesso alla coppia viene insegnata una “terapia comportamentale”, che consiste in una serie di esercizi progressivi da eseguire per migliorare il controllo dell’eiaculazione. Nei casi più resistenti, può anche essere utile ricorrere a un supporto psico-sessuologico; in questo caso, è importante che l’andrologo sappia giocare in squadra con le altre figure professionali che possono essere coinvolte.

Vasto utilizzo hanno avuto, in passato, le creme e i preservativi cosiddetti “ritardanti”, a base di sostanze anestetiche che riducono l’intensità delle sensazioni a livello del glande; il grosso limite di queste terapie è che è difficile dosare correttamente l’attività anestetica, e spesso l’allungamento dei tempi eiaculatori si paga in termini di perdita di piacere o anche diminuzione della validità dell’erezione.

Fino a qualche anno fa non esistevano farmaci per via orale “dedicati” per l’eiaculazione precoce; si utilizzavano farmaci studiati per altre patologie che potevano, se assunti continuativamente e a lungo termine, portare a un certo allungamento dei tempi di eiaculazione, a volte a prezzo di qualche effetto collaterale fastidioso. Oggi è invece disponibile un farmaco dedicato, la dapoxetina, una molecola che appartiene alla classe dei cosidetti SSRI, farmaci utilizzati come antidepressivi (fluoxetina, paroxetina, citalopram, sertralina, ossia Prozac, Seroxat, Seropram, Zoloft) e, come le altre molecole della stessa classe, agisce inibendo la ricaptazione del neurotrasmettitore serotonina a livello del sistema nervoso centrale. Il dosaggio può essere di 30 o 60 mg e l’assunzione può avvenire al bisogno, prima del rapporto sessuale, senza necessità di eseguire terapie continuative; questo farmaco si è dimostrato, nei test preclinici e nell’esperienza dei primi anni di utilizzo su vasta scala, un rimedio sicuro ed efficace, soprattutto per i casi più gravi di eiaculazione precoce.

La prima dose ottimale è di 30 mg, con incremento a 60 mg se necessario, 1-3 ore prima dell’attività sessuale. Può essere assunta in corrispondenza o lontano dai pasti. E’ controindicato in uomini con insufficienza epatica moderata o severa e in coloro che ricevono concomitante trattamento con potenti inibitori del citocromo P450 3A4. Alcol e droghe ricreazionali dovrebbero essere evitate insieme all’assunzione di dapoxetina.

Il problema principale della terapia farmacologica è che l’efficacia è limitata alle ore successive all’assunzione della compressa, e quindi da sola questa terapia potrebbe non risolvere in maniera definitiva il problema.

In conclusione, non esiste una terapia unica per tutti i pazienti: per “guarire” veramente è necessario adottare varie soluzioni, combinate in una strategia che deve essere pensata come un abito tagliato su misura per ogni singolo paziente. Affidarsi ad un andrologo esperto è quindi di fondamentale importanza per risolvere un problema che, se non adeguatamente affrontato, può portare con il tempo a una progressiva perdita di qualità del rapporto sessuale, a una diminuzione di sicurezza e autostima, fino al deterioramento del rapporto di coppia già in essere o alla difficoltà di incominciarne uno nuovo.

 

Dott. Oreste Risi
Medico Chirurgo
Specialista in Urologia 
Specialista in Chirurgia pediatrica


In Politerapica, il Dott. Oreste Risi

  • partecipa al progetto Medicina Vicina e
    • esegue visite specialistiche Urologiche e Andrologiche, senza lista di attesa, al costo di 60,00€
    • esegue valutazioni pelvi-perineali maschili e femminili
  • è specialista di riferimento per tutte le attività multidisciplinari rivolte alle problematiche perineali di uomini e donne: incontinenza, ritenzione, prolassi, dolore pelvico-cronico, deficit erettile…

 

6 Giugno 2017

L’‟Incontinenza urinaria è un problema per molti bambini, ma solo pochi riescono a parlarne liberamente. La condizione, invece, produce un grave disagio e per questo deve essere affrontata presto, sapendo che le strategie terapeutiche sono disponibili e le possibilità di risoluzione elevate”.

Abbiamo chiesto al Dott. Mario De Gennaro la cortesia di pubblicare sul nostro sito e sulla nostra newsletter un suo articolo sull‟incontinenza urinaria pediatrica per poterne meglio comprendere cause, segnali, modalità diagnostiche e terapie. Si tratta di un articolo scritto per la rubrica “Il punto di vista” del sito www.siud.it della SIUD – Società Italiana di Urodinamica. Il Dott. De Gennaro e il Consiglio Direttivo della SIUD hanno cortesemente autorizzato la pubblicazione e noi lo riportiamo qui di seguito.

L’intero articolo è disponibile nel file allegato:

Incontinenza urinaria pediatrica – Dott. Mario De Gennaro

6 Maggio 2017

Articolo del Dott. Sergio Clarizia

L’articolo che segue sulla salute respiratoria del bambino è stato messo cortesemente a disposizione dal Dott. Sergio Clarizia, medico chirurgo, specialista in Pediatria a indirizzo Neonatologico e in Anestesia e Rianimazione.

Nel corso della sua lunga attività professionale, in importanti Istituti nazionali e internazionali, il Dott. Clarizia ha maturato una importante esperienza come Pediatra, Anestesista Pediatrico e esperto di Allergologia.


LA SALUTE RESPIRATORIA DEL BAMBINO

Le infezioni respiratorie sono malattie molto comuni nei primi anni di vita del bambino e sono legate sia alla fisiologica immaturità del sistema immunitario, sia alla peculiare struttura anatomica e funzionale delle vie aeree ancora in via di sviluppo. Ulteriori fattori predisponenti sono l’affollamento, inteso come numero di fratelli, densità abitativa domestica e frequenza di comunità chiuse, l’esposizione a fumo passivo, l’eccessivo riscaldamento domestico o microclimi troppo secchi o umidi (<25% o >60% di umidità). Generalmente il sesso maschile è più colpito di quello femminile.
Nella maggior parte degli episodi infettivi sono interessate le alte vie aeree (naso, faringe, laringe), mentre le basse vie aeree (trachea, bronchi, bronchioli, alveoli) sono coinvolte in meno del 20% dei casi, anche se spesso hanno manifestazioni cliniche più gravi.

Malesseri comuni

Ci sono malattie così frequenti che difficilmente un bambino le potrà evitare, sono malesseri e disturbi comuni a tutti i bambini. Del resto fa parte della crescita del bambino anche la malattia, è una sorta di tappa obbligata. A patto che non determinino nel bambino complicazioni ripetute, disturbi come il raffreddore, la tosse, il mal di gola servono a stimolare nel piccolo le difese immunitarie e quindi a costruire un patrimonio immunitario utile in futuro a far fronte con efficacia ai microbi e alle infezioni.

Esistono altri problemi, come l’asma, anch’essa molto frequente, che è causata sia da una predisposizione genetica che dalla presenza di fattori scatenanti.

Il raffreddore

Può succedere che un bambino sia sempre raffreddato o abbia frequenti infezioni delle via aeree superiori. È infatti normale che un bambino contragga il raffreddore almeno 8 volte l’anno, dato che esistono centinaia di virus differenti e i bambini li stanno incontrando per la prima volta. Gradualmente costruiscono le difese immunitarie e a poco a poco si ammaleranno meno frequentemente, in ogni caso la maggior parte dei raffreddori migliora nel giro di una settimana.

Che cosa fare

  • Non somministrate antibiotici, poiché il raffreddore è causato da virus e non da batteri.
    Gli antibiotici non servono.
  • Non ci sono farmaci davvero efficaci per la cura di tosse e raffreddore, la precauzione migliore è quella di mantenere pulito il naso; per sciogliere e lavare via le secrezioni, sono efficaci  le soluzioni saline ipertoniche al 3%  da spruzzare o introdurre nelle narici più volte al giorno.
  • Cercate di far soffiare bene il naso al bambino, tappategli una narice per volta mentre soffia.
  • Evitate i decongestionanti nasali, se non è stato il pediatra a prescriverli; un uso eccessivo e improprio può por tare ad atrofia della mucosa nasale.
  • Fate bere di più il bambino, proponendogli frequentemente sorsi di acqua: l’acqua, anche quella che si beve, aiuta a sciogliere le secrezioni.
  • Mettete un cuscino o una coperta sotto il materasso del bambino piccolo per alzargli la testa in modo da aiutarlo a respirare meglio e di conseguenza a farlo dormire meglio.
  • Se si manifestano anche febbre e dolore, potete trattarli con il paracetamolo o con l’ibuprofene alle dosi consigliate dal vostro pediatra.
  • Esortate tutta la famiglia a lavarsi le mani per evitare il contagio con le secrezioni infette. La maggior parte delle infezioni sono trasmesse attraverso le mani

La tosse

Non si deve aver paura della tosse perché è un’amica della respirazione. Infatti elimina tutto quello che può essere entrato nelle vie respiratorie e che fa male all’organismo, dai virus ai corpi estranei. Non occorre combatterla subito con le medicine. La tosse, quasi sempre, è provocata da motivi semplici come una infezione delle vie respiratorie o da irritazioni quando nell’ambiente c’è molto fumo o l’aria è troppo secca. Quasi tutti i bambini hanno la tosse in alcuni periodi dell’anno, soprattutto quando vanno all’asilo o a scuola e quando frequentano ambienti affollati.

Che cosa fare

  • Date spesso da bere al bambino: le bevande liberano le vie respiratorie e aiutano il “catarro” a sciogliersi. L’acqua è il più efficace ed economico mucolitico. È bene scegliere sempre le bevande che piacciono al bambino, così avrà più voglia di bere. Vanno bene anche quelle calde come latte, tè, camomilla. Se non vuole bere o mangiare non forzatelo. Tossendo, potrebbe vomitare tutto.
  • Umidificate l’aria: quando è acceso il riscaldamento e se l’ambiente è molto secco, è bene tenere sopra i radiatori due asciugamani di spugna sempre bagnati. Evitate di usare prodotti balsamici e profumati da sciogliere nell’acqua perché il loro profumo potrebbe irritare i bronchi del bambino e aggravare la tosse.
  • Non fumate in casa perché il fumo irrita le vie respiratorie.
  • Ricorrete alle medicine solo dietro parere del pediatra: i mucolitici e gli espettoranti quasi sempre sono inutili. Non ci sono prove che dimostrano la loro utilità. Se la tosse è catarrale, si possono instillare nel naso soluzioni saline che servono a sciogliere il muco. Se la tosse è secca, fastidiosa, irritante per il bambino, che non riesce a dormire bene, si possono usare i vapori di acqua calda, bollente, ma fate attenzione che il bambino non si scotti. Se il bambino ha più di un anno potete proporgli da bere acqua, limone, miele; i calmanti della tosse possono essere dati a bambini dai 18-24 mesi in avanti, ma sotto prescrizione medica.

Il mal d’orecchio (l’otite).

È un’infiammazione della parte interna dell’orecchio, che determina spesso dolore ed è dovuta ad accumulo di muco e all’infezione conseguente. Le otiti spesso sono dovute a infezioni virali, in un numero minore di casi dipendono da infezioni batteriche, che si giovano della cura con antibiotici. Spesso sono conseguenti a un raffreddore; può esserci febbre. Il bambino potrebbe avere la sensazione di sentirsi tirare o sfregare in un orecchio, ma i piccoli non sempre riescono a capire da dove viene il dolore e possono anche solo piangere e apparire abbattuti e infastiditi.

Che cosa fare

  • Se vostro figlio ha mal d’orecchio, ma per il resto sta bene, può essere somministrato paracetamolo o ibuprofene ogni 12-24 ore per due-tre giorni.
  • Se c’è febbre il paracetamolo è indicato anche ogni 5-6 ore, alla dose di 10-15 mg per chilo di peso corporeo, in attesa di portare il bambino dal pediatra.
  • Non mettete olio o gocce otologiche nelle orecchie di vostro figlio senza consiglio medico.
  • Effettuate lavaggi nasali con abbondante soluzione fisiologica, poi fate soffiare delicatamente il naso al bambino.

Quando telefonare al pediatra

  • Se c’è dolore e febbre e il bambino appare sofferente.
  • Se fuoriesce secrezione di pus dall’orecchio.
  • Se il bambino è piccolo e piange e si tocca le orecchie.

Ricordate

Dopo un’otite il vostro bambino potrebbe avere problemi di udito per un periodo che va dalle due alle sei settimane. Se il problema persiste ulteriormente consultate il pediatra per approfondimenti.

Il mal di gola

La gola infiammata, detta anche faringite, si presenta con le mucose color rosso intenso, meglio visibili con l’aiuto di una sorgente di luce come una pila. Se vostro figlio è piccolo, potete sospettare un’infiammazione alla gola se rifiuta di mangiare o comincia a piangere durante il pasto. Se è più grande, sarà lui stesso a dirvi che gli fa male la gola quando mangia o deglutisce. La maggior parte delle infiammazioni della gola è causata da virus (gli stessi che causano il raffreddore). In circa il 10% dei casi c’è invece un microbo responsabile della faringite: lo streptococco, che infetta maggiormente i bambini dai 3 anni in su: per scoprirlo si può eseguire un tampone faringeo e mediante l’esame culturale o un test rapido, di pochi minuti, è possibile sapere se questo microbo è presente nella gola del bambino. L’identificazione è importante, poiché senza una terapia adeguata si possono verificare alcune rare ma serie complicazioni (malattia reumatica o glomerulonefrite). Un trattamento tempestivo previene anche il diffondersi dello streptococco a familiari e amici. Associata alla faringite c’è quasi sempre la tonsillite, cioè l’arrossamento e il gonfiore delle tonsille. I bambini con tonsillite dormono con la bocca aperta, spesso si svegliano al mattino con la bocca asciutta e la gola irritata. In questi casi l’uso dell’umidificatore può dare beneficio al piccolo ammalato. Generalmente la malattia dura 3 – 4 giorni. Lo streptococco risponde molto bene agli antibiotici che vanno somministrati per l’intero ciclo prescritto. Dopo 24 ore di somministrazione del farmaco, il bambino non è più contagioso. Può ritornare all’asilo o a scuola non prima di 48 ore dalla scomparsa della febbre, se sta meglio.

Che cosa fare

  • Somministrate cibi semifreddi e semiliquidi, il freddo aiuta a diminuire il dolore.
  • Adottate una dieta leggera per alcuni giorni.
  • Date sollievo al bambino facendogli fare, se è in grado, dei gargarismi di acqua e bicarbonato, oppure spruzzate in gola delle soluzioni antinfiammatorie a base di sostanze naturali o di soluzioni antisettiche.
  • Somministrate per la febbre o per un dolore intenso alla gola del paracetamolo o dell’ibuprofene, alle dosi consigliate dal vostro pediatra.
  • Evitate l’uso di antibiotici su consiglio di parenti o amici; gli antibiotici sono utili solo per il mal di gola dovuto allo streptococco, non hanno effetto sui virus e possono causare danni.
  • Attenetevi alle indicazioni del pediatra, anche per l’esecuzione di esami, come il tampone faringeo.

Quando telefonare al pediatra

  • Se il dolore è molto forte.
  • Se il bambino sbava, sputa o ha grandi difficoltà nel deglutire.
  • Se ha difficoltà ad aprire completamente la bocca.
  • Se la respirazione è difficoltosa e non è dovuta a naso chiuso.
  • Se appare molto prostrato.

Quando fissare un appuntamento per una visita

  • Se è presente febbre sopra i 38° C da 2-3 giorni.
  • Se l’infiammazione e il dolore alla gola durano più di 2 giorni senza migliorare, nonostante le cure locali.
  • Se il bambino ha puntini ravvicinati e diffusi sulla pelle, specie al tronco (sospetto di scarlattina).

L’asma

L’asma è una malattia infiammatoria delle vie aeree (bronchi) collegate ai polmoni. I bronchi trasportano l’aria che respiriamo. Quando un bambino soffre di asma, le vie aeree sono molto sensibili a sostanze che agiscono come fattori scatenanti: la polvere, il pelo di animali, il fumo di sigaretta. Quando si viene a contatto con un fattore scatenante, i bronchi reagiscono, si infiammano e si restringono, si riempiono di muco vischioso che rende difficile il passaggio dell’aria al loro interno: il bambino ha così il broncospasmo. L’asma è in aumento soprattutto nell’infanzia; l’esatta causa della malattia non è nota ma un attacco può essere legato ad allergia (sono maggiormente implicati i pollini, gli acari della polvere domestica, i peli di gatto), a fattori scatenanti aspecifici come inquinamento, polveri, peli, umidità, a reattività a certi virus: nell’infanzia l’asma da malattia infettiva virale è più frequente dell’asma da allergie. C’è predisposizione familiare all’asma, specie se di natura allergica. Fumare durante la gravidanza o vicino al bambino può aumentare il rischio di asma. L’allattare al seno il più a lungo possibile può aiutare a proteggere vostro figlio dallo sviluppo di asma.

Come si presenta

L’asma non si manifesta sempre con gli stessi sintomi: i disturbi possono variare da bambino a bambino. In alcuni può essere presente solo la tosse in altri un respiro affannoso e sibilante. Nelle crisi gravi possono essere presenti entrambi i disturbi. I sintomi spesso peggiorano di notte o con l’esercizio fisico.

Quando telefonare al pediatra

Se il bambino presenta tosse con affanno respiratorio o se pensate che abbia una crisi di asma, interpellate il pediatra per far visitare il bambino in tempi brevi.

Dott. Sergio Clarizia
Medico Chirurgo
Specialista in Pediatria a indirizzo Neonatologico
Specialista in Anestesia e Rianimazione


In Politerapica, il Dott. Sergio Clarizia

  • partecipa al progetto Medicina Vicina e
    • esegue visite specialistiche Pediatriche e Allergologiche, senza lista di attesa, al costo di 60,00€
    • esegue test allergologici per bambini e adulti
    • esegue prestazioni in ambito pediatrico e allergologico
  • è specialista di riferimento per tutte le attività multidisciplinari rivolte al bambino

A Bergamo, il Dott. Sergio Clarizia

  • svolge attività di Pediatra di Famiglia, in V.le Giulio Cesare 50 (tel. 345.0328889)

 

24 Novembre 2016

Tavola rotonda

La Salute della Donna.
Un universo complesso. Non basta uno specialista.

Fondazione Credito Bergamasco – Sala Traini
Bergamo Via S. Francesco d’Assisi, 4
Giovedì 10 Novembre 2016 – ore 18,00

 

La donna è una! Una persona nella sua interezza.
Non è il suo apparato ginecologico, le sue vene, la sua tiroide, i suoi malesseri: è un individuo, unico e intero, che ha bisogno che ginecologo, endocrinologo, angiologo, psicologo, ostetrica e qualunque altro professionista della salute, lavorino insieme, intorno a lei, in modo coordinato e con un unico filo conduttore. Non più lei che gira da un professionista all’altro ma i professionisti che la tengono al centro. Insomma, una a persona con la necessità di essere considerata in modo globale, non “a pezzi”.

Sette professionisti della salute hanno discusso tra loro e col pubblico, sull’approccio multidisciplinare e integrato, quale unico modello efficace per occuparsi di salute anche al femminile: ginecologa, endocrinologa, dietologo, chirurga vascolare, psicologa, ostetrica, pediatra. Un pubblico molto attento che ha partecipato attivamente alla tavola rotonda fino alla sua conclusione, sollevando domande, chiedendo chiarimenti.

Ha moderato i lavori Paola Pedrini, donna e Medico di Medicina Generale, membro della Commissione Informazione dell’Ordine dei Medici di Bergamo e conduttrice della trasmissione settimanale di divulgazione medico-scientifica per il pubblico, curata dall’Ordine, “Insieme in Salute”.

Hanno portato i saluti istituzionali con espressioni di notevole apprezzamento e incoraggiamento

  • Mara Azzi
    Direttore Generale ATS Bergamo
  • Emilio Pozzi
    Presidente Ordine dei Medici di Bergamo
  • Maria Carlonia Marchesi
    Assessore alla Coesione Sociale del Comune di Bergamo

 

Documenti:

 

10.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna – Locandina

10.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna – Agenda e Introduzione

10.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna – Profilo relatori

10.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna – Ambulatorio multidisciplinare

 

Relazioni:

Pasquale Intini – Tavola rotonda La Salute della Donna – Introduzione lavori

 

Videoregistrazione integrale dei lavori:

 

Cosa hanno detto i media:

Eco di Bergamo – 22.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna

Bergamonews – 9.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna

Corriere della Sera.it – 8.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna

BergamoPost – 4.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna

Eco di Bergamo – 1.11.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna

BergamoPost – 28.10.2016 – Tavola rotonda La Salute della Donna

 

 

 

 

Foto:

Pasquale Intini introduce i lavori

Pasquale Intini introduce i lavori

Mara Azzi - Direttore Generale ATS Bergamo

Mara Azzi – Direttore Generale ATS Bergamo

Emilio Pozzi - Presidente Ordine dei Medici di Bergamo

Emilio Pozzi – Presidente Ordine dei Medici di Bergamo

Maria Carolina Marchesi - Assessore alla Coesione Sociale, Comune di Bergamo

Maria Carolina Marchesi – Assessore alla Coesione Sociale, Comune di Bergamo

 

 

Sergio Clarizia - Pediatra e Neonatologo

Sergio Clarizia – Pediatra e Neonatologo

 

Danila Covelli e Miriam Fumagalli - Discussione multidisciplinare

Danila Covelli e Miriam Fumagalli – Discussione multidisciplinare

Miriam Fumagalli - Chirurgo vascolare, angiologo

Miriam Fumagalli – Chirurgo vascolare, angiologo

Silvia Nozza - Ginecologa

ilvia Nozza – Ginecologa

 

Sergio Clarizia e Diana Prada - Discussione multidisciplinare

Sergio Clarizia e Diana Prada – Discussione multidisciplinare

Aldo Corbellini - Dietologo

Aldo Corbellini – Dietologo

Discussione multidisciplinare

Discussione multidisciplinare

Diana Prada - Psicologa e Psicoterapeuta

Diana Prada – Psicologa e Psicoterapeuta

Paola Pedrini e Silvia Nozza - Discussione multidisciplinare

Paola Pedrini e Silvia Nozza – Discussione multidisciplinare

Danila Covelli - Endocrinologa

Danila Covelli – Endocrinologa

Diana Prada - Intervista a Bergamo TG

Diana Prada – Intervista a Bergamo TG

 

Nadia Rovelli - Ostetrica, Formatrice nel mondo ostetrico

Nadia Rovelli – Ostetrica, Formatrice nel mondo ostetrico

Miriam Fumagalli e Aldo Corbellini - Discussione multidisciplinare

Miriam Fumagalli e Aldo Corbellini – Discussione multidisciplinare

 

 

Paola Pedrini - Medico di Medicina Generale, Moderatrice dei lavori

Paola Pedrini – Medico di Medicina Generale, Moderatrice dei lavori

Fasi conclusive dei lavori

Fasi conclusive dei lavori

La Salute della Donna - Locandina

La Salute della Donna – Locandina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Emilio Pozzi – Presidente Ordine dei Medici di Bergamo

 

 

 

17 Maggio 2016

Articolo del Dott. Giambattista Manna

L’articolo che segue sui Nei o Nevi – quando sono pericolosi, come si controllano, come si curano – è stato messo cortesemente a disposizione dal Dott. Giambattista Manna, medico chirurgo, specialista in Dermatologia.


IL CONTROLLO DEI “NEI”

I “nei” (o per meglio dire nevi, termine più corretto e che si ritrova infatti sui referti delle visite dermatologiche) rappresentano uno dei principali motivi di accesso agli ambulatori dermatologici, per sospetto specifico sulla loro natura o per controllo periodico.
La famiglia dei nevi è molto ampia: con questo termine vengono infatti indicate lesioni diverse. È quindi necessario specificare che quelli normalmente soggetti a confronto e valutazione nell’ottica di una diagnosi precoce del melanoma, ovvero il tumore che può “mascherarsi” da nevo, sono i nevi melanocitici.
Essi sono per l’appunto composti da melanociti, ovvero da quelle stesse cellule che si ritrovano, con una distribuzione uniforme, in tutta la pelle e che sono responsabili della pigmentazione cutanea e della protezione dai raggi solari. Queste cellule infatti producono melanina, il pigmento che “filtrando” i raggi UV, funziona verso di essi come uno schermo naturale a vantaggio delle strutture anatomiche sottostanti.
Nei nevi melanocitici si ritrova una concentrazione maggiore di melanociti ed una loro distribuzione particolare negli strati che compongono la cute: queste caratteristiche determinano il diverso aspetto che essi possono assumere, siano essi congeniti oppure acquisiti.

Melanoma, come si è detto, è invece il nome del tumore che può “mascherarsi” da nevo. Anch’esso è costituito da melanociti, ma si tratta di melanociti atipici, ovvero che da cellule “protettive” per l’organismo divengono invece aggressive ed invasive, moltiplicandosi e diffondendosi orizzontalmente e – caratteristica che rende questo tumore assai pericoloso – anche verticalmente, fino a raggiungere, nei casi più avanzati, i vasi linfatici ed ematici, vie di diffusione delle cellule maligne ai linfonodi ed agli altri organi. Il melanoma può, più frequentemente, insorgere su cute normale o, più raramente, nel contesto di un nevo preesistente. Sono anche possibili melanomi ungueali, in diverse parti dell’occhio, in sedi mucose ed in altri distretti anatomici. I melanomi, inoltre, non sono tutti uguali tra di loro: ne esistono forme più rapidamente aggressive, forme che prediligono alcune sedi cutanee oppure forme più tipiche di alcune età della vita o di alcune etnie specifiche. Tuttora il fondamento per la terapia più efficace dei melanomi passa attraverso la diagnosi precoce e l’asportazione chirurgica completa. Una volta avuta la conferma che la lesione asportata è effettivamente un melanoma, il paziente, sulla base soprattutto delle caratteristiche microscopiche dello stesso, verrà indirizzato in un percorso oncologico specifico che può prevedere ulteriori interventi e/o altre terapie collaterali e soprattutto un programma di visite e controlli strumentali in ambiti specialistici diversi.

Quando ci si sottopone a visita dermatologica per il “controllo dei nei”, il dermatologo osserva tutta la cute del soggetto, sia semplicemente con i propri occhi, per darne una valutazione “clinica”, sia mediante uno strumento detto dermatoscopio, ovvero un sistema di lente combinata ad una fonte luminosa, che permette di osservare il cosiddetto “pattern” (la combinazione, in ingrandimento, di colori, forme e disposizione della pigmentazione), l’aspetto dei margini, la presenza e la forma di eventuali piccoli vasi sanguigni e poi di microsquame/croste/ulcerazioni ed altre caratteristiche.

Nell’ottica di una diagnosi precoce del melanoma, ma anche di altre possibili neoplasie cutanee, è raccomandabile una visita dermatologica per tutti gli adulti, in modo da poter anche programmare il corretto follow-up caso per caso (ad esempio sulla base della eventuale familiarità per tumori cutanei, o per la presenza di nevi o condizioni dermatologiche particolari, che rendono il controllo dermatologico ancor più essenziale). Per i pazienti pediatrici va eseguita anzitutto una valutazione da parte del pediatra, il quale poi indirizzerà al dermatologo i pazienti con lesioni eventualmente sospette per farle valutare.
Oltre alle valutazioni dermatologiche periodiche, imprescindibili, è essenziale l’autovalutazione regolare della propria pelle ed anche la mutua valutazione all’interno dei nuclei familiari: in questo senso, spesso, nelle campagne di sensibilizzazione sulla “questione melanoma” (ovvero il costante aumento di casi registrato negli ultimi anni) si parla della regola dell’ABCDE. Con queste cinque lettere così facili da ricordare ci si riferisce alle iniziali dei più importanti aspetti a cui badare relativamente alle lesioni pigmentate cutanee proprie e dei propri cari:

  • Asimmetria:
    in linea generale un tumore non si sviluppa ordinatamente ed armoniosamente come invece fa una lesione benigna, per cui si può affermare che, mentre la maggioranza dei nevi sono simmetrici nella forma, il melanoma spesso invece non lo è, presentando propaggini ed irregolarità che lo allontanano dalla classica forma grossomodo circolare propria di gran parte dei nevi;
  • Bordi:
    sempre seguendo il ragionamento precedente, mentre un nevo ha generalmente bordi regolari in tutto il suo contorno, il melanoma frequentemente presenta invece punti in cui lo stacco tra la lesione e la cute sana può essere nettissimo, in contrasto con altri punti in cui invece esso risulta assai più sfumato rispetto a un nevo;
  • Colore:
    se, guardandoli, possiamo, per la gran parte dei nevi, descriverli con un colore unico (marrone chiaro, marrone scuro), sovente per un melanoma questo non è possibile, potendo coesistere al suo interno colori diversi con possibili aree nere, bluastre, biancastre, marroni ed anche rosee o rossastre;
  • Dimensioni:
    questo aspetto va considerato in una prospettiva soprattutto dinamica in quanto mentre i nevi presentano una stabilità dimensionale nell’adulto o comunque una lenta evoluzione fisiologica negli anni, il melanoma, nella netta maggioranza dei suoi sottotipi, presenta tipicamente una crescita più rapida, oltre che irregolare: vanno considerati sia rapidi aumenti dimensionali “orizzontali” (la lesione “si allarga”) sia quelli “verticali” (una lesione piana diviene in breve nodulare in una sua parte o nella sua interezza);
  • Evoluzione:
    è forse il punto più importante e che riassume un po’ tutti gli altri: una lesione cutanea che mostri evoluzioni e modificazioni nei suoi vari aspetti in tempi rapidi può meritare un approfondimento (rientra in questo punto anche l’evoluzione più “estrema”, ovvero ad esempio la comparsa di eventuale sanguinamento spontaneo).

Per quanto riguarda lo stile di vita, relativamente alla possibile prevenzione del melanoma e con esso anche di molti altri tumori cutanei, oltre alle generali raccomandazioni valide in ambito oncologico generale (ad esempio astensione dal fumo e corretta alimentazione), va sottolineata l’importanza di una adeguata fotoprotezione fin dall’infanzia (argomento che va discusso anche nell’ambito della visita dermatologica). Alcune regole generali da ricordare sono che le ore centrali della giornata (indicativamente tra le 10 e le 16) sono quelle a maggior rischio di ustione, che alcune sedi corporee (come il volto) risultano generalmente esposte agli UV estate e inverno e meritano dunque una particolare attenzione ed infine che l’esposizione alle lampade UV può costituire un fattore di rischio aggiuntivo.

Dott. Giambattista Manna
Medico chirurgo – Specialista in Dermatologia

 

4 Aprile 2016

Mercoledì 27 Aprile 2016, ore 20,30
Brusaporto – Centro Culturale Via Tognoli
Incontro pubblico

Il cuore: una pompa che non si può fermare

 

L’apparato circolatorio è composto da una pompa, il cuore, e da una serie di tubi che raggiungono ogni area ed ogni organo del corpo, cioè i vasi sanguigni. La circolazione del sangue è fondamentale per l’organismo e viene resa possibile dall’azione del cuore, che è un muscolo cavo che attraverso le sue contrazioni, spontanee e ritmiche, fa circolare il sangue in due differenti circuiti, quello polmonare o piccola circolazione, e quello sistemico o grande circolazione.

Insomma, il cuore svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’organismo umano e infatti, se si ferma, la vita cessa. D’altra parte, è un organo come tanti altri che invecchia, si affatica, viene sottoposto a sforzi, a stress. Può quindi indebolirsi, ammalarsi, guastarsi… anche se non ce lo possiamo permettere.

Per capire come è fatto il cuore, quale lavoro svolge, come funziona, come potrebbe ammalarsi e, soprattutto, come ne dobbiamo avere cura, si terrà a Brusaporto, presso il Centro la Sala Consiliare, il prossimo Mercoledì 20 Aprile, alle ore 21,00, nell’ambito del Ciclo “I Mercoledì del vivere bene”, organizzato dall’Amministrazione Comunale insieme a Politerapica e ai suoi specialisti di Medicina Vicina.

Sarà presente il

  • Dott. Nicola Cuocina
    Cardiologo

che risponderà a domande, chiarirà, approfondirà insieme alle persone in sala che saranno invitate a discutere liberamente del tema e di tutte le sue complicazioni.

Aprirà i lavori l’Ass. Renza Fumer – Assessore alle Politiche Sociali di Brusaporto.

L’incontro è aperto a tutti e la partecipazione è gratuita.

Per informazioni:
Comune di Brusaporto – Tel.  035.6667711
Politerapica – Tel. 035 298468; e-mail: info@politerapica.it

 

 

 

 

4 Aprile 2016

L'”Ambulatorio di Medicina dei Viaggi – Consulenza vaccinale e somministrazione vaccini” di Politerapica si rivolge a tutti coloro che necessitano di essere sottoposti a profilassi vaccinale prima di un viaggio, per ragioni di lavoro o per sicurezza personale. E’ un’attività aperta a chiunque e fondata sui principi di Medicina Vicina: professionisti qualificati a disposizione dei cittadini, senza liste di attesa e a condizioni di accesso particolarmente favorevoli.

I vaccini praticabili presso l’Ambulatorio di Medicina dei Viaggi di Politerapica, le caratteristiche delle malattie per la cui profilassi sono indicati e le loro modalità di somministrazione sono brevemente descritti qui di seguito.


 

Anticolerica orale (Dukoral)

Il colera è un’infezione dell’intestino tenue da parte di alcuni ceppi del batterio gram-negativo, a forma di virgola, Vibrio cholerae o vibrione. La condizione può presentarsi senza alcun sintomo, in forma lieve o grave. Il sintomo classico diarrea profusa, spesso complicata con acidosi, ipokaliemia, crampi muscolari e vomito, che dura un paio di giorni. La diarrea può essere così grave che può portare in poche ore ad una grave disidratazione e squilibrio elettrolitico. Questo può comportare occhi infossati, pelle fredda, diminuita l’elasticità della cute e rughe delle mani e dei piedi. La disidratazione può causare cianosi, un colore bluastro della pelle. I sintomi iniziano da due ore a cinque giorni dopo l’esposizione.

Il vaccino orale inattivato si somministra in due dosi successive, a distanza di una settimana l’una dall’altra, completando il ciclo idealmente una settimana prima della potenziale esposizione all’infezione. Il vaccino può essere impiegato anche nei bambini, a partire dai 2 anni: nei bambini di età 2-6 anni sono indicate tre dosi. Se sono trascorse più di 6 settimane tra le dosi, è necessario ricominciare il ciclo di immunizzazione di base.


 

Antiencefalite giapponese

L’encefalite giapponese è una malattia causata da un virus diffuso principalmente nelle zone rurali dell’Asia e trasmesso da zanzare infette. Questa malattia è trasmessa dalla puntura delle zanzare infette. L’encefalite giapponese rappresenta la principale causa di encefalite virale in Asia.

Il vaccino inattivato viene somministrato per via intramuscolare nel muscolo deltoide.
La vaccinazione primaria consiste in due dosi da 0,5 ml ciascuna, somministrate in conformità con il seguente calendario vaccinale:
Prima dose il giorno 0.
Seconda dose: 7 o 28 giorni dopo la prima dose.


 

Antiepatite A adulti e pediatrica

L’epatite A si diffonde mangiando o bevendo cibi o acqua contaminati da feci infette. Molluschi che non sono stati sufficientemente cotti, sono una fonte relativamente comune. Il virus può anche essere diffuso attraverso il contatto con una persona contagiosa. I bambini spesso non presentano sintomi quando vengono infettati sono però in grado di infettare gli altri. Dopo una singola infezione l’individuo acquisisce una immunità per il resto della sua vita. La formulazione della diagnosi prevede l’esame del sangue, in quanto i sintomi sono simili a quelli di molte altre malattie.

Vaccino inattivo intramuscolare, 2 dosi a distanza di 1 anno circa, poi cale per sempre.


 

Antiepatite B adulti

L’epatite B è una malattia infettiva, causata dal virus HBV, appartenente alla famiglia Hepadnaviridae, che colpisce il fegato. La trasmissione di epatite B avviene tramite esposizione a sangue infetto o a fluidi corporei come sperma e liquidi vaginali, mentre il DNA virale è stato rilevato anche nella saliva, nelle lacrime e nell’urina di portatori cronici con alto titolo nel siero sanguigno. Il virus dell’epatite B non può essere però trasmesso attraverso il contatto casuale, come per esempio il tocco delle mani, la condivisione di posate o bicchieri, l’allattamento, baci, abbracci, tosse o starnuti.

Vaccino inattivo: somministrazione intramuscolare, 3 dosi (1° dopo un mese la 2° e dopo 5° mesi la terza), vale a vita. Anche vaccino antiepatite A e B


 

Antimeningococcica B

La meningite meningococcica di tipo B è una forma di meningite causata dal batterio Neisseria meningitidis (o meningococco). La trasmissione del meningococco avviene per via respiratoria. Il batterio è un ospite frequente delle prime vie respiratorie ed è presente nel naso e nella gola del 2-30% della popolazione sana, con percentuali più elevate tra i giovani adulti, nonostante i portatori non manifestino alcun sintomo.

Vaccino coniugato inattivato: somministrazione intramuscolare.
2-5 mesi 3 dosi a distanza di almeno 2 mesi con un richiamo dopo 12-23 mesi.
6-23 mesi 2 dosi a distanza di almeno 2 mesi con un richiamo dopo 12-23 mesi
2-10 anni 2 dosi a distanza di almeno 2 mesi
>11 anni 2 dosi a distanza di almeno 1 mese.


 

Antimeningococcica coniugata ACYW125

La meningite meningococcica è una malattia batterica acuta provocata da Neisseria meningitidis. Si tratta di una patologia molto grave, caratterizzata, dopo un periodo di incubazione di 1-10 giorni, da un esordio improvviso, febbre, cefalea intensa, rigidità nucale, nausea, vomito e frequentemente esantema; i microrganismi di gruppo A, B e C sono responsabili della maggior parte dei casi.

Vaccino inattivato coniugato dei gruppi A, C, W135 e Y, 1 dose vale per tutta la vita.


 

Antirabbia

La rabbia è una malattia virale che causa l’infiammazione acuta del cervello negli esseri umani e in altri animali a sangue caldo. I primi sintomi possono includere febbre e prurito nel sito di esposizione. Questi sintomi sono seguiti da uno o più dei seguenti segni: movimenti violenti, emozioni incontrollate, paura dell’acqua, incapacità di muovere parti del corpo, confusione e perdita di coscienza. Una volta che i sintomi compaiono, quasi sempre la malattia si conclude nel decesso.

Il vaccino antirabbico è una preparazione sterile contenente virus della rabbia inattivato ottenuto a partire dalla materia cerebrale di coniglio o di ovino, da colture di cellule di embrione di pollo o di cellule umane diploidi.
Vaccinazione a scopo preventivo. L’immunità viene acquisita dopo iniezione di 2 dosi somministrate alla distanza di 1 mese l’una dall’altra. Esiste un protocollo di immunizzazione che prevede l’iniezione di 3 dosi il giorno 0, 7 e 21. Per i soggetti che si espongono a rischio in modo regolare e continuativo lo stato di immunità può essere mantenuto con una iniezione di richiamo dopo 1 anno e successivamente ad intervalli di 3-5 anni.
Vaccinazione a scopo curativo. Prevede una serie di 5 iniezioni, di cui la prima al giorno 0, somministrata appena possibile dopo il contatto sospetto. Seguono ulteriori quattro dosi nei giorni 3, 7, 14 e 30 (al primo, terzo, settimo, quattordicesimo e trentesimo giorno). Nei soggetti mai precedentemente immunizzati deve essere effettuato un richiamo dopo 90 giorni.


 

Antitifica orale/parenterale

La febbre tifoide o tifo addominale (o ileotifo) è una malattia infettiva sistemica, febbrile, a trasmissione oro-fecale provocata da un batterio del genere Salmonella, detto anche bacillo di Eberth o di Gaffky.

Vivotif è un vaccino vivo attenuato: polvere liofilizzata per sospensione orale. Vale 3 anni.
TYPHIM VI Soluzione iniettabile per uso intramuscolare polisaccaride capsulare Vi. Vale 3 anni.


 

Difterite-Tetano/ difterite-tetano-poliomelite

La difterite è una malattia infettiva acuta e contagiosa, provocata da ceppi tossigeni di Corynebacterium diphtheriae, un batterio Gram-positivo, catalasi-positivo, aerobio o anaerobio facoltativo, immobile che infetta le vie aeree superiori (e talora la cute). La tossina che esso produce è responsabile di complicanze tipiche quali miocardite e paralisi dei nervi cranici e periferici.
Il tetano è una malattia infettiva non contagiosa provocata dalla tossina prodotta da un batterio, il Clostridium tetani. Si presenta come una paralisi spastica che inizia da viso e collo, per poi procedere in torace e addome, ed alla fine diffondersi anche agli arti. L’infezione è innescata dalla contaminazione di tagli o ferite da parte delle spore di Clostridium tetani che nella profondità dei tessuti, a causa della anaerobiosi, trova l’ambiente adatto per la crescita e la produzione di tossina.

Vaccino inattivato intramuscolare si richiama ogni 10 anni.


 

Vaccino poliomelitico

La poliomielite, spesso chiamata polio o paralisi infantile, è una malattia acuta, virale, altamente contagiosa che si diffonde da individuo a individuo principalmente per via oro-fecale.

Vaccino inattivato intramuscolare si richiamo solo dove è obbligatorio.


 

Antipneumococcica

Lo Streptococcus pneumoniae è un batterio gram-positivo appartenente al genere Streptococcus ed è il principale responsabile della polmonite negli adulti.

Vaccino inattivato coniugato intramuscolare, copre contro 13 ceppi di polmoniti, vale per tutta la vita.

4 Aprile 2016

L’articolo che segue sulla Febbre gialla è stato messo cortesemente a disposizione dal Dott. Alberto Canciani, Assistente Sanitario, coordinatore del Centro di Profilassi Internazionale, ATS (già Asl) di Milano, che collabora con Politerapica, nell’ambito di Medicina Vicina, come curatore dell’Ambulatorio di Medicina dei Viaggi – Consulenza vaccinale e somministrazione vaccini. Presso la ATS di Milano, il Dott. Alberto Canciani è impegnato a tempo indeterminato, occupandosi in particolare di: counselling, ambulatorio vaccinale, controllo qualità cartelle, approvvigionamento vaccini e aggiornamento sito aziendale.

Pur essendo la Febbre gialla l’unica malattia per la quale non vengono somministrati vaccini in Politerapica, abbiamo ritenuto di dedicarle dello spazio, considerate le particolarità di questa patologia.


FEBBRE GIALLA

La febbre gialla è una malattia infettiva, virale causata da un Flavivirus trasmesso all’uomo da una zanzara del genere Aedes Aegypti che è presente sia in ambiente rurale che in ambiente urbano, in diversi continenti.
La febbre gialla è una febbre emorragica virale che viene trasmessa da zanzare infette. Sono descritti tre cicli diversi di attività del virus e di modalità trasmissiva: una selvatica, una intermedia e una urbana. I tre tipi esistono in Africa, ma in Sud America si riscontrano solo il tipo selvatico e urbano dell’infezione.

La febbre gialla si trova tra il 15° parallelo Nord e il 10° parallelo Sud in America e in Africa (v.cartografia). Non c’è in Asia, benché siano presenti specie di zanzare potenziali vettori. L’incidenza è imprecisata perché la maggior parte dei casi è subclinica o non è segnalata, verificandosi in aree geografiche remote. L’OMS stima che si verifichino 200,000 casi all’anno solo in Africa (100-200 casi all’anno in Amazzonia). L’area geografica interessata dalla febbre gialla è in espansione, soprattutto in Africa, in zone dove era considerata eradicata (es. Africa orientale e meridionale). In Africa la trasmissione avviene principalmente nelle zone di savana dell’Africa centrale e occidentale, durante la stagione delle piogge, con saltuarie epidemie in zone urbane e in villaggi. Più raramente interessa le zone di foresta equatoriale.

In Sud America gli episodi sono sporadici e colpiscono quasi sempre agricoltori o lavoratori delle foreste. Dopo una campagna di eradicazione dell’Aedes Aegypti negli anni trenta, la febbre gialla urbana era diventata rara in Sud America, ma a causa del degrado socio-economico ed ecologico degli ultimi anni, queste zanzare hanno recentemente rioccupato buona parte delle aree dalle quali erano state eliminate e il rischio potenziale di epidemie urbane è aumentato. Molto raramente si hanno casi di febbre gialla nei turisti e nei viaggiatori.

La malattia si manifesta nel 60% dei casi in modo asintomatico; esistono manifestazioni lievi; una piccola parte di casi si manifesta in forma grave con sintomatologia generale sistemica, forti dolori generalizzati, emorragie precoci e gravi sia cutanee che interne, ittero; alla fine sopraggiunge una insufficienza epatica e renale ingravescente quasi sempre letale. La morte può intervenire nei primi giorni di malattia, generalmente non oltre il decimo, e caratterizza le forme a carattere emorragico fin dalla fase iniziale.

Ad una prima fase di manifestazione di malattia, segue generalmente un periodo di remissione della durata di poche ore o alcuni giorni, quindi inizia una fase di intossicazione caratterizzata da emorragie cutanee e digestive, sintomi a carico del fegato (ittero), dell’apparato urinario (insufficienza renale) e shock.

I decessi si presentano nel 20% dei casi gravi, in particolari epidemie si può arrivare all”80% di mortalità. Il 50% dei pazienti in fase tossica muore, di solito entro 2 settimane dalla comparsa dei sintomi. La mortalità è maggiore nei più giovani. Il tasso di mortalità è più basso nelle epidemie (5%). Segno prognostico sfavorevole è la precoce comparsa e la severità dell’ittero (3º giorno). L’aumento delle transaminasi è direttamente proporzionale al danno epatico ed è un segno prognostico sfavorevole.

La febbre gialla è una malattia che si può prevenire con il vaccino 17D (AntiMarillico). Si tratta di un vaccino prodotto con virus vivo attenuato che produce, con una sola dose, una immunità duratura (almeno 10 anni). È l’unica vaccinazione soggetta a regolamento obbligatorio internazionale.
Per i viaggiatori che partono dall’Italia, e si recano in zone dove è presente la zanzara del genere Aedes generalmente non è obbligatoria in Italia. Si rende obbligatoria 10 giorni prima di partire per coloro che si recano in paesi tropicali o subtropicali che, a causa dell’alto rischio di infezione, prevedono l’obbligatorietà per tutti i viaggiatori in entrata. In genere sono i paesi considerati infetti.
Consigliamo caldamente la vaccinazione a tutti coloro che si recano sia in zona infetta che in zona endemica.
Per i viaggiatori che si spostano tra paesi dove è presente la zanzara, la vaccinazione è resa obbligatoria per regolamento internazionale.

Paesi che richiedono la vaccinazione per la Febbre Gialla da qualsiasi parte del mondo si provenga (Yellow Book 2014-CDC)

– Angola
– Benin
– Burkina Faso
– Burundi
– Cameroon
– Congo, Rep.
– Costa d’Avorio
– Gabon
– Ghana
– Guinea-Bissau Guyana Francese
– Liberia
– Mali
– Niger
– Repubblica Centrafricana
– Repubblica Democratica del Congo
– Rwanda
– São Tomé e Príncipe
– Sierra Leone
– Togo

Paesi a rischio di trasmissione Febbre Gialla (Yellow Book 2014-CDC)
*In questi paesi il rischio di trasmissione è limitato ad alcune aree. Vedi mappe 1 e 2

AFRICA
– Angola
– Benin
– Burkina Faso
– Burundi
– Cameroon
– Chad*
– Congo, Rep
– Costa d’Avorio
– Ethiopia*
– Gabon
– Gambia, The
– Ghana
– Guinea
– GuineaBissau
– Guinea Equatoriale
– Kenya*
– Liberia
– Mali*
– Mauritania*
– Niger*
– Nigeria
– Repubblica Centrafricana
– Repubblica Democratica del Congo*
– Rwanda
– Senegal
– Sierra Leone
– Sudan*
– Sud Sudan
– Togo
– Uganda

AMERICA
– Argentina*
– Bolivia*
– Brasile *
– Colombia*
– Ecuador*
– Guyana
– Guyana Francese
– Panama*
– Paraguay
– Peru*
– Suriname
– Trinidad e Tobago*
– Venezuela*

 

Dott. Alberto Canciani
Assistente Sanitario

11 Gennaio 2016

L’articolo che segue sull’Agopuntura – la sua storia, la sua efficacia, le sue indicazioni, le sue modalità di esecuzione – è stato messo cortesemente a disposizione dalla Dott.ssa Anna Scorpiniti che collabora con Politerapica, nell’ambito di Medicina Vicina, come medico perfezionato di Agopuntura. La Dott.ssa Anna Scorpiniti è Medico Chirurgo, Specialista in Gastroenterologia e Endoscopia Digestiva e Perfezionata in Agopuntura e Tecniche Complementari presso l’Università degli Studi di Brescia e presso il China Shangai International Acupuncture Training Centre della facoltà di Medicina Tradizionale Cinese dell”Università di Shangai.


AGOPUNTURA

Introduzione all’agopuntura
L’Agopuntura è una terapia i cui principi e metodi risalgono all’antica medicina cinese ed è la branca della Medicina Tradizionale più nota al pubblico occidentale. Non è una medicina alternativa ma una medicina integrata, riconosciuta dai massimi enti mondiali (OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità, FDA – Food and Drug Administration) quale metodica efficace. Nel 1997 lo NIH – National Institutes of Health ha affermato: “i dati a sostegno dell’agopuntura sono in realtà solidi quanto quelli esistenti per altre terapie mediche occidentali largamente accettate” ma con un numero di effetti collaterali e con procedure tecniche che sono ben tollerati dal paziente. Sono state numerose le sperimentazione effettuate con studi randomizzati e controllati dai cui risultati emerge l’indubbia efficacia dell’Agopuntura.
E’ particolarmente indicata per tutte le persone che debbano ridurre o evitare l’uso dei farmaci, quali quelle che soffrono di patologie epatiche o di insufficienza renale, quelle che devono assumere terapie con molti farmaci e hanno necessità di prevenire interazioni sfavorevoli, donne in gravidanza o durante l’allattamento.
Oggi l’Agopuntura è praticata in tutto il Mondo ed è scelta come terapia da milioni di persone. A differenza di altri Paesi, in Italia può essere praticata soltanto da personale medico abilitato. Infatti solo il medico è in grado di formulare una diagnosi che indirizzi, secondo le necessità, ad un trattamento di Medicina Occidentale, di Agopuntura o integrato. Disturbi apparentemente banali, quali cefalee o sciatalgie, possono essere sintomi di patologie importanti, anche tumorali, e solo il medico è in grado di porre un sospetto diagnostico che indirizzi ad eventuali accertamenti al fine di una diagnosi corretta e una terapia adeguata.

Un po’ di storia
Il termine cinese per agopuntura è “zhen fa”. La stimolazione di punti della superficie corporea per mezzo di strumenti appuntiti a scopo terapeutico è documentata in Cina sin dall’età neolitica. Reperti archeologici nelle grotte di Chukutien, abitate dall’Uomo di Pechino, hanno permesso di portare alla luce pietre aguzze o pietre Bian che gli studiosi oggi tendono a classificare come primitivi cutistimolatori.
Con l’avvento della metallurgia, si fabbricarono i primi aghi metallici e la tecnica divenne più raffinata e cominciò ad essere sistematizzata secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese.
La Medicina ha lo scopo di identificare la causa dello stato patologico al fine di stabilirne l’adeguata terapia. Mentre però la medicina moderna scompone il corpo nelle parti che lo costituiscono e chi la pratica cerca di isolare la malattia in un singolo organo e concentra le cure in quella specifica parte del corpo, la medicina orientale considera ogni organo una parte del tutto e quindi considera la malattia come portatrice di un deterioramento di tutto il sistema corporeo.

Come si svolge la seduta di Agopuntura
In una seduta di Agopuntura, il medico, dopo essere giunto ad una diagnosi nel corso della visita condotta secondo i principi della Medicina Tradizionale Cinese, individua sulla superficie corporea del paziente i punti che, combinati tra loro, costituiscono la formula terapeutica prescelta.
Per la terapia, vengono usati aghi monouso sterili di acciaio e rame o argento. L’ago, di calibro molto sottile, viene inserito con una manovra rapida e per lo più indolore negli strati superficiali della cute. L’ago va più o meno approfondito e manipolato in modo opportuno. In questa fase, il paziente avverte delle sensazione caratteristiche (formicolio, senso di pesantezza, sensazione di scossa elettrica o altro) che indicano il cosiddetto “arrivo del qi”, operato dalla stimolazione dell’ago.
A questo punto gli aghi vengono lasciati inseriti nel punto per alcuni minuti. In certi casi, l’ago, una volta ottenuta la sensazione dell’energia, va subito tolto; in altri casi, viene tolto dopo quindici/venti minuti.
Alcuni effetti dell’Agopuntura sono immediatamente percepibili: ad esempio, l’effetto rilassante e l’azione antidolorifica si manifestano nel giro di pochi minuti dall’inserzione dell’ago. Altri effetti, coinvolgendo sistemi energetici complessi, vengono avvertiti a distanza di tempo.

Cosa possiamo curare con gli aghi
La neuro-stimolazione percutanea nella terapia del dolore è sicuramente la più studiata fra le applicazione dell’agopuntura ma essa non esaurisce le sue possibilità. Si osservano infatti sorprendenti risultati nei confronti delle patologie allergiche (riniti, asma, dermatosi) e delle forme infiammatorie quali sinusiti, gastriti, bronchiti. Buoni risultati si ottengono anche per alcune turbe del sistema nervoso (insonnie, cefalee, anoressie, amenorree, depressione, impotenza). Nella sfera delle forme croniche, per le quali i presidi terapeutici della medicina classica occidentale sono spesso molto aggressivi e carichi di effetti collaterali l’Agopuntura offre un discreto campo di applicazione alternativa.
Ci sono tre categorie di malattie: quelle per cui la medicina occidentale è il rimedio migliore o l’unico, come il cancro; quelle che si possono curare con entrambi i sistemi, come il mal di schiena, il torcicollo o il gomito del tennista; quelle per cui l’Agopuntura è più efficace e ha meno effetti collaterali. In quest’ultimo gruppo, comprendiamo ad esempio la cefalea, che migliora nel 70%% dei casi, ma anche le allergie, l’asma, le dermatiti, i disturbi dell’apparato genitale femminile (come le mestruazioni dolorose o irregolari). Pertanto l’Agopuntura trova applicazione oltre che nelle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, anche in molte patologie internistiche tra cui l’obesità, la dipendenza da fumo.
Molti continuano a pensare che quello dell’Agopuntura sia solo un effetto placebo; a tal proposito, vorrei far notare che anche il prestigioso JAMA – Journal of the American Medical Association ha pubblicato uno studio in cui si dimostrano i benefici dell’Agopuntura su alcuni effetti collaterali della chemioterapia come la nausea, sintomo abbastanza fastidioso in questi pazienti.
L’Agopuntura può avere un effetto sedativo sul sistema nervoso centrale: l’encefalogramma evidenzia una maggiore ampiezza delle onde Alfa che caratterizzano lo stato di vegli rilassato.

Ciclo delle sedute
Viene deciso dal medico in base alla diagnosi. In genere, con una media di otto, dodici sedute, la patologia cronica viene efficacemente superata. L’Agopuntura, il più delle volte, si rivela una terapia lenta ma con effetti benefici duraturi; l’importante è che dopo le prime sedute si verifichi una modificazione di attenuazione o anche di peggioramento dei sintomi (il pazienti non dovrà in tal caso scoraggiarsi): ambedue sono segnali di una risposta in corso da parte dell’organismo.

Quanto dura l’effetto di una terapia di Agopuntura
Molto dipende dalla patologia della quale il Paziente è portatore. Spesso affezioni croniche richiedono sedute di richiamo periodiche. In genere, dopo il periodo iniziale di attacco, con terapie bisettimanali o settimanali, si tende a distanziare le sedute, che si fanno mensili ed infine trimestrali. L’aspetto preventivo è molto importante nella Medicina cinese e le sedute di richiamo, effettuate ai cambiamenti di stagione, in genere, valgono a mantenere il paziente nelle migliori condizioni psicofisiche.

Dott.ssa Anna Maria Scorpiniti
Medico Chirurgo
Specialista in Gastroenterologia e Endoscopia Digestiva
Perfezionato in Agopuntura