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Tag: Dott. Agostini

25 Maggio 2022
Quando il piriforme si infiamma sono dolori

Quando il piriforme si infiamma sono dolori. Lo racconta molto bene il Dott. Pietro Agostini, Medico Fisiatra in Politerapica, in un articolo sulla Pagina della Salute dell’Eco di Bergamo. Dolori alla schiena, al gluteo e alla gamba. E pure difficoltà di movimento. Il fatto è che quando il piriforme si infiamma, schiaccia il nervo sciatico. I sintomi sono allora comuni a diversi altri problemi e questo rende un po’ difficile la diagnosi.

Qui l’articolo completo: L’Eco di Bergamo – 22.05.2022 – Piriforme, Agostini – Def

Un muscolo piccolo ma importante

Comincia in modo molto chiaro, il Dott. Agostini. Dice che tutti noi abbiamo un piccolo muscolo nel nostro corpo di cui molti non conoscono neppure l’esistenza ma che, quando si irrita, sono dolori. Specialmente per il nervo sciatico. Questo muscolo è il piriforme. E’ un muscolo, piatto e di forma triangolare. Si trova in profondità in ognuna delle due natiche, sotto il muscolo grande gluteo. Ha origine dall’osso sacro e si inserisce nel femore corrispondente.

È uno dei muscoli esterni dell’anca e svolge importanti funzioni come quelle di Assistere alla rotazione dell’anca e di ruotare l’arto inferiore e il piede verso l’esterno. È importante anche nel movimento della parte inferiore del corpo. Stabilizza l’articolazione dell’anca, ruota esternamente il femore, permette di camminare, spostare il peso da un piede all’altro e mantenere l’equilibrio.

Sotto il piriforme e a suo stretto contatto, passa il nervo sciatico. Questo è un nervo che ha origine nella parte più bassa del dorso, passa nella natica, nella parte posteriore della coscia e prosegue lungo tutto l’arto, fino al piede.

Quando il piriforme si infiamma sono dolori

La Pagina della Salute dell’Eco di Bergamo è riconosciuta da tutti come uno strumento di grande valore per la divulgazione scientifica di più alto livello, tra la popolazione. Qui vengono pubblicati articoli sulla salute, curati da affermati professionisti. Non solo, sulla Pagina sono pubblicati anche articoli di società scientifiche e di organismi di tutela della salute, nazionali e internazionali. L’obiettivo è quello di fornire un’informazione qualificata e aggiornata che possa aiutare il lettore nella gestione della sua salute. E soprattutto nella prevenzione.

Dicevamo che quando il piriforme si infiamma sono dolori e non solo. Questa è la sindrome del piriforme.

Eventi traumatici a carico del piriforme, un sovraccarico nel suo uso dovuto a scompensi posturali o vizi di movimento, un suo stiramento o altre condizioni di impiego scorretto, possono produrre una contrattura del muscolo e la sua ipertrofia (ingrossamento). In queste condizioni, ilpiriforme può schiacciare il nervo sciatico contro l’osso del bacino. La conseguenza è che il nervo si infiamma. Ecco appunto la sindrome del piriforme, una delle cosiddette neuropatie da intrappolamento!

Sintomi e cura

I sintomi della sindrome del piriforme possono essere molti e sono tutti fastidiosi. Tra i più comuni, si va da un dolore molto forte al gluteo a un dolore simile a sciatalgia che si irradia alla parte posteriore della coscia, al polpaccio, al piede e alle dita. C‘è poi la possibilità di intorpidimento, formicolii e riduzione della sensibilità cutanea. Anche la riduzione della forza muscolare dell’arto e quella della mobilità dell’anca.

Il dolore tende ad aumentare in posizione seduta. Può trovare sollievo con il moderato movimento. Non sempre è facile da diagnosticare. I suoi segni, infatti, si possono confondere con quelli di  altre patologie. Tra queste, l’ernia del disco. La diagnosi viene formulata sulla base dei sintomi, dei riscontri dell’esame obiettivo e anche con l’esecuzione di alcuni test.

Bisogna curarla e non solo sedarla con farmaci antidolorifici, raccomanda il Dott. Agostini. Non ci si deve limitare a risolvere la fase acuta. Se non si cura in modo corretto, infatti, a cominciare dalle sue  cause, non si risolve, può manifestarsi di nuovo e può farlo con sintomi ancora più forti. La terapia indicata è quella conservativa e riabilitativa con la combinazione di terapie fisiche, massaggi terapeutici e fisioterapia. A sostegno del ciclo riabilitativo, può essere utile assumere farmaci antinfiammatori.

E poi… la si può (e la si deve) prevenire! Nell’articolo ci sono tutti i suggerimenti del Dott. Pietro Agostini per farlo in modo efficace.

 

Politerapica è a Seriate, in Via Nazionale, 93.
Per informazioni e appuntamenti, tel. 035.298468.

16 Settembre 2021
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22 Agosto 2021
Per la coxartrosi non sempre serve il chirurgo

Per la coxartrosi non sempre serve il chirurgo. Lo racconta il Dott. Pietro Agostini in un articolo pubblicato sulla Pagina della Salute dell’Eco di Bergamo.

Vai all’articolo completo: L’Eco di Bergamo – 22.8.2021 – Coxartrosi, Agostini – Def

Pietro Agostini è medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione. Quella specialità spesso definita come Fisiatria. E’ un professionista riconosciuto per la grande esperienza e per l’eccezionale competenza medica. I pazienti lo apprezzano per tutta l’attenzione che dedica loro, a prescindere dal disturbo per cui si rivolgono a lui. Le sue visite sono sempre accurate e pure lunghe! Prende in carico il paziente e non lo abbandona mai. Ad ognuno dà il suo numero di telefono perché lo possano contattare per qualsiasi necessità. E fa lo stesso con i terapisti chiamati ad eseguire i suoi piani di riabilitazione.

Noi di Politerapica lo sappiamo bene. Il Dott. Agostini collabora con noi da sempre. E’ il nostro Fisiatra e pure il nostro Direttore Sanitario. Con lui abbiamo portato la riabilitazione ad altissimi livelli di qualità ed efficacia. Quella dell’anca e quella della colonna, così come quella di qualsiasi altra articolazione e patologia di interesse fisiatrico.

Artrosi dell’anca

Tutti gli esseri umani, col passare del tempo, cominciano a soffrire di artrosi. Questa malattia insorge con l’usura delle cartilagini e del tessuto dei capi ossei di un’articolazione. Quando succede alle ossa dell’anca, si chiama coxartrosi.

Come nelle ossa di altre articolazioni – spiega il Dott. Agostini nell’articolo -, anche i capi ossi dell’anca (testa del femore e acetabolo) sono rivestiti da cartilagine. Questo è un tessuto molto resistente che protegge il tessuto osseo dall’attrito. Tuttavia, un uso prolungato e magari non sempre corretto dell’articolazione può portare al consumo delle cartilagini e, poi, dell’osso che ricoprono.

Facciamo però un passo indietro e parliamo dell’anca, anzi delle anche. Lo facciamo usando ancora le parole di Pietro Agostini.

Le anche – scrive lo specialista – sono due articolazioni fondamentali per le attività della vita quotidiana dell’uomo. Sostengono il peso della parte superiore del corpo, scaricandolo sugli arti inferiori e permettono i loro movimenti. L’anca, o articolazione coxo-femorale, è l’articolazione che unisce l’arto inferiore al tronco. È qui che la testa del femore (osso della coscia di forma sferica), è posizionata all’interno dell’acetabolo. Questo è un incavo (anch’esso a forma di sfera ma cava) nell’osso del bacino. Legamenti, muscoli e capsula articolare contribuiscono alla sua stabilità e alla sua motilità che è notevole, su tutti i piani. È un’articolazione sottoposta a continue sollecitazioni e carichi di lavoro, sia quando si è fermi che quando si è in movimento. Non deve quindi sorprendere che possa andare in sofferenza.

Per la coxartrosi non sempre serve il chirurgo

La coxartrosi procura diversi problemi. Scrive il Dott. Agostini che nelle fasi iniziali i sintomi sono limitati a dolore nella zona dell’inguine e in quella laterale, esterna dell’anca. Insieme a questi può cominciare a presentarsi qualche difficoltà di movimento, in particolare nel fare le scale e nell’alzarsi dalla posizione seduta.

Successivamente i sintomi possono aggravarsi. Possono aumentare il dolore e le limitazioni di movimento. Comincia a diventare difficile
mettere le calze e allacciare le scarpe. Si fa fatica a flettere la coscia e a stingere o allargare l’anca. Se non trattati, i sintomi sono destinati ad aggravarsi, fino a compromettere (anche pesantemente) la qualità della vita.

La terapia conservativa è quella che non prevede intervento chirurgico. Nelle patologie ortopediche, sempre più di frequente, si adotta come prima opzione terapeutica. Nel caso dell’anca, se applicata in modo precoce, permette di posticipare l’intervento di protesi e, a volte, di evitarlo.

La terapia conservativa

Sulla terapia conservativa, le modalità per impostarla e quelle per eseguirla, Pietro Agostini è molto chiaro.

Ai primi sintomi di coxartrosi – scrive – è bene sottoporsi ad una valutazione specialistica. Parliamo di fisiatra o ortopedico. Il medico imposta il piano riabilitativo individuale usando diverse opzioni terapeutiche. Queste devono essere combinate tra loro. Comprendono farmaci antinfiammatori, integratori vitaminici e minerali e terapie fisiche: tecar, laser e onde d’urto. Comprendono anche terapie fisioterapiche manuali o osteopatiche e terapie infiltrative.

Devono essere scelte e applicate in base alle condizioni della persona e della sua patologia. E questo può essere valutato solo dallo specialista. Da quel momento ha inizio un lavoro multidisciplinare. E’ un’attività di équipe che coinvolge gli specialisti di fisiatria e ortopedia e i fisioterapisti. Anche quando diventa necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

Anche quando per la coxartrosi serve il chirurgo

Per curare la coxartrosi non sempre serve il chirurgo, abbiamo scritto. Tuttavia la terapia conservativa può non dare i risultati attesi. A volte, non è indicata. In questi casi, si ricorre alla terapia chirurgica con l’applicazione di una protesi d’anca. La dott.ssa Lelia Rondi, specialista in Ortopedia, lo ha spiegato bene. Lo ha fatto in un articolo pubblicato sulla Pagina della Salute, qualche tempo fa. Non solo! Ha trattato l’argomento anche su Bergamo TV. Era ospite della trasmissione Colazione con Radio Alta.

Anche in questo caso, però, la terapia conservativa è indicata. Lo sottolinea il dott. Agostini. Una persona sottoposta a fisioterapia prima di un intervento ortopedico, può avere un recupero migliore e in tempi più brevi. La fisioterapia migliora la condizione muscolare. Dopo l’intervento, muscoli più tonici e e più elastici lavorano meglio. La riabilitazione è così più rapida ed efficace.

La terapia conservativa deve quindi essere tenuta sempre in considerazione. E’ la prima scelta per diverse patologie ortopediche, tra cui l’artrosi dell’anca. E’ però importante anche per la preparazione del paziente all’intervento chirurgico, quando questo è necessario. Averlo scritto sull’Eco di Bergamo ci permette di raccontarlo al pubblico e (in alcuni casi) anche ad alcuni professionisti.

 

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