2 Giugno 2018

L’articolo qui sotto, messo cortesemente a disposizione dalla Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti, segue quello della stessa specialista, pubblicato il 5 Aprile scorso, sullo stesso tema: il Parkinson. Questa volta, la Dott.ssa Rizzetti accompagna chi legge ad una visione più approfondita di una malattia che merita di essere conosciuta per una sola ragione: come tutte le malattie neurodegenerative, è corretto pensare che la sua presenza nella nostra Società sia destinata ad essere sempre più importante nei prossimi anni e solo attraverso la sua corretta conoscenza, è possibile aiutare nel modo migliore chi ne è colpito: i pazienti e i loro cari!

La Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti è Medico Chirurgo, Specialista in Neurologia e Parkinsonologa affermata. Svolge la sua attività professionale presso l’Ospedale S. Isidoro di Trescore Balneario, dove è Responsabile dell’U.F.A. Riabilitazione Parkinson.

Collabora con Politerapica, nell’ambito di Medicina Vicina, come medico specialista di Neurologia, dedicata in particolare al coordinamento dell'”Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson – Presa in carico e riabilitazione“.

 



LA MALATTIA DI PARKINSON: NON SEMPRE E SOLO TREMORE

 

La Malattia di Parkinson
La Malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica determinata dalla morte (degenerazione) di cellule nervose (neuroni) localizzate in un’area del cervello chiamata sostanza nera (che fa parte dei gangli della base) e dalla carenza di dopamina, una sostanza che ha la funzione di neurotrasmettitore proprio a livello dei gangli della base, strutture del cervello che controllano l’avvio e la regolazione del movimento automatico volontario. In altre parole risulta alterata la trasmissione del comando a programmare, iniziare e svolgere un atto motorio.
Mancando la dopamina, quindi, la persona manifesta lentezza e impaccio dei movimenti, rigidità muscolare, alterazione della coordinazione, disturbi della postura e del cammino. L’alterazione del movimento non riguarda solo i muscoli degli arti ma la muscolatura di tutti i distretti del corpo umano, con conseguenze quali, ad esempio: difficoltà di deglutizione, alterazione della respirazione, stipsi, disfunzioni urinarie.
Si tratta di una malattia progressiva, i cui sintomi esordiscono generalmente in modo insidioso e subdolo e tendono a peggiorare nel corso del tempo; di norma la malattia si manifesta da un solo lato del corpo, in genere ad un arto (braccio e/o gamba), e nel tempo tende ad estendersi anche al lato opposto.

Perché ci si ammala di Malattia di Parkinson
Ad oggi non è ancora noto quale sia il primo evento responsabile della neurodegenerazione (morte dei neuroni cerebrali). Si sa che esistono forme sporadiche (la maggior parte, circa il 90% dei casi) e forme familiari (determinate da alterazioni di particolari geni). E’ noto inoltre che particolari situazioni o esposizioni ambientali possono favorire la comparsa della patologia in soggetti verosimilmente predisposti.

Diagnosi – La visita neurologica
La diagnosi di malattia di Parkinson è clinica; è quindi indispensabile una visita neurologica finalizzata a rilevare segni e sintomi che possono orientare verso questa malattia. In particolare, per porre diagnosi di malattia di Parkinson, devono essere presenti la bradicinesia (rallentamento motorio e riduzione dell’ampiezza del movimento) e almeno due tra i seguenti sintomi: tremore, ipertonia plastica (rigidità muscolare) e instabilità posturale (non causata da problemi di altra natura, come ad esempio problemi a livello del cervelletto o dell’orecchio). I sintomi devono essere asimmetrici (prevalere da un lato del corpo). I sintomi devono inoltre rispondere alla terapia farmacologica (ovvero migliorare dopo l’assunzione dei farmaci specifici).
E’ necessario poi effettuare una risonanza dell’encefalo (RM encefalo) per poter escludere altre patologie che potrebbero manifestarsi in modo simile al Parkinson (ischemie cerebrali, ematomi, idrocefalo, tumori).
La diagnosi differenziale viene generalmente posta tra la malattia di Parkinson e i “parkinsonismi atipici primari” (atrofia multisistemica, paralisi sopranucleare progressiva, sindrome corticobasale), i “parkinsonismi secondari” (jatrogeni o vascolari) e altre patologie neurodegenerative che possono manifestarsi con alterazioni del movimento.

I successivi controlli
Il Neurologo, nel corso delle periodiche visite ambulatoriali di controllo, verifica com’è il quadro motorio del paziente in quel dato momento, attraverso un colloquio e una visita mirati.
Per quantificare i disturbi legati alla malattia, viene utilizzata una scala di valutazione chiamata UPDRS (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale). La severità della malattia viene stabilita in base alla Scala di Hoehn & Yahr che consente di assegnare punteggi diversi, crescenti, in base all’estensione e gravità della malattia di Parkinson in un dato momento.
Nel corso delle visite di controllo, viene inoltre valutata l’efficacia della terapia e la presenza di eventuali fluttuazioni. Il Neurologo provvede quindi a porre specifiche domande per verificare la presenza di vari problemi correlati alla patologia (disturbo della deglutizione, disturbi gastrointestinali, disturbi cardiovascolari, disturbi del sonno, alterazioni dell’umore, alterazioni cognitivo-comportamentali).
E’ sempre necessario riportare al Neurologo, ma prima di lui anche al Medico di base, eventuali anomalie o problemi nuovi o diversi dal solito in modo da poter porre immediato rimedio.
Sarebbe inoltre utile che il paziente si preparasse alla visita neurologica compilando una sorta di promemoria dove annotare eventuali alterazioni motorie con l’orario del giorno in cui queste si manifestano, eventuali nuovi problemi, eventuali effetti indesiderati legati all’assunzione dei farmaci. Ciò facilita il Neurologo nella verifica ed eventuale revisione della terapia farmacologica al fine di migliorare il compenso motorio quotidiano.

I principali sintomi motori
I principali sintomi motori della Malattia di Parkinson, detti sintomi cardinali, derivanti dalla carenza di dopamina e dalle alterazioni a livello dei gangli della base che ne conseguono, sono i seguenti: tremore, bradicinesia (rallentamento e impacio motorio) e ipertonia plastica (rigidità muscolare).
Mentre bradicinesia e ipertonia sono costantemente presenti, il tremore può mancare.

TREMORE
E’ un movimento ritmico che deriva dalla contrazione ritmica e alternata di muscoli; coinvolge generalmente gli arti, ma può essere anche al capo. Tipicamente si tratta di tremore a riposo, ovvero che si manifesta quando l’arto non è utilizzato per compiere azioni (per esempio tremore alla mano o alla gamba mentre si è seduti a guardare la televisione); tende a scomparire durante l’esecuzione di gesti volontari (per esempio impugnando un utensile per effettuare un’azione). Tende inoltre a scomparire durante il sonno, ma può riattivarsi nel passaggio dalle fasi del sonno profondo a quelle superficiali.
In alcuni casi può essere presente un tremore misto (ovvero presente anche durante l’azione o quando si mantiene l’arto interessato in una determinata posizione).
Le situazioni di stress emotivo o fisico e le situazioni che richiedono concentrazione tendono ad accentuare il tremore.

BRADICINESIA
E’ un termine che definisce la lentezza dei movimenti volontari nonchè la progressiva riduzione di ampiezza dei movimenti stessi quando questi vengono compiuti ripetutamente (per esempio aprire e chiudere ripetutamente la mano). Si manifesta con l’impaccio nei movimenti fini delle dita (ad esempio difficoltà ad allacciare i bottoni, difficoltà a scrivere), con la deambulazione a piccoli passi, con la progressiva riduzione dei movimenti pendolari delle braccia che si compiono quando si cammina.
Il termine ACINESIA indica invece la globale riduzione della motilità fino ad arrivare all’assenza di possibilità di muoversi (acinesia notturna; il paziente è costretto a stare in una posizione fissa nel letto, non essendo affatto in grado di muoversi).

IPERTONIA PLASTICA
Significa aumento del tono muscolare (ovvero la resistenza che i muscoli oppongono alla mobilizzazione passiva); viene definita plastica perché è differente per caratteristiche dalla ipertonia spastica che occorre nei soggetti che hanno per esempio ictus o emorragie cerebrali. L’ipertonia coinvolge i muscoli degli arti e la muscolatura del collo e del tronco.

I sintomi prodromici
Si tratta di sintomi che possono essere presenti anche molti anni prima che la malattia si manifesti con i classici sintomi motori; tra i sintomi prodromici ci sono l’iposmia (alterata percezione degli odori), la stipsi, il distubo del sonno REM (RBD).

Altri sintomi motori
Tra i sintomi motori si annoverano: l’ipomimia (inespressività del volto con riduzione dell’ammiccamento), i disturbi della postura (camptocormia: flessione del tronco in avanti; sindrome di Pisa: flessione laterale del tronco), i disturbi della deambulazione (deambulazione a piccoli passi, passi trascinati, difficoltà a compiere i cambi di direzione, freezing della marcia), i disturbi dell’equilibrio e l’instabilità posturale, l’acinesia notturna (difficoltà a muoversi nel corso della notte con impossibilità a girarsi nel letto) che spesso può essere dolorosa (a causa delle rigidità muscolare e della comparsa di crampi).

Sintomi non-motori
Per quanto concerne i sintomi non-motori ricordiamo che la malattia di Parkinson può coinvolgere vari organi e apparati determinandone specifiche alterazioni e può modificare varie funzioni fisiologiche.

CUTE
Tipica della malattia è la dermatite seborroica; vi possono essere inoltre alterazioni della sudorazione.

VIE DIGESTIVE
Nella malattia di Parkinson si possono avere difficoltà di deglutizione (liquidi e/o alimenti solidi che “vanno di traverso” provocando tosse), scialorrea (eccessiva produzione di saliva o difficoltà a deglutirla con conseguente fuoriuscita della stessa dalla bocca), alterazione del gusto, nausea, senso di vomito, stipsi.

SISTEMA CARDIOVASCOLARE
La pressione arteriosa, normalmente più alta di giorno rispetto alle ore notturne, nei soggetti affetti da malattia di Parkinson può avere delle variazioni fino ad arrivare all’inversione del ritmo circadiano della pressione (bassi valori diurni ed elevati valori notturni). Si può inoltre manifestare un sintomo chiamato ipotensione ortostatica ovvero passando dalla posizione sdraiata a quella seduta o eretta la pressione subisce un repentino calo determinando la sensazione di capogiro, oscuramento della vista o un vero e proprio svenimento (sincope).

APPARATO URINARIO
I pazienti affetti da malattia di Parkinson possono avere alterazioni urinarie di vario tipo: urgenza minzionale, esitazione urinaria, aumento della frequenza minzionale, necessità di urinare frequentemente nel corso della notte (nicturia), incontinenza urinaria.

FUNZIONE SESSUALE
Frequenti sono i disturbi sessuali (difficoltà ad avere rapporti sessuali, impotenza, aumento o diminuzione dell’interesse per il sesso).

TONO DELL’UMORE
Frequenti sono sintomi quali l’ansia o la depressione, l’apatia (mancanza di interesse) o l’anedonia (incapacità a provare piacere nel fare cose) o, molto frequente, la tendenza al ritiro sociale (tendenza del paziente a rimanere chiuso in casa evitando le relazioni sociali).

DISTURBI DEL SONNO
La malattia di Parkinson può alterare il ciclo sonno-veglia determinando insonnia (più frequentemente si tratta di insonnia di mantenimento, cioè il paziente si addormenta rapidamente, dorme alcune ore poi si sveglia e fatica a riprendere sonno) o parasonnie (la più frequente è quella definita “disturbo comportamentale del sonno REM – RBD” che consiste nel fare sogni che sembrano particolarmente reali, vividi, ed interagire con essi: il paziente agisce i sogni che fa e parla, gesticola, scalcia, tira pugni). Ci possono poi essere i cosidetti risvegli confusionali (il paziente si trova in uno stato intermedio tra la veglia e il sonno e di solito appare disorientato e fa cose non congrue e senza un fine preciso). Il paziente può lamentare sonnolenza diurna e veri e propri colpi di sonno (il paziente si addormenta all’improvviso mentre sta facendo attività o parlando con altre persone).

PROBLEMI PERCETTIVI
I pazienti affetti da malattia di Parkinson possono avere quelle che si chiamano dispercezioni visive (vedere un oggetto reale, ma percepirlo differente da come è in realtà) o allucinazioni visive (vedere cose, animali o persone che non sono realmente presenti nell’ambiente).

PROBLEMI COGNITIVI E COMPORTAMENTALI
Alterazioni comportamentali (irrequietezza, agitazione, disorientamento spazio-temporale, allucinazioni, aggressività), alterazioni cognitive fino al deterioramento cognitivo quindi alla demenza.

La malattia di Parkinson può inoltre determinare una serie di ulteriori sintomi non-motori tra i quali ricordiamo improvvise sensazioni di caldo o freddo, sudorazioni profuse (che possono anche essere sudorazioni fredde), disturbi di attenzione o di concentrazione, affaticabilità, dolore non spiegato da altre condizioni mediche associate.

Le fluttuazioni motorie
Nel corso dei primi anni di assunzione della terapia si assiste generalmente ad un buon compenso motorio nell’arco della giornata e il paziente è in grado di muoversi bene per tutto l’arco di tempo; la terapia farmacologica riduce la bradicinesia, l’ipertonia plastica e, seppur in misura minore, il tremore e rende il paziente in grado di svolgere una vita lavorativa e familiare pressochè normale.
Dopo alcuni anni si manifestano le cosiddette FLUTTUAZIONI MOTORIE ovvero l’alternanza di momenti in cui il paziente si muove bene (fase ON: “acceso”) a momenti in cui è rallentato o addirittura completamente bloccato (fase OFF: “spento”); le fluttuazioni motorie diventano più evidenti con l’avanzare della malattia e sono anche dovute ai farmaci utilizzati per il trattamento della malattia stessa. In questa fase si parla di malattia di Parkinson complicata.
Tra le fluttuazioni motorie meritano di essere ricordale le DISCINESIE che sono un “eccesso” di movimento: la dose di farmaco determina lo sblocco, il paziente si muove meglio, ma il movimento normale è disturbato da movimenti involontari, le discinesie appunto, che si verificano a livello del collo, del tronco, degli arti.

La terapia farmacologica
Innanzitutto va detto che, non essendo nota la causa prima che porta allo sviluppo della malattia di Parkinson, non esistono ad oggi farmaci che guariscano dalla malattia.
Esistono invece farmaci sintomatici, che cioè alleviano i sintomi (miglioramento della rapidità e precisione del movimento, riduzione della rigidità muscolare, riduzione del tremore).
I farmaci maggiormente utilizzati sono i DOPAMINOAGONISTI e la LEVODOPA. Esistono poi altri farmaci che vengono utilizzati per particolari problemi determinati dalla malattia di Parkinson, ma non è questa la sede per la specifica trattazione dei suddetti.

Le terapie avanzate
Nei casi in cui i sintomi della malattia non siano più gestibili con le terapie tradizionali, esistono ad oggi 3 approcci definiti avanzati:
– infusione continua di apomorfina
– infusione intraduodenale di levodopa
– stimolazione cerebrale profonda (DBS).
Per tutti gli approcci è necessaria un’attenta selezione dei pazienti, che devono avere determinate e precise caratteristiche per essere candidati a ciascuna delle terapie avanzate. Vi sono infatti condizioni cliniche generali o legate al Parkinson che escludono i pazienti da tali terapie.

Le terapie non farmacologiche: riabilitazione
La riabilitazione è complementare alle terapie farmacologiche nel migliorare la condizione clinica del paziente affetto da malattia di Parkinson. Ad oggi è noto come una attività riabilitativa effettuata secondo ben precisi schemi possa ridurre la necessità di farmaci; è altrettanto noto che la riabilitazione neuromotoria stimola il rilascio a livello del cervello di sostanze definite fattori trofici.
Le Linee guida relative alla Riabilitazione raccomandano la precoce presa in carico del paziente (cioè subito dopo la formulazione della diagnosi) in modo da poter prevenire le complicazioni della malattia (quali l’inattività, il ritiro sociale, le cadute e gli esiti a queste correlati) garantendo al paziente il proprio ruolo familiare e sociale.
L’obiettivo del trattamento riabilitativo è diverso a seconda dello stadio (gravità) di malattia.

Nello STADIO INIZIALE bisogna in particolare prevenzione dell’inattività, prevenire la paura di muoversi, effettuare un precoce training di deambulazione ed equilibrio, effettuare una valutazione dell’indipendenza nello svolgimento delle attività della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, alimentarsi), effettuare una valutazione logopedica per rilevare eventuali precoci alterazioni di deglutizione e fonazione, effettuare una valutazione nutrizionale per rilevare alterazioni del peso corporeo ed impostare eventuali correzioni alimentari, effettuare una valutazione neuropsicologica al fine di rilevare precocemente eventuali alterazioni cognitivo-comportamentali, effettuare un colloquio psicologico mirato al precoce rilievo di eventuali alterazioni del tono dell’umore (ansia, depressione) correlate o meno alla diagnosi.

Nello STADIO INTERMEDIO di malattia bisogna intervenire su alterazioni già presenti al fine di correggerle; vanno quindi effettuati la riattivazione muscolare globale, la rieducazione dei passaggi posturali, la rieducazione della postura, il training della deambulazione il training dell’equilibrio (per prevenire/limitare le cadute). Il trattamento riabilitativo deve essere inoltre finalizzato al miglioramento dell’indipendenza nelle attività della vita quotidiana, al monitoraggio di problematiche deglutitorie e ad eventuali indicazioni mirate, al monitoraggio delle competenze cognitive (valutazione neuropsicologica di controllo o periodiche valutazioni di pazienti cognitivamente integri). Molto importante è inoltre l’addestramento/formazione del caregiver, in modo che quest’ultimo possa gestire il paziente a casa in modo ottimale.

Nello STADIO AVANZATO le finalità del trattamento riabilitativo sono rappresentate dalla preservazione delle funzioni vitali (respirazione, alimentazione, ecc), dalla prevenzione delle complicanze dovute all’inattività e all’allettamento (decubiti, retrazioni tendinee, contratture muscolari).
Oltre alla riabilitazione neuromotoria (Fisioterapia) e alla riabilitazione logopedica, il paziente che ne abbia la necessità può inoltre effettuare la riabilitazione del pavimento pelvico, utile per la gestione e trattamento delle problematiche quali l’incontinenza urinaria e la stipsi, che determinano spesso peggioramento della qualità della vita del paziente.

In dettaglio i Professionisti che hanno un ruolo attivo nella gestione riabilitativa del paziente paziente affetto da malattia di Parkinson sono:
– FISIOTERAPISTA
(rappresenta il Personal trainer del paziente e, previa indicazione del Neurologo riabilitatore/Fisiatra, procede ai trattamenti riabilitativi individuali e/o di gruppo; fornisce, previo confronto col Medico, eventuali ausili necessari alla gestione dei problemi motori)
– MASSOTERAPISTA
(effettua, su indicazione medica, massaggio terapeutico)
– TERAPISTA DELLA RIABILITAZIONE PELVICA
(effettua, su indicazione dell’Urologo, trattamenti finalizzati alla riabilitazione dei problemi causati dalla vescica neurologica)
– LOGOPEDISTA
(effettua la valutazione delle competenze deglutitorie e fonatorie del paziente e pianifica l’eventuale trattamento riabilitativo mirato e specifico; fornisce indicazioni specifiche circa la gestione al domicilio)
– NEUROPSICOLOGO
(effettua la valutazione delle competenze cognitive del paziente; valuta il paziente per particolari problematiche quali il disturbo del controllo degli impulsi e la sindrome da disregolazione dopaminergica al fine di favorire l’ottimizzazione terapeutica da parte del Neurologo)
– PSICOLOGO CLINICO
(effettua colloqui psicologici col paziente e/o col caregiver al fine di evidenziare/gestire eventuali problematiche relazionali, affettive, timiche; discute col Neurologo della necessità di eventuale terapia spacifica)

Approccio multidisciplinare: l’approccio corretto
Poiché la malattia di Parkinson determina vari sintomi a carico di pressoché tutti gli organi e apparati del corpo è necessario che la presa in carico del paziente sia di tipo multidisciplinare. Il Neurologo dovrebbe indirizzare ad altri Specialisti il paziente in modo da riconoscere e trattare in modo mirato tutti i problemi correlati alla malattia e gestirlo poi di conseguenza, facendo il punto su tutte le indicazioni fornite, evitando che il paziente debba effettuare plurime visite specialistiche trovandosi poi con varie indicazioni che non riuscirebbe a gestire da solo.

I Medici specialisti che potrebbero essere interpellati al fine di gestire sintomi spesso presenti nel paziente affetto da malattia di Parkinson sono:
– FISIATRA
definisce con il Neurologo curante il programma/progetto riabilitativo individuale
– GASTROENTEROLOGO
valuta eventuali alterazioni del transito gastro-intestinale e la stipsi
– CARDIOLOGO
valuta inversioni del ritmo circadiano della pressione arteriosa, ipotensione ortostatica, ipertensione notturna
– UROLOGO
in caso di vescica neurologica determinante urgenza minzionale, nicturia, incontinenza urinaria, ritenzione urinaria
– OTORINOLARINGOIATRA
valuta le alterazioni della deglutizione fino alla disfagia
– ORTOPEDICO
in caso di patologie osteoarticolari che rappresentano comorbilità
– NEUROCHIRURGO
eventuale parere in merito a patologie della colonna, alterazioni posturali
– DIETOLOGO
per obesità, eccessivo calo ponderale, sarcopenia, disfagia
– PNEUMOLOGO
per eventuali patologie restrittive polmonari o sindrome delle apnee notturne o fatti acuti subentranti quali le polmoniti.

Malattia di Parkinson – Malattia della famiglia
L’assistenza ai pazienti affetti da malattia di Parkinson è complessa, poiché si tratta di patologie croniche che si manifestano con un ampio spettro di sintomi; la malattia diventa di conseguenza un vero problema familiare con un forte impatto sulla vita e qualità di vita non solo dei pazienti, ma anche dei caregiver, soggetti a rischio di sviluppare disturbi d’ansia, depressione e di eccessivo carico psico-fisico.
Il coinvolgimento dei familiari che assistono il malato è necessario e fondamentale per poter ottenere una gestione attenta e mirata al domicilio. Il familiare/caregiver deve diventare parte attiva del processo di cura, rendendo quest’ultimo più puntuale, mirato ed efficace. Da ciò deriva la necessità di fornire interventi utili non solo al paziente, ma anche ai familiari. Innanzitutto è necessario informare i familiari circa tutte le problematiche correlate alla malattia di Parkinson; si deve poi fornire ai familiari una vera e propria formazione volta a facilitare il rapporto con il familiare malato e ad ottimizzare la gestione della malattia (fornire le competenze e gli strumenti affinché le problematiche derivanti dalla malattia di Parkinson possano essere gestite in modo corretto al domicilio senza eccessive ansie/perplessità/paure da parte dal caregiver).
E’ utile a tal fine poter proporre anche ai familiari la possibilità di poter avere un programma di supporto psicologico sia individuale, ma anche di gruppo; all’interno del gruppo, sotto la guida dello Psicologo, i familiari possono condividere le proprie esperienze, le proprie paure, i propri disagi sentendosi capiti e possono inoltre scambiarsi suggerimenti utili alla gestione del familiare malato, derivanti dall’esperienza personale maturata nel corso del tempo.

Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti
Medico chirurgo – Specialista in Neurologia


Per appuntamenti con la Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti in Politerapica: Tel. 035.298468.

6 Aprile 2018

Coerente con l’impegno di vicinanza ai bisogni del territorio, presso la propria sede di Seriate, in Via Nazionale 93, il 5 Aprile 2018, Politerapica ha inaugurato lo

Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson
Presa in carico e riabilitazione

coordinato dalla Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti, specialista in Neurologia, con grande esperienza nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi del Parkinson e dei disordini del movimento. Anche questa è Medicina Vicina, la nuova idea di Salute di Politerapica – Terapie della Salute.

Multidisciplinare perché
il Parkinson è molto più che solo tremore. I limiti all’attività muscolare prodotti dalla malattia hanno conseguenze sull’apparato respiratorio, sull’apparato digerente, su quello urinario, sul sistema locomotore, sulla cute, senza dimenticare le conseguenze sulla voce, il sonno, la deglutizione e, purtroppo, molto altro ancora.

Riabilitazione perché
l’intervento a sostegno delle persone che soffrono di questa malattia deve essere fondato su piani terapeutici complessi nei quali, oltre e insieme ai farmaci, ampio spazio venga riservato alla riabilitazione

  • motoria – fisioterapica
  • logopedica
  • pelvica

Presa in carico perché
l’approccio corretto deve partire da una valutazione completa e multidisciplinare coordinata, sostenuta dove necessario da una valutazione neuropsicologica e deve sempre andare oltre il piano fisico e comprendere quello psicologico, umano e sociale.

Presa in carico e sostegno anche dei Caregiver
i familiari che sopportano il peso dell’assistenza di queste persone che affrontano una malattia così complessa.

Ambulatorio perché
sono sempre di più le persone affette da questa malattia che, a differenza di altre patologie neurodegenerative, colpisce anche in età relativamente giovane (il 10% dei pazienti ha meno di 50 anni). Malattia di Parkinson ma anche Disordini del movimento, patologie che, in gran parte dei casi, non necessitano di ricovero ospedaliero ma hanno bisogno di essere seguite in modo completo, a livello ambulatoriale.

L’accesso all’Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson – Presa in carico e riabilitazione passa attraverso un’approfondita valutazione neurologica iniziale. Al termine di questa, la specialista decide se fare intervenire anche altri specialisti (ve ne sono trenta, in Politerapica) nell’inquadramento della persona e dei suoi problemi, definendo un calendario di visite e valutazioni.

Al termine dell’attività valutativa dell’équipe e raccolti gli esiti del lavoro dei singoli professionisti, la Neurologa formula un Piano Terapeutico Individuale che potrà comprendere, gli interventi riabilitativi fisioterapici, pelvici e logopedici.

Gli interventi riabilitativi saranno condotti sotto la supervisione della Neurologa e potranno prevedere, a seconda dei casi, sedute individuali e/o di gruppo. Parallelamente, sono previste attività di sostegno psicologico per i pazienti e per i Cargiver, anch’esse individuali e/o di gruppo.

 

Con l’Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson – Presa in carico e riabilitazione, Politerapica risponde ad un bisogno in forte crescita e conferma il suo approccio di Medicina Vicina: vicina alle persone e vicina al territorio con un équipe multidisciplinare di professionisti molto preparati, disponibili a visitare, senza liste di attesa, a costi particolarmente accessibili.

Vicina al territorio anche attraverso la continua disponibilità a collaborare in modo sinergico con le strutture pubbliche e private che vi operano. In questo senso, sono già stati presi contatti con con il Presidente dell’Ambito Territoriale di Seriate, Ass. Gabriele Cortesi, per valutare insieme modalità di azione combinata nell’ambito del grosso progetto Invecchiando s’Impara. A Vivere, che vede impegnati gli Ambiti di Seriate e di Grumello, con il sostegno della Fondazione Cariplo.

 

Si stima dell’82% la crescita numerica di pazienti affetti da Malattia di Parkinson nel periodo tra il 2008 e il 2017, in provincia di Bergamo e si prevede che raddoppino nei prossimi 15 anni. Senza contare tutte le persone affette da altri Disordini del Movimento, malattie ancora più gravi e ugualmente invalidanti.

Si tratta di una patologia, il Parkinson, con gravi impatti umani e sociali anche di tipo economico.

Il costo annuale per paziente affetto da malattia di Parkinson varia fra 3.500 e 4.800 euro per il SSN, fra 1.500 e 2.700 euro per i malati e fra 10.000 e 17.000 euro per la Società. Riportando questi dati al numero di persone con malattia di Parkinson presenti in Italia nel 2015, è stato calcolato che il carico totale per il SSN, relativo a questa patologia, all’epoca fosse compreso fra 1.1 e 1.3 miliardi di euro e quello per la Società fra 2.2 e 2.9 miliardi di euro.

 

Per informazioni o appuntamenti:
Politerapica – Medicina Vicina. Tel. 035.298468

6 Aprile 2018

Finalità dell’Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson – Presa in carico e Riabilitazione è la presa in carico e la gestione multidisciplinare del paziente affetto da malattia di Parkinson o altro disordine del movimento (per esempio parkinsonismi atipici primari, parkinsonismi secondari quali i parkinsonismi vascolari o quelli jatrogeni).

 

Presa in carico

La presa in carico sarà inizialmente effettuata dal Neurologo, ma verrà poi condivisa da tutte le figure professionali presenti nel Team multidisciplinare/multiprofessionale al fine di seguire e sostenere la persona nella sua interezza.

Presso l’Ambulatorio il Neurologo provvederà a:

  • Valutare il quadro clinico (ovvero la situazione del paziente e i disturbi riportati nonché a rilevare eventuali altri segni/sintomi)
  • Definire una ipotesi diagnostica o rivalutare una diagnosi già formulata
  • Richiedere eventuali accertamenti strumentali
  • Impostare una terapia specifica o rivalutare/ottimizzare una terapia già in corso
  • Definire, eventualmente in collaborazione con il Fisiatra, un trattamento riabilitativo personalizzato mirato al miglioramento di problemi motori tipici della patologia (per esempio disturbo della deambulazione, disturbo dell’equilibrio, alterazioni posturali, alterazioni della coordinazione motoria, ecc.) e mirato al miglioramento della capacità funzionale e della qualità di vita del paziente
  • Indirizzare il paziente ad altri Medici specialisti o ad altri Professionisti (che costituiscono il Team multidisciplinare di Politerapica – Medicina Vicina), al fine di valutare e/o trattare disturbi spesso presenti nella malattia di Parkinson e negli altri disordini del movimento.

 

Team multidisciplinare

Sono diversi i Medici specialisti che possono essere coinvolti nella valutazione e gestione dei sintomi e dei disturbi spesso presenti nel paziente affetto da malattia di Parkinson o altro parkinsonismo:

  • Gastroenterologo/Proctologo
    alterazioni del transito gastro-intestinale, stipsi
  • Cardiologo
    alterazioni del ritmo circadiano della pressione arteriosa
  • Pneumologo
    alterazioni restrittive polmonari, sindrome apnee notturne
  • Urologo
    vescica neurologica, incontinenza urinaria, ritenzione urinaria
  • Otorinolaringoiatra
    alterazioni della deglutizione fino alla disfagia
  • Fisiatra/Ortopedico
    patologie osteoarticolari che rappresentano comorbilità
  • Neurochirurgo
    patologie della colonna, alterazioni posturali
  • Dietologo Nutrizionista
    obesità, eccessivo calo ponderale, sarcopenia; disfagia

Sono diversi anche i Professionisti che hanno un ruolo attivo nella gestione riabilitativa del paziente affetto da malattia di Parkinson o altro parkinsonismo:

  • Fisioterapista
    • rappresenta il Personal trainer del paziente
    • previa indicazione del Neurologo riabilitatore/Fisiatra, procede ai trattamenti riabilitativi individuali e/o di gruppo
    • fornisce, previo confronto col Medico, eventuali ausili necessari alla gestione dei problemi motori
  • Massoterapista
    • effettua massaggio terapeutico, su indicazione medica
  • Terapista della riabilitazione pelvica
    • effettua, su indicazione dell’Urologo, trattamenti finalizzati alla riabilitazione dei problemi causati dalla vescica neurologica
  • Logopedista
    • effettua la valutazione delle competenze deglutitorie e fonatorie del paziente
    • pianifica l’eventuale trattamento riabilitativo mirato e specifico
    • fornisce indicazioni specifiche circa la gestione al domicilio
  • Neuropsicologo
    • effettua la valutazione delle competenze cognitive del paziente
    • valuta il paziente per particolari problematiche quali il disturbo del controllo degli impulsi e la sindrome da disregolazione dopaminergica al fine di favorire l’ottimizzazione terapeutica da parte del Neurologo
  • Psicologo clinico/Psicoterapeuta
    • effettua colloqui psicologici col paziente e/o col caregiver al fine di evidenziare/gestire eventuali problematiche relazionali, affettive, timiche
    • discute col Neurologo della necessità di eventuale terapia specifica

 

Terapie e trattamenti riabilitatativi

Il piano terapeutico individuale prevederà interventi farmacologici e interventi riabilitativi combinati tra loro. Sono previsti trattamenti riabilitativi individuali (un paziente svolgerà i trattamenti con un Fisioterapista di riferimento) e/o trattamenti riabilitativi di gruppo, supervisionati dal Neurologo.

I trattamenti individuali sono indicati in caso di primo approccio alla riabilitazione o di problemi motori già evidenti e, talora, in corso di stabilizzazione oppure nel caso di situazioni di malattia scompensata o, ancora, in caso di parkinsonismi.

I trattamenti di gruppo sono indicati come prevenzione di particolari problemi motori o come mantenimento dopo uno o più cicli individuali.

I trattamenti riabilitativi, individuali o di gruppo, includono anche quelli logopedici e quelli del pavimento pelvico.

L’attività viene gestita in ogni caso con il coordinamento e il continuo monitoraggio Neurologico, al fine di modificarla, ampliarla, ridurla, integrarla, in tutto o nelle sue singole parti, in funzione dell’evolversi della situazione.

 

5 Aprile 2018

L’articolo che segue sulla malattia di Parkinson, su come si manifesti, su quali conseguenze possa avere e su come si possa trattare, è stato messo cortesemente a disposizione dalla Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti che collabora con Politerapica, nell’ambito di Medicina Vicina, come medico specialista di Neurologia, dedicata in particolare al coordinamento dell'”Ambulatorio Multidisciplinare Parkinson – Presa in carico e riabilitazione”.

La Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti è Medico Chirurgo, Specialista in Neurologia. Svolge la sua attività professionale presso l’Ospedale S. Isidoro di Trescore Balneario, dove è Responsabile dell’U.F.A. Riabilitazione Parkinson.

 



MALATTIA DI PARKINSON

Malattia

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica, determinata dalla degenerazione (morte) di neuroni (cellule nervose) localizzate in un’area del cervello chiamata sostanza nera (che fa parte dei gangli della base) e dalla carenza di dopamina, una sostanza che ha la funzione di neurotrasmettitore a livello dei gangli della base, strutture del cervello che controllano l’avvio e la regolazione del movimento automatico volontario.

Si tratta di una malattia progressiva, i cui sintomi esordiscono generalmente in modo insidioso e subdolo e tendono a peggiorare nel corso del tempo; di norma, la malattia si manifesta da un solo lato del corpo, in genere ad un arto (braccio e/o gamba), e nel tempo tende ad estendersi anche al lato opposto. Non si sa ancora quale sia il primo evento responsabile della neurodegenerazione; si sa però che esistono forme cosiddette sporadiche e forme familiari (determinate da alterazioni di particolari geni) e che particolari situazioni o esposizioni ambientali possono favorire la comparsa della patologia in soggetti verosimilmente predisposti.

 

Diagnosi

La diagnosi di malattia di Parkinson è clinica; è quindi indispensabile una visita neurologica finalizzata a rilevare segni e sintomi che possono orientare verso la diagnosi stessa. In particolare, per porre diagnosi di malattia di Parkinson, devono essere presenti la bradicinesia (rallentamento, impaccio motorio, riduzione dell’ampiezza del movimento) e almeno due tra i seguenti sintomi: tremore, ipertonia plastica e instabilità posturale (non causata da problemi di altra natura, per esempio problemi a livello vestibolare o cerebellare). I sintomi devono essere asimmetrici (prevalere da un lato del corpo). I sintomi devono rispondere alla terapia farmacologica (ovvero migliorare dopo l’assunzione dei farmaci specifici).

E’ necessario inoltre effettuare una risonanza dell’encefalo (RM encefalo) al fine di escludere altre patologie che potrebbero mimare i segni della malattia (ischemie cerebrali, ematomi, idrocefalo, tumori).

La diagnosi differenziale viene generalmente posta tra la malattia di Parkinson e i parkinsonismi atipici primari (atrofia multisistemica, paralisi sopranucleare progressiva, sindrome corticobasale), con i parkinsonismi secondari (jatrogeni o vascolari) e con altre patologie neurodegenerative che possono manifestarsi con alterazioni del movimento.

 

Sintomi e disturbi

I principali sintomi della malattia di Parkinson, detti sintomi cardinali, derivano dalla carenza di dopamina e dalle alterazioni a livello dei gangli della base che ne derivano; tali sintomi sono:

  • tremore
  • bradicinesia (rallentamento, impaccio motorio, riduzione dell’ampiezza del movimento)
  • ipertonia plastica (rigidità muscolare).

Mentre bradicinesia e ipertonia sono costantemente presenti, il tremore può mancare.

Oltre ai sintomi cardinali, possono essere rilevati i seguenti sintomi motori:

  • ipomimia (inespressività del volto con riduzione dell’ammiccamento)
  • disturbi della postura (camptocormia: flessione del tronco in avanti; sindrome di Pisa: flessione laterale del tronco)
  • disturbi della deambulazione (deambulazione a piccoli passi, passi trascinati, difficoltà a compiere i cambi di direzione, freezing della marcia)
  • disturbi dell’equilibrio e instabilità posturale
  • acinesia notturna (difficoltà a muoversi nel corso della notte con impossibilità a girarsi nel letto) che spesso può essere dolorosa (a causa delle rigidità muscolare e della comparsa di crampi).

Vi sono inoltre dei sintomi detti prodromici, cioè che possono essere presenti anche molti anni prima che la malattia si manifesti con i classici sintomi motori; i principali sintomi prodromici sono:

  • iposmia (alterata percezione degli odori)
  • stipsi
  • disturbo del sonno REM (RBD).

La malattia di Parkinson si manifesta inoltre con vari sintomi non-motori, dovuti al fatto che la malattia può coinvolgere vari organi e apparati determinandone specifiche alterazioni e modificandone le normali funzioni. I principali sintomi non-motori riguardano

  • le vie digestive
    • difficoltà di deglutizione (liquidi e/o alimenti solidi che “vanno di traverso” provocando tosse)
    • scialorrea (eccessiva produzione di saliva o difficoltà a deglutirla con conseguente fuoriuscita della stessa dalla bocca)
    • alterazione del gusto
    • nausea, senso di vomito
    • stipsi
  • il sistema cardiovascolare
    • alterazioni della regolazione della pressione arteriosa
    • ipotensione ortostatica
  • la pelle
    • dermatite seborroica
    • alterazioni della sudorazione)
  • l’apparato urinario
    • urgenza minzionale
    • esitazione urinaria
    • aumento della frequenza minzionale
    • necessità di urinare frequentemente nel corso della notte (nicturia)
    • incontinenza urinaria)
  • la funzione sessuale
    • difficoltà ad avere rapporti sessuali
    • impotenza,
    • aumento o diminuzione dell’interesse per il sesso

Possono inoltre manifestarsi

  • disturbi del sonno
    • insonnia, più frequentemente insonnia di mantenimento, o parasonnie, la più frequente delle quali è quella definita “disturbo comportamentale del sonno REM – RBD”
    • risvegli confusionali
    • sonnolenza diurna e veri e propri colpi di sonno
  • alterazioni del tono dell’umore
    • ansia
    • depressione
    • apatia (mancanza di interesse)
    • anedonia (incapacità a provare piacere nel fare cose)
    • tendenza al ritiro sociale (tendenza del paziente a rimanere chiuso in casa evitando le relazioni sociali)
  • problemi percettivi 
    • dispercezioni visive
    • allucinazioni visive
  • problemi cognitivo-comportamentali
    • alterazioni comportamentali
      irrequetezza, agitazione, disorientamento spazio-temporale, allucinazioni, aggressività
    • alterazioni cognitive fino al deterioramento cognitivo, quindi alla demenza

La malattia di Parkinson può inoltre determinare una serie di ulteriori sintomi non-motori tra i quali: improvvise sensazioni di caldo o freddo, sudorazioni profuse, affaticabilità, dolore non spiegato da altre condizioni mediche associate.

 

Correlazioni

Da non sottovalutare sono le problematiche correlate alla malattia e alla terapia farmacologica, una delle quali è rappresentata dal disturbo del controllo degli impulsi, generalmente osservato in pazienti che assumono farmaci dopaminoagonisti, più spesso giovani, di sesso maschile, con diagnosi precoce di malattia di Parkinson.

Il disturbo si presenta in varie forme:

  • shopping compulsivo (comprare cose senza averne una reale necessità)
  • punding (collezionare oggetti svariati)
  • ipersessualità (aumento desiderio sessuale)
  • alimentazione compulsiva
  • gambling (gioco d’azzardo patologico).

Il Neurologo curante deve essere immediatamente informato qualora si presenti uno dei suddetti problemi in modo da rivedere la terapia farmacologica prima che il problema assuma dimensioni importanti (generalmente il paziente tende a non riferire tali aspetti al Medico e spesso si arriva a situazioni molto gravi).

Un altro problema è la cosiddetta sindrome da disregolazione dopoaminergica. In pratica, il paziente diventa dipendente dai farmaci, in particolare dalla “levodopa”, e tende ad assumerli in più rispetto alla prescrizione medica. Appena vi è la percezione di un iniziale rallentamento motorio o quando il paziente deve uscire o compiere un’attività particolarmente impegnativa o inusuale, tende ad assumere dosi in eccesso di farmaco diventando di fatto dipendente (questo per la sensazione di benessere che la levodopa provoca).

 

Decorso e terapia

Nel corso dei primi anni di assunzione della terapia, si assiste generalmente ad un buon compenso motorio nell’arco della giornata e il paziente è in grado di muoversi bene per tutto l’arco di tempo; la terapia farmacologica riduce la bradicinesia, l’ipertonia plastica e, seppur in misura minore, il tremore e rende il paziente in grado di svolgere una vita lavorativa e familiare pressoché normale.

Dopo alcuni anni si manifestano le cosiddette fluttuazioni motorie, ovvero l’alternanza di momenti in cui il paziente si muove bene (fase ON: “acceso”) a momenti in cui è rallentato o addirittura completamente bloccato (fase OFF: “spento”); le fluttuazioni motorie diventano più evidenti con l’avanzare della malattia (con il progredire quindi della neurodegenerazine a livello cerebrale) e sono anche dovute ai farmaci (dose giornaliera di levodopa e altri farmaci dopaminergici). In questa fase si parla di malattia di Parkinson complicata.

Il percorso terapeutico ha come obiettivo quello di rallentare il decorso della malattia e ritardarne gli effetti di maggiore impatto, cercando di favorire un buon livello di qualità della vita. Per questa ragione risulta necessario impostare piani terapeutici individuali, con approccio multidisciplinare, costantemente monitorati e adattati all’evolversi della situazione, con l’applicazione delle eventuali modifiche che si rendessero via, via necessarie.

Un piano terapeutico individuale completo è basato sulla combinazione di interventi farmacologici e riabilitativi e comprende attività di sostegno psicologico.

 

Dott.ssa Maria Cristina Rizzetti
Medico chirurgo – Specialista in Neurologia