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Categoria: Articoli sulla salute

16 Settembre 2021
Perché il fisiatra per curare le cefalee

Perché occorre l’intervento del fisiatra per curare le cefalee. Quando e come come questo specialista interviene nel trattamento di questa patologia.

L’articolo che segue ci è stato messo cortesemente a disposizione dal Dott. Pietro Agostini, medico chirurgo, specialista in Fisiatria, Medicina Fisica e Riabilitativa.

Il Dott. Agostini collabora con Politerapica – Terapie della Salute nell’ambito del progetto Medicina Vicina. Qui svolge visite specialistiche e definisce progetti riabilitativi individuali per pazienti con sofferenze a carico dell’apparato locomotore: muscoli, ossa, articolazioni. Soprattutto, si occupa di problemi a carico del rachide, anche di quello cervicale. Partecipa poi attivamente agli Ambulatori Multidisciplinari per la presa in carico globale dei pazienti.

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Perché il fisiatra per curare le cefaleee

La cefalea è una condizione complessa. Le sue cause sono diverse e spesso non sono neppure uniche, come nel caso della cefalea di tipo tensivo.

Siamo di fronte ad una patologia e allo stesso ad un sintomo di altre patologie. Uno stato che può essere affrontato in modo efficace da un team multidisciplinare. Nel team, insieme al neurologo che ne è il leader, operano altri professionisti. Tra questi, il fisiatra, il gastroenterologo, lo psicologo, il fisioterapista.

Il fisiatra

Perché occorre l’intervento del fisiatra per curare le cefalee? Il fisiatra è il medico specialista in medicina fisica e riabilitativa. Il suo ruolo nell’indagine diagnostica e nella terapia della cefalea è importante. In particolare, il suo intervento è necessario quando siamo di fronte a cefalea muscolotensiva. In questo caso il fisiatra è il primo a dovere intervenire dal punto di vista terapeutico.

E’ utile però l’intervento del fisiatra anche in tutti gli altri tipi di cefalee. In questi casi, la sua funzione è audiuvante. La terapia da lui prescritta riduce gli effetti sulla muscolatura occipitovertebrale, cervicodorsale e cingoloscapolare derivanti dalla cefalea primaria. Parliamo di effetti che, a loro volta, diventano causa di peggioramento della cefalea che li ha prodotti. Possiamo trovarci di fronte, in questo caso, ad un circolo vizioso. La cefalea produce irrigidimento muscolare e l’irrigidimento aumenta il dolore.

Come abbiamo detto, il neurologo coordina il team multidisciplinare che si occupa di cefalea. Tra questi anche il fisiatra. A lui il neurologo indirizza le cefalee muscolotensive che possono beneficiare delle terapie fisioterapiche eventualmente combinate con quelle farmacologiche. Negli altri casi, il neurologo trova nel fisiatra un’alleanza terapeutica per diminuire i sintomi degli effetti della cefalea. Può così spezzare il circolo vizioso che si può venire a creare.

Cefalea muscolotensiva

Abbiamo detto che la cefalea è una condizione complessa che può derivare da diverse cause. Una delle cefalee più frequenti è la cefalea muscolotensiva che può derivare anch’essa da diverse cause. Tra queste, possiamo citare stress, errata postura o postura retratta, attenzione protratta, lettura protratta, visione fissa protratta. Parliamo di condizioni del vivere quotidiano che potremmo controllare quando ne avessimo consapevolezza. Ovviamente, anche quando ne conoscessimo il modo corretto.

Questa patologia deve essere indagata per escludere cause anatomo-funzionali. Tra queste vi sono, per esempio, ernie e artrosi cervicale. Può poi essere trattata con beneficio con l’uso di miorilassantio centrali o periferici. Per questo si può ricorrere anche ad integratori quali il magnesio e triptofano. In associazione si applicano terapie manuali quali massaggio terapeutico decontratturante e rilassante. Se necessario, si possono utilizzare anche terapie fisiche come ultrasuoni o tecar.

Le atre cefalee

Quando la cefalea non è di origine diversa da quella tensiva, le terapie prescritte dal fisiatra non sono risolutive. Si possono adottare come strumento di aiuto, integrato in un approccio più complesso.

Anche in questi casi, gli interventi prescritti dal fisiatra possono essere masso-fisioterapici. Questi prevedono massaggio terapeutico decontratturante, eventuale fisioterapia, applicazione di terapie fisiche quali ultrasuoni e tecar. Altri specialisti del team o lo stesso neurologo che lo coordina definiscono la terapia più appropriata.

Igiene di vita

Soprattutto nelle cefalee muscolotensive, il fisiatra può fornire istruzioni al paziente per l’adozione di corretti stili di vita. Questi possono contribuire ad evitare o diminuire il ripresentarsi della patologia.

Quando parliamo di stili di vita, ci riferiamo all’adozione di posture corrette e uso di postazione di lavoro ergonomica. Aggiungiamo la necessità di trovare pause di ristoro a cadenza, nell’attività lavorativa, utili anche per la vista e per la mente. Infine, dobbiamo raccomandare l’importanza di tentare di sublimare lo stress con attività fisiche o passsioni ludiche (ma non il gioco d’azzardo!).

Ecco raccontato, in sintesi, perché occorre l’intervento del fisiatra per curare le cefalee.

 

Dott. Pietro Agostini
Medico Chirurgo – Specialista in Fisiatria, Medicina Fisica e Riabilitazione

 

16 Settembre 2021
La cefalea cronica è una malattia sociale

La Cefalea cronica è una malattia sociale. Lo ha stabilito una legge del Parlamento Italiano. Un problema molto serio, duque. Anche per la pesante sofferenza psicologica e relazionale che procura.

L’articolo che segue su questa condizione, terribilmente diffusa, ci è stato messo cortesemente a disposizione dalla Dott.ssa Valeria Perego, Psicologa e Psicoterapetuta.

La Dott.ssa Perego collabora con Politerapica – Terapie della Salute nell’ambito del progetto Medicina Vicina. Qui contribuisce alla presa in carico delle persone nella loro interezza, lavorando in team con tutti gli operatori sanitari della struttura. Svolge anche attività di Psicologa e Psicoterapeuta individuale e familiare. Coordina le attività di sostegno alla neogenitorialità.

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Cefalea – Malattia sociale

La cefalea cronica è una malattia sociale. Intendiamo dire che, a causa del considerevole numero dei soggetti colpiti, ha una grave incidenza sulla vita della società. A riconoscerlo, in Italia, è addirittura una legge. Parliamo della legge 14 luglio 2020, n. 81 dal titolo “Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale”.

Una vita complicata

Chi soffre di cefalea ha una vita molto complicata. Sperimenta un dolore cronico e insistente che perdura nel tempo e che può manifestarsi senza una causa organica riconoscibile. E’ costretto a ricorrere ad antidolorifici che hanno però scarsa efficacia nel lungo periodo. Oltre tutto, spesso non viene creduto.

Si tratta di una condizione che compromette la vita sociale, familiare e lavorativa della persona e si ripercuote anche su chi le vive intorno. E’ quindi una sofferenza che ha una sua dignità e come tale va considerata. Questo vale, indipendentemente dalla presenza o meno di una patologia fisica. Infatti, il dolore è un’esperienza soggettiva e non può essere definito solo da un punto di vista medico e fisico. Sarebbe una valutazione riduttiva e limitante.

Dobbiamo dirlo con chiarezza: quando parliamo di dolore bisogna considerare il fattore psicologico. La salute psichica e relazionale della persona può subire le conseguenze di un dolore cronico non più sostenibile dal paziente. In alcuni casi, il malessere emozionale può rappresentare la causa scatenante dell’algia (dal greco: algòs, dolore). In ogni caso, l’effetto dei fattori psicologici come ansia, stress, depressione e perfino caratteristiche di personalità, è negativo. Questi aumentano la sofferenza fisica della persona che ne soffre e aggravano la condizione di salute in generale.

Variabili psicologiche che peggiorano il dolore o la sua percezione

L’esperienza di dolore come quello della cefalea rende spesso la persona inabile sia fisicamente sia emotivamente. Può addirittura portare a cambiare il suo comportamento, la sua vita e le sue abitudini. Quando il dolore persiste nel tempo, è possibile che si instauri un circolo vizioso. Il dolore produce depressione, ansia e altri disturbi emotivi. Questi, a loro volta, producono malessere e possono intensificare il dolore percepito.

Osserviamo che molte persone che soffrono di cefalea riferiscono sentimenti di tristezza, sconforto, impotenza e rassegnazione. Arrivano anche a sperimentare veri e propri sintomi depressivi. Con un sintomo ormai divenuto cronico, la cefalea può inoltre causare preoccupazione, agitazione e dar vita a uno stato ansioso. Livelli di ansia oltre la norma, legati alla paura del dolore e all’eccessiva attenzione verso le sensazioni corporee hanno come effetto una maggior percezione di dolore. Si forma così un altro ciclo vizioso.

Risulta quindi chiaro che prendersi cura dei fattori psicologici di chi soffre di cefalea diventa una terapia per curare i suoi sintomi e, forse, in alcuni casi, le sue cause.

Come per molteplici patologie associate al dolore cronico, anche nella cefalea è comune la presenza di difficoltà legate al sonno. Siamo di fronte ancora ad un ciclo vizioso. La cefalea disturba il sonno e un sonno disturbato espone maggiormente al sintomo del dolore. Migliorare la qualità della vita fisica e psicologica può modificare l’associazione tra la cefalea e il disturbo del sonno. Si riduce così l’impatto del dolore sulla qualità del sonno e viceversa.

Infine, non è raro che chi soffre di patologie che fanno sperimentare un dolore cronico, provi un sentimento di rabbia. Questa è legata alla percezione della propria vita come limitata dal disturbo stesso. Ancora di più, è legata alla difficoltà nel riuscire a risolvere e curare definitivamente il proprio problema.

Variabili psicologiche che proteggono dal dolore

Alcuni aspetti della personalità dell’individuo possono aiutare ad affrontare in modo positivo il dolore. Sono fattori psicologici che, se presenti e sostenuti, aiutano le persone che soffrono di questo disturbo a condurre la propria vita. L’essere persone ottimiste e che non si arrendono, aiuta certamente ad affrontare con maggior positività il disturbo. Queste condizioni portano le persone ad aderire meglio alle prescrizioni mediche e ad avere così più probabilità di successo nel trattamento della cefalea. Esistono anche circoli virtuosi. Questo è uno di quelli. Atteggiamento positivo, migliore aderenza alle cure, maggiore successo, condizione positiva.

Anche l’accettazione del dolore aiuta. Intendiamo la predisposizione ad accoglierlo e a non osteggiarlo. Questa condizione aiuta a vivere un’esperienza dolorifica meno intensa. Ne consegue uno stato di maggiore benessere e a una maggiore riuscita delle terapie.

Il sostegno psicologico nel trattamento della cefalea

Il “mal di testa” è una patologia fisica ma i suoi sintomi possono costituire un segnale del corpo o della mente da non trascurare. Questa malattia, infatti, come molte altre, è un processo che coinvolge il corpo e la mente in maniera inscindibile. Per questo è fondamentale integrare i trattamenti farmacologici con interventi psicologici. Parliamo di un supporto specifico per il dolore cronico. Un supporto volto a ridurre il disagio e la sofferenza psicologica che si accompagnano al dolore fisico, spesso già di per sé devastante.

La cefalea induce i soggetti che ne soffrono a distaccarsi da attività familiari o lavorative che li impegnano eccessivamente. Possono arrivare al punto di isolarsi totalmente. In questi casi è anche opportuno chiedersi se al di sotto di questa “strategia” inconscia possa celarsi altro. È importante cercare di capire se l’isolamento rappresenti un effetto del disturbo o ne sia la causa o magari le due cose insieme. Per poterlo comprendere spesso però non è sufficiente un sostegno psicologico. A volte, può essere utile un percorso di psicoterapia. Ogni attacco di mal di testa infatti può nascondere un significato diverso sul piano della sfera emotiva.

Il dolore fisico della testa, per esempio, può rappresentare un modo per spostare sul corpo una sofferenza emotiva che non si riesce a prendere in considerazione in modo cosciente. Questo capita spesso in età evolutiva. Succede quando un bambino/a è ancora incapace di dare voce ad un disagio emotivo e arriva ad esprimerlo, appunto, attraverso un sintomo fisico. Tra bambini, adolescenti e adulti, però, la questione non cambia molto: un bambino o un adolescente che non vanno a scuola per un mal di testa non sono molto differenti da un adulto che per lo stesso motivo è costretto a stare a casa dal lavoro.

Accumulo di tensioni

La cefalea può anche rappresentare un accumulo di tensioni e conflitti emotivi repressi. In questi casi la funzione di queste tipo di emicranie è quello di mantenere un equilibrio emotivo tollerabile per la persona stessa. Ci possono invece essere mal di testa che insorgono dopo una prolungata attività fisica o mentale, spesso accompagnati da sonno, seguiti da una fase di ripresa senza mal di testa. Una condizione che fa venire in mente una sorta di rinascita dopo il recupero fisico.

L’emicrania, dal punto di vista psicosomatico può essere letta come un sintomo di difesa messo in atto dal soggetto che tenta di controllare razionalmente il suo mondo istintuale. In particolare cerca di “tenere a bada” la sua aggressività. L’attacco vero e proprio di emicrania rappresenta, infatti, il momento di conflitto tra le pulsioni e la coscienza che cerca di controllarne la loro espressione conscia.

Infine, il mal di testa può avere come bersaglio inconscio l’individuo stesso che per motivi diversi mette in atto dinamiche di autopunizione, diverse da caso a caso e per ogni soggetto che ne è afflitto.

Questi sono solo alcuni dei significati che un mal di testa può avere. Soltanto un’analisi più competente e approfondita può consentire di comprendere le motivazioni inconsce e quale significato colleghi il mondo emotivo della persona a quello corporeo. Parliamo di una valutazione spesso necessaria per comprendere e risolvere la cefalea.

La cefalea cronica è una malattia sociale

La cefalea è una condizione complessa che deve essere affrontata in modo multidisciplinare. Nel team, il ruolo dello psicologo è necessario quanto quello degli altri specialisti.

 

Dott.ssa Valeria Perego
Psicologa Psicoterapeuta

 

22 Agosto 2021
Per la coxartrosi non sempre serve il chirurgo

Per la coxartrosi non sempre serve il chirurgo. Lo racconta il Dott. Pietro Agostini in un articolo pubblicato sulla Pagina della Salute dell’Eco di Bergamo.

Vai all’articolo completo: L’Eco di Bergamo – 22.8.2021 – Coxartrosi, Agostini – Def

Pietro Agostini è medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione. Quella specialità spesso definita come Fisiatria. E’ un professionista riconosciuto per la grande esperienza e per l’eccezionale competenza medica. I pazienti lo apprezzano per tutta l’attenzione che dedica loro, a prescindere dal disturbo per cui si rivolgono a lui. Le sue visite sono sempre accurate e pure lunghe! Prende in carico il paziente e non lo abbandona mai. Ad ognuno dà il suo numero di telefono perché lo possano contattare per qualsiasi necessità. E fa lo stesso con i terapisti chiamati ad eseguire i suoi piani di riabilitazione.

Noi di Politerapica lo sappiamo bene. Il Dott. Agostini collabora con noi da sempre. E’ il nostro Fisiatra e pure il nostro Direttore Sanitario. Con lui abbiamo portato la riabilitazione ad altissimi livelli di qualità ed efficacia. Quella dell’anca e quella della colonna, così come quella di qualsiasi altra articolazione e patologia di interesse fisiatrico.

Artrosi dell’anca

Tutti gli esseri umani, col passare del tempo, cominciano a soffrire di artrosi. Questa malattia insorge con l’usura delle cartilagini e del tessuto dei capi ossei di un’articolazione. Quando succede alle ossa dell’anca, si chiama coxartrosi.

Come nelle ossa di altre articolazioni – spiega il Dott. Agostini nell’articolo -, anche i capi ossi dell’anca (testa del femore e acetabolo) sono rivestiti da cartilagine. Questo è un tessuto molto resistente che protegge il tessuto osseo dall’attrito. Tuttavia, un uso prolungato e magari non sempre corretto dell’articolazione può portare al consumo delle cartilagini e, poi, dell’osso che ricoprono.

Facciamo però un passo indietro e parliamo dell’anca, anzi delle anche. Lo facciamo usando ancora le parole di Pietro Agostini.

Le anche – scrive lo specialista – sono due articolazioni fondamentali per le attività della vita quotidiana dell’uomo. Sostengono il peso della parte superiore del corpo, scaricandolo sugli arti inferiori e permettono i loro movimenti. L’anca, o articolazione coxo-femorale, è l’articolazione che unisce l’arto inferiore al tronco. È qui che la testa del femore (osso della coscia di forma sferica), è posizionata all’interno dell’acetabolo. Questo è un incavo (anch’esso a forma di sfera ma cava) nell’osso del bacino. Legamenti, muscoli e capsula articolare contribuiscono alla sua stabilità e alla sua motilità che è notevole, su tutti i piani. È un’articolazione sottoposta a continue sollecitazioni e carichi di lavoro, sia quando si è fermi che quando si è in movimento. Non deve quindi sorprendere che possa andare in sofferenza.

Per la coxartrosi non sempre serve il chirurgo

La coxartrosi procura diversi problemi. Scrive il Dott. Agostini che nelle fasi iniziali i sintomi sono limitati a dolore nella zona dell’inguine e in quella laterale, esterna dell’anca. Insieme a questi può cominciare a presentarsi qualche difficoltà di movimento, in particolare nel fare le scale e nell’alzarsi dalla posizione seduta.

Successivamente i sintomi possono aggravarsi. Possono aumentare il dolore e le limitazioni di movimento. Comincia a diventare difficile
mettere le calze e allacciare le scarpe. Si fa fatica a flettere la coscia e a stingere o allargare l’anca. Se non trattati, i sintomi sono destinati ad aggravarsi, fino a compromettere (anche pesantemente) la qualità della vita.

La terapia conservativa è quella che non prevede intervento chirurgico. Nelle patologie ortopediche, sempre più di frequente, si adotta come prima opzione terapeutica. Nel caso dell’anca, se applicata in modo precoce, permette di posticipare l’intervento di protesi e, a volte, di evitarlo.

La terapia conservativa

Sulla terapia conservativa, le modalità per impostarla e quelle per eseguirla, Pietro Agostini è molto chiaro.

Ai primi sintomi di coxartrosi – scrive – è bene sottoporsi ad una valutazione specialistica. Parliamo di fisiatra o ortopedico. Il medico imposta il piano riabilitativo individuale usando diverse opzioni terapeutiche. Queste devono essere combinate tra loro. Comprendono farmaci antinfiammatori, integratori vitaminici e minerali e terapie fisiche: tecar, laser e onde d’urto. Comprendono anche terapie fisioterapiche manuali o osteopatiche e terapie infiltrative.

Devono essere scelte e applicate in base alle condizioni della persona e della sua patologia. E questo può essere valutato solo dallo specialista. Da quel momento ha inizio un lavoro multidisciplinare. E’ un’attività di équipe che coinvolge gli specialisti di fisiatria e ortopedia e i fisioterapisti. Anche quando diventa necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

Anche quando per la coxartrosi serve il chirurgo

Per curare la coxartrosi non sempre serve il chirurgo, abbiamo scritto. Tuttavia la terapia conservativa può non dare i risultati attesi. A volte, non è indicata. In questi casi, si ricorre alla terapia chirurgica con l’applicazione di una protesi d’anca. La dott.ssa Lelia Rondi, specialista in Ortopedia, lo ha spiegato bene. Lo ha fatto in un articolo pubblicato sulla Pagina della Salute, qualche tempo fa. Non solo! Ha trattato l’argomento anche su Bergamo TV. Era ospite della trasmissione Colazione con Radio Alta.

Anche in questo caso, però, la terapia conservativa è indicata. Lo sottolinea il dott. Agostini. Una persona sottoposta a fisioterapia prima di un intervento ortopedico, può avere un recupero migliore e in tempi più brevi. La fisioterapia migliora la condizione muscolare. Dopo l’intervento, muscoli più tonici e e più elastici lavorano meglio. La riabilitazione è così più rapida ed efficace.

La terapia conservativa deve quindi essere tenuta sempre in considerazione. E’ la prima scelta per diverse patologie ortopediche, tra cui l’artrosi dell’anca. E’ però importante anche per la preparazione del paziente all’intervento chirurgico, quando questo è necessario. Averlo scritto sull’Eco di Bergamo ci permette di raccontarlo al pubblico e (in alcuni casi) anche ad alcuni professionisti.

 

Politerapica è a Seriate, in Vua Nazionale 93.
Per informazioni e appuntamenti, tel. 035.298468.

25 Luglio 2021
Eriksen era morte cardiaca improvvisa

Il malore che ha colpito Christian Eriksen era morte cardiaca improvvisa. E’ successo sotto gli occhi delle televisioni di mezzo Mondo. Durante una partita dei recenti campionati europei di calcio, l’atleta si è improvvisamente accasciato al suolo. L’intervento immediato dei compagni di squadra e poi del personale sanitario ha permesso di salvarlo. Non è andata nello stesso modo con altri due giovani calciatori. Piermario Morosini e Davide Astori non ce l’hanno fatta. Erano giovani, erano atleti ma non è bastato.

Parte da qui l’articolo pubblicato oggi sulla Pagina della Salute de l’Eco di Bergamo che tratta di questa patologia. Lo ha curato il Dott. Fernando Scudiero, Cardiologo interventista, uno degli specialisti di Politerapica. Il Dott. Scudiero è uno straordinario cardiologo. Ha anche la dote di sapere scrivere molto bene. Qui ci racconta di un problema molto più diffuso di ciò che si pensi. Un problema che colpisce senza distinzioni di sesso, età e condizione fisica.

Vai all’articolo del Dott. Scudiero: L’Eco di Bergamo – 25.7.2021 – Morte cardiaca improvvisa – Def

La morte cardiaca improvvisa non solo di Christian Eriksen

La morte cardiaca improvvisa che ha colpito Christian Eriksen non è un fenomeno così raro. Spesso si nasconde dietro uno stato di apparente buona salute. Può essere causata da malattie del muscolo cardiaco che hanno come conseguenza una gravissima aritmia. Parliamo della fibrillazione ventricolare. In questa condizione, il cuore cessa di avere la sua normale attività ritmica. Inizia invece a «vibrare» ad una frequenza elevatissima. Cessa così di pompare il sangue al corpo e al cervello in maniera efficace. Questo evento porta inesorabilmente alla morte se si verifica in assenza di testimoni o di persone in grado di garantire una rianimazione. 

Incidenza preoccupante. Molteplici fattori.

L’incidenza della morte cardiaca improvvisa è di 1 caso per ogni 1000 abitanti. In Italia si stimano 50mila decessi ogni anno. Può essere provocata da molteplici fattori che rendono questo evento difficilmente prevedibile. Questi possono essere diversi in funzione dell’età del paziente.

Nei giovani, le cause più comuni sono anomalie cardiache genetiche. In queste condizioni, lo sforzo fisico rischia di essere “la scintilla che accende la miccia di una polveriera sconosciuta”. Tra queste ricordiamo le cardiomiopatie ipertrofica, dilatativa e aritmogena. Ci sono poi numerose sindromi congenite come quella del QT lungo e di Brugada.

Negli, adulti con età superiore ai 35, anni la patologia più frequentemente responsabile della morte cardiaca improvvisa è la cardiopatia
ischemica. Si verifica quando un coagulo interrompe improvvisamente il flusso di sangue all’interno di un’arteria coronaria. L’interruzione del flusso di sangue, con il passare dei minuti e delle ore, danneggia parte del muscolo cardiaco. Si innesca così un’aritmia maligna come la fibrillazione ventricolare.

Attenzione e capacità di intervento

Il 50% dei casi di morte cardiaca improvvisa si verifica in assenza di precedenti cardiologici di nota. Sono conseguenza di una cardiopatia silente. E’ importante misurare il rischio cardiovascolare individuale. Per farlo ci si deve basare sulla presenza di fattori di rischio. Tra questi ci sono tabagismo, ipertensione arteriosa, dislipidemia e diabete. E’ quindi utile proseguire con una valutazione cardiologica di base. Nei pazienti con uno o più sintomi sospetti, è necessario eseguire innanzitutto un elettrocardiogramma ed un attento esame ecocardiografico. Successivamente può essere eseguito un test da sforzo.

Quando ci si trova ad affrontare un caso di morte cardiaca improvvisa come quello di Christian Eriksen c’è una sola misura da adottare. Si tratta della rianimazione cardiopolmonare. Insieme a questa bisogna attivare subito la catena della sopravvivenza, tramite il servizio di emergenza territoriale.

Ad oggi sappiamo che anche il solo massaggio cardiaco può servire a mantenere le condizioni vitali e dare modo ai soccorritori di intervenire. Dovremmo essere tutti essere disponibili alla cultura della rianimazione cardiopolmonare. Chiunque, infatti, può salvare una vita.

Dott. Fernando Scudiero – Cardiologo interventista

Il Dott. Fernando Scudiero si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con il massimo dei voti con lode e menzione alla carriera accademica, discutendo una tesi di laurea sperimentale. Si è poi specializzato in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare presso l’Università degli Studi di Firenze ancora con il massimo dei voti e la lode.

Le sue esperienze di studio lo hanno visto impegnato non solo presso le Università italiane dove si è laureato e specializzato ma anche presso l’Instituto di Ciencias Biomédicas Abel salazar dell’Universidade do Porto, Portogallo. Vanta notevoli competenze in Imaging cardiovascolare e alta intensità di cure.

Ricopre il ruolo di Dirigente Medico presso l’U.O.C. di Cardiologia dell’ASST Bergamo Est. E’ tra gli specialisti di Politerapica. Collabora con noi per effetto di una convenzione tra le due strutture. Nella nostra struttura esegue visite e esami. Lo fa nell’ambito del progetto Medicina Vicina.

Dott. Fernando Scudiero - Cardiologo interventista

Dott. Fernando Scudiero – Cardiologo interventista

 

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19 Giugno 2021
Mappatura dei nei nella prevenzione del melanoma

Il nostro Dott. Salvatore Noto interviene sulla mappatura dei nei nella prevenzione del Melanoma. Lo fa con un articolo intervista sull’ultimo numero di Bergamo Salute. Il Dott. Noto è specialista in Dermatologia ed ha maturato una notevole esperienza sull’argomento. Noi di Politerapica lo sappiamo bene. Lui, infatti, ha introdotto la mappatura dei nei nella nostra struttura, quando ha cominciato a collaborare con noi, ormai diversi anni fa, nell’ambito del progetto Medicina Vicina.

Qui si può scaricare l’articolo in formato .pdf: Bergamo Salute – MaggioGiugno 2021 – Dott. Noto su mappatura nei

Il Melanoma

Il Melanoma è un tumore sul quale Politerapica lavora con molta attenzione. Da quasi un anno abbiamo avviato l’Ambulatorio Oncologia Dermatologica – Melanoma. Ne fanno parte diversi professionisti che lavorano in modo multidisciplinare intorno al paziente. Lavoriamo per favorire la diagnosi precoce e la prevenzione di questa brutta patologia. Il Melanoma infatti è probabilmlente il tumore della pelle più pericoloso e insidioso anche se non è il puiù frequente.

Lo spiega bene il Dott. Noto che osserva come “il melanoma è un tumore che può essere molto aggressivo e poco curabile se diagnosticato tardivamente”. Aggiunge però che può avere una “buona prognosi se scoperto sul nascere”. Dobbiamo tenere presente che questo cancro “riguarda essenzialmente la popolazione adulta sopra i 18-20 anni”. Spesso però può insorgerein età adulta come conseguenza di eventi accaduti nell’infanzia.

Per questo, in Politerapica non ci limitiamo alla presa in carico del paziente, alla diagnosi precoce e al follow-up. Pensiamo infatti che per fare prevenzione si debba conoscere. Mettiamo, così, molto impegno anche ad attività di informazione e sensibilizzazione. Lo facciamo col patrocinio di LILT Bergamo Onlus, Insieme con il Sole Dentro, ATS Bergamo, Comune di Seriate e Ambito Territoriale di Seriate.

La mappatura dei nei nella prevenzione del melanoma

“La mappatura dei nei è un esame indolore e non invasivo, utile per la diagnosi precoce del melanoma”. Riportiamo le parole del Dott. Noto. Si tratta di un esame importante per la popolazione a rischio. Dobbiamo però avere chiaro che diventa poco utile come esame generale. “Per questo, aggiunge il nostro specialista, non si effettua come screening di massa al pari della mammografia o del Pap test”.

Alla mappatura dei nei per la prevenzione del melanoma dovrebbero accedere persone che hanno fattori di rischio. Questi dovrebbero essere valutati dal Medico di Medicina Generale che decide se suggerire l’esame. Quando pèarliamo di fattori di rischio ci rifeririamo a diverse condizioni. Nell’articolo, il Dott. Noto ne fa un elenco dettagliato.

La mappatura è un esame che deve essere eseguito in modo accurato. Lo descrive il nostro specialista. “Il dermatologo ispeziona tutta la pelle del paziente e scatta con una telecamera particolare una prima serie di immagini digitali macroscopiche (fino a circa 20 foto). Poi individua i nei sospetti e procede a scattare delle immagini dermatoscopiche, capaci di mostrare strutture altrimenti non apprezzabili. Le fotografie vengono archiviate su un computer attraverso un programma che permette di mappare le immagini dermatoscopiche correlandole alla loro posizione nel primo set di immagini.”

Nei e Melanoma

I nei sono alterazioni benigne della pelle. Ci sono state epoche in cui addirittura ce li si faceva finti. Dicevano che attirassero i baci. A volte però possono evolvere in una forma maligna, il Melanoma appunto. Non sono l’unica causa o modalità di formazione di questo tumore. E’ utile però tenerli d’occhio. Quando? Come?

A questo importante aspetto dell’argomento la rivista dedica un box. Al suo interno, il Dott. Noto fornisce i suggerimenti necessari.

 

Chiudiamo questo articolo non nascondendo un pizzico di orgoglio. Lavorare con un professionista della levatura del Dott. Salvatore Noto non è cosa da poco. Lo diciamo noi ma lo dicono soprattutto i nostri pazienti. Soddisfatti loro. Orgogliosi noi.

 

 

 

 

16 Giugno 2021
Sergio Clarizia spiega l

Dott. Sergio Clarizia spiega in modo chiaro cosa sia l’acetone nei bambini. Nell’ultimo numero di Bergamo Salute, Elena Buonanno intervista il nostro Pediatra su questo argomento. Il Dott. Clarizia chiarisce già nelle prime righe che “si tratta di una condizione passeggera”. E aggiunge che è “quasi sempre responsabile di un disturbo lieve che si risolve rapidamente, senza procurare particolari fastidi al piccolo”.

Vai all’articolo: Bergamo Salute – MaggioGiugno 2021 – Dott. Clarizia su Acetone

L’acetone

Sergio Clarizia ha una lunghissima attività professionale alle spalle. Si rimane colpiti dalla lettura del suo curriculum. Ha maturato esperienze e acquisito competenze di notevole livello sia in ambito nazionale che internazionale. Non ha certo difficoltà a riferire un discorso che probabilmente ha sentito migliaia di volte. “Dottore, il bambino sta male, dice di avere mal di testa, è stanco, sono due giorni che non mangia nulla, vomita qualsiasi cosa metta in bocca e poi ha un alito terribile: sa di frutta troppo matura”.

Dice che “capita spesso che un genitore porti dal pediatra il bambino riferendo questi sintomi”. Sono sintomi allarmanti solo all’apparenza. Aggiunge infatti che , all’apparenza allarmanti. Aggiunge infatti che “nella maggior parte dei casi si rivelano non particolarmente preoccupanti e legati a chetosi, meglio nota con il nome di acetone”.

L’acetone è una risposta dell’organismo per far fronte alle proprie necessità energetiche. Quando ha già bruciato tutti gli zuccheri a disposizione, comincia a bruciare anche i grassi. Questo può capitare “durante un episodio febbrile, in un momento di particolare stress, o dopo un digiuno prolungato. Queste condizioni comportano un dispendio di energia e inducono l’organismo ad aumentare la richiesta di glucosio, fonte energetica di organi come cervello e cuore. Quando il metabolismo, per produrre energia, esaurisce le riserve fornite dagli zuccheri, intervengono i grassi. Durante questo processo si formano delle sostanze chiamate corpi chetonici”. I corpi chetonici emanano un “inconfondibile odore di acetone, simile a quello della frutta matura, nelle vie aeree e nelle urine”.

Sergio Clarizia spiega l’acetone nei bambini

Dopo avere spiegato cosa sia l’acetone, il Dott. Clarizia spiega in modo approfondito quali siano i suoi sintomi. Racconta della possibilità di febbre e di vomito. Prosegue dicendo che possono comparire anche “nausea, mal di pancia, pallore, sonnolenza, mal di testa, occhiaie e da una evidente “patinatura” che si forma sulla superficie della lingua, che appare asciutta e di colore bianco-giallastro”.

Si tratta di una condizione che non deve comunque allarmare. I rimedi sno semplici e alla portata di tutti. “In caso di neonati, bisogna offrire al bebè un biberon di acqua e zucchero per ripristinare le riserve dell’organismo. Questo rimedio serve anche a evitare episodi di vomito”. Possono andare bene anche “camomilla o tè deteinato zuccherati o dolcificati con il miele”. Se il bimbo “ha già iniziato lo svezzamento, è consigliabile dargli da mangiare della pastina o crema di riso o una patata schiacciata. Dopo l’anno di età si possono offrire al bambino anche i grissini all’acqua o i biscotti per l’infanzia. Sono poi da preferire alimenti come il pesce e le carni bianche”.

E il pediatra?

Spiega il Dott. Sergio Clarizia che l’acetone nei bambini non è una malattia. Di solito si risolve senza bisogno di medicine. La crisi di solito non dura più di 2-3 giorni. Una volta superata, il bambino può tornare all’alimentazione abituale.

E’ opportuno far visitare il bimbo dal pediatra se l’acetone persiste per più di 2-3 giorni. Il ricorso al dottore è utile in modo particolare se c’è anche vomito, mal di pancia o febbre. “Lo specialista può prescrivere un’analisi delle urine e del sangue per verificare l’eventuale presenza di corpi chetonici. Si tratta di semplici test eseguibili anche a casa. Basta immergere le apposite strisce reattive o gli stick (in vendita in farmacia) direttamente nell’urina: se cambiano colore, vuol dire che sono presenti i corpi chetonici. In questo caso il pediatra indicherà l’alimentazione da seguire”.

Il Dott. Sergio Clarizia

Il Dott. Clarizia collabora con Politerapica da quando la struttura ha avviato le sue attività nel 2008. E’ stato per noi lo specialista di riferimento per la medicina pediatrica. Ha partecipato a molte iniziative di Politerapica per contribuire alla diffusione di una corretta educazione alla salute sul territorio. La sua presenza ad incontri pubblici, organizzati nel corso degli anni con diverse amministrazioni comunali, è stata preziosa. Il suo intervento in convegni pubblici organizzati da Politerapica ha portato ogni volta un contributo qualificante all’iniziativa. E’ sempre disponibile ad essere presente in radio, in televisione e sulla carta stampata.

La sua modalità narrativa è pacata e concreta. Sa di cosa parla. Si sente che lo ha imparato sul campo, giorno dopo giorno.

Dal 2014, ha aderito con entusiasmo al progetto Medicina Vicina, la nuova idea di salute di Politerapica. Professionisti di grande livello che visitano senza liste di attesa, a condizioni accessibili. Non solo: Medicina Vicina è anche lavoro di équipe. Gli specialisti lavorano insieme, intorno al paziente. Presso di noi, il Dott. Clarizia eroga prestazioni di Pediatria e di Allergologia.

 

Politerapica è a Seriate, in Via Nazionale 93.
Per informazioni e appuntamenti, si può contattare la Segreteria di Politerapica, al numero 035.298468.

 

 

 

 

23 Maggio 2021
La pelle è una protezione da proteggere

La pelle è una protezione da proteggere. Crediamo di saperlo. Lo sentiamo dire in continuazione alla televisione. Lo ripete la pubblicità di questa o di quella crema, di questo o di quel sapone. Il punto è sapere se lo sapiamo davvero. Intendiamo dire: lo sappiamo in modo corretto? Ci è davvero chiara questa nozione?

Sulla pelle, le sue funzioni e le sue possibili malattie l’Eco di Bergamo ha pubblicato oggi, Domenica 23 Maggio, un articolo sulla sua Pagina della Salute: L’Eco di Bergamo – 23.5.2021 – Pelle e Melanoma, Salvatore Noto – Def.

E’ un articolo chiaro già nel titolo: “Delicata e complessa. La pelle va ben protetta”. Si legge poi nel sottotitolo: “Svolge una serie di funzioni vitali e proprio per questo non va trascurata o maltrattata”. Lo ha redatto con la collaborazione del Dott. Salvatore Noto, specialista in Dermatologia e in Igiene e Medicina preventiva. Da diversi anni, il Dott. Noto collabora con Politerapica, nell’ambito del progetto Medicina Vicina.

La pelle

“La pelle è l’organo più esteso del corpo umano”, comincia l’articolo. “In un uomo adulto la superficie della pelle è di circa 2 metri quadrati”.  E più avanti si legge che il suo spessore “varia a seconda del sesso, dell’età anagrafica e delle diverse zone del corpo. La pelle è formata da tre strati: epidermide, derma e ipoderma. Ognuno di questi tre strati, a sua volta, è suddiviso in ulteriori strati. E’ un organo molto complesso che svolge funzioni vitali per l’organismo”. La funzione principale è quella di protezione delle parti interne del corpo dagli agenti esterni. C’è poi quella della sensibilità attraverso le moltissimi terminazioni nervose che trasmettono continuamente messaggi al sistema nervoso centrale. La pelle ha anche la funzione di controllare l’evaporazione e la regolazione termicaFunge anche da riserva per diverse sostanze ed è capace di sintetizzare la vitamina D3.

Insomma, la pelle è una protezione da proteggere perché altrimenti non può proteggere più!

Parliamo quindi di un organo complesso e vitale. Purtroppo, però, può ammalarsi e sono addirittura 2.000 le malattie che possono colpirla. Tra le categorie più comuni di disordini cutanei – spèiega ancora il Dott. Noto – ci sono tumori benigni e lesioni vascolari, tumori maligni, acne, dermatiti e eczemi, psoriasi, verruche e altre condizioni infettive, ulcere delle gambe.

Il Melanoma

Salvatore Noto è anche diplomato in Dermatological Sciences presso l’Università del Galles, Regno Unito.I suoi titoli per altro non si fermano qui. Ha conseguito il Master of Science in Clinical Tropical Medicine – presso l’Università di Londra e il Diploma in Medicina Tropicale e Igiene – presso il Royal College of Physician di Londra. Quando parliamo di lui, dobbiamo poi considerare la sua pluriennale esperienza professionale. Insomma, abbiamo di fronte un professionista e uno scienziato che quando parla di temi legati alla sua specializzazione sa quello che dice.

Prosegue l’articolo spiegando che “tra i tumori maligni della pelle, il melanoma non è il più frequente ma è il più pericoloso. È un tumore che deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti. Questi sono le cellule della pelle che producono la melanina, cioè la pigmentazione chedà il colore e protegge dalle radiazioni ultraviolette. Anche i nei derivano dai melanociti e sono benigni”. Il melanoma, però, nasce dai nei solo nel 30% dei casi, a differenza di quello che si crede.

La pelle è una protezione da proteggere: prevenzione e diagnosi precoce

Le possibilità di cura e guarigione dal Melanoma dipendono dal rischio di formazione di metastasi. La formazione di metastasi peraltro “dipende da diversi fattori – si legge più avanti – tra cui il più importante è il suo spessore cioè, quanto in profondità le cellule tumorali hanno invaso. Lesioni molto superficiali e iniziali hanno un tasso di cura molto alto. Lesioni avanzate e «spesse» hanno un tasso di mortalità elevato”.

“Cosi la cura – prosegue lo specialista – dipende dalla diagnosi precoce e dal trattamento precoce. La terapia è primariamente l’escissione chirurgica. Nella malattia avanzata l’oncologo in collaborazione con altri specialisti valuta trattamenti quali Chemioterapia, Immunoterapia, Terapia a bersaglio molecolare e Radioterapia”.

La pelle è una protezione da proteggere: il sole

Il rapporto tra il sole la salute, i tumori della pelle ed in particolare alcuni tipi di Melanomi è complesso. Giocano insieme o separatamente diversi fattori tra i quali l’eccesso di radiazioni ultraviolette subìto in età giovanile e la quantità cumulativa di radiazioni cui ci esponiamo nell’arco della vita.

Si possono adottare alcune regole pratiche per prevenire un eccesso di radiazioni ultraviolette, tenendo conto di quattro fattori:

  • Fototipo
  • Ore della giornata
  • Età
  • Abbigliamento

Conclude in modo chiarissimo il Dott. Salvatore Noto. “Un po’ di sole fa bene, troppo no. Ma come sapere quando è troppo? Se ci si scotta, la quantità di radiazioni è stata sicuramente troppa per quel tipo di pelle!”

Più chiaro di così!

 

 

23 Maggio 2021
Prevenzione e diagnosi precoce contro il Melanoma

La prevenzione e la diagnosi precoce sono le armi più efficiaci contro il melanoma. Lo abbiamo raccontato durante il Webinar Melanoma, conoscerlo per prevenirlo e agire in fretta, che abbiamo tenuto il 12 Maggio. E’ stato un incontro pubblico a distanza con i cittadini. Abbiamo parlato con loro di un tema serio in modo sereno. Eravamo in diretta sui canali YouTube e Facebook di Politerapica. Con noi c’erano le associazioni LILT Bergamo Onlus e Insieme con il Sole dentro. Molti spettatori hanno partecipato attivamente con domande, commenti e il racocnto di loro esperienze di vita.

Qui la videoregistrazione integrale dell’incontro:

L’evento è disponibile anche sui canali YouTube e Social di LILT Onlus Bergamo e di Insieme con il Sole dentro.

Un evento corale

Abbiamo affrontato questo delicato argomento da diversi punti di vista. Lo abbiamo raccontato dal punto di vista medico, ovviamente, ma anche da quello di chi lo ha vissuto sulla sua carne, il paziente. Abbiamo affrontato l’aspetto psicologico e relazionale di chi ha un cancro e delle persone che vivono intorno a lui. Abbiamo parlato di numeri e delle attività svolte dalle associazioni di pazineti sul territorio.

Intorno al tavolo c’erano

  • Lucia De Ponti, Presidente LILT Bergamo Onlus
  • Milena Pasinetti, Insieme con il Sole dentro
  • Giambattista Manna, Dermatologo in Politerapica
  • Valeria Perego, Psicologa e Psicoterapeuta in Politerapica
  • Pasquale Intini, Direttore di Politerapica

Il Melanoma

La pelle è un organo essenziale per la vita. Le sue funzioni infatti sono vitali. Tra queste vi sono quelle di protezione, traspirazione, regolazione termica e riserva di importanti sostanze. Un organo vitale che può ammalarsi. Tra le sue possibili malattie ci sono diversi tumori. Il Melanoma non è il più frequente ma probabilmente è il più insidioso e pericoloso. Attenzione, dobbiamo fare chiarezza: il Melanoma non è una patologia che si manifesta sempre come evoluzione di nei che si ammalano. Anzi, solo nel 30% dei casi, il Melanoma nasce da un neo che degenera.

Oggi la scienza medica ha a disposizione diverse opzioni di cura. La soluzione non è più solo chirurgica, chemioterapica e radioterapica ma comprende anche Immunoterapia e Terapia a bersaglio molecolare.  Abbiamo quindi diverse armi a nostra disposizione. La prevenzione e la diagnosi precoce contro il Melanoma rimangono comunque le più efficaci.

Prevenzione e diagnosi precoce contro il Melanoma

E’ necessario prendersi cura della pelle sin dai primi anni di vita. Trattarla correttamente e proteggerla è il modo migliore per prevenire i suoi tumori, compreso il Melanoma. Uno degli agenti che la può colpire maggiormente è il sole. Il sole fa bene alla salute dell’uomo ma è necessario prenderlo in modo corretto. Bisogna evitare le ore più calde. Docce e lampade solari sono da evitare. E’ necessario che la pelle sia coperta con abiti adeguati. E’ ancora più necessario proteggerla con creme. Questo bisogna farlo sin da piccoli perché alcune patologie tumorali possono manifestarsi in età adulta su una pelle indebolita o danneggiata nell’infanzia. La cura della pelle, ovviamente, comprende anche una corretta idratazione e un’alimentazione bilanciata.

Prendersi cura della pelle è il modo migliore per prevenire i suoi tumori, compreso il Melanoma. L’altro strumento di cui disponiamo è la diagnosi precoce. Riconoscere un Melanoma nei primi stadi permette di intervenire in modo meno invasivo e più efficace. Possiamo dire che aumenta notevolmente le possibilità di sopravvivenza.

Guardarsi e farsi guardare

Non deve diventare un’ossessione ma osservarsi e farsi osservare è il modo migliore per accorgersi che qualcosa non va. Non è un caso che, spesso, sono i partner o le mamme a cogliere i primi segnali. A quel punto, bisogna subito ricorrere al medico. In ogni caso, un controllo specialistico periodico è un modo corretto per prendersi cura di sé anche per quanto riguarda la pelle.

Per osservare i nei e controllarne l’evoluzione, può essere utile applicare la regola dell’ABCDE. Asimmetria: un neo non è più uguale nelle sue due metà ma una è più grande e l’altra più piccola. Bordi: non sono regolari ma frastagliati. Colore: non uniforme ma con sfumature diverse. Dimensione: meno valida che in passato, questa caratteristica considera la grandezza del neo, superiore di 6 mm. Evoluzione: il neo si modifica nell’arco di un tempo relativamente breve. Di fronte ad uno o più di questi segnali, bisogna ricorrere subito al medico.

Melanoma: sofferenza non solo fisica

Un cancro mette seriamente in pericolo la vita e produce grande sofferenza fisica. Produce però anche grande sofferenza emotiva. Chi ne è affetto si trova all’improvviso a dovere prendere atto della finitudine della vita. Questo può produrre angoscia, può portare a depressione. La sofferenza è comunque intensa. Lo è per il fatto stesso che le sfere di mente e corpo – ormai lo sappiamo – formano una dimensione unica e inscindibile. Una dimensione condizionata nel suo insieme dalle condizioni delle sue componenti. Lo è anche perché, come dicevamo, il tumore ci porta a fare i conti con la morte, oltre che con la malattia. La fine della vita e la fine degli affetti. In un genitore, la fine del suo ruolo di protezione e cura verso i figli.

Una condizione pesante sul piano emotivo e relazionale. La malattia modifica il modo di porsi verso la vita, verso sé stessi e verso gli altri. Modifica anche il modo di porsi degli altri. Una situazione complessa, intrecciata, difficile. Uno stato che può influenzare l’approccio alla cura fino a minarne l’efficacia.

Non si cura una condizione patologica grave senza prendersi cura della condizione emotiva di chi ne soffre. Questo vale in particolare per i tumori e, ovviamente, per il Melanoma. Non si tratta solo di dare sostegno – peraltro necessario – ma anche di prendersi carico di una dimensione, quella psichica, che sta soffrendo al pari di quella fisica. In un dannosissimo circolo vizioso di reciproca influenza negativa.

Le associazioni sono in campo per la prevenzione e la diagnosi precoce contro il Melanoma

LILT Bergamo Onlus fa dell’informazione e della prevenzione il nucleo della sua attività. L’associazione quest’anno compie 90 anni. Un percorso caratterizzato da un intenso lavoro sul territorio, in mezzo alla gente. Lancia diverse iniziative nel corso dell’anno contro diverse patologie oncologiche. Tra queste, il cancro alla prostata, quello al seno, quello del colon retto. Contro il Melanoma ha avviato da tempo l’iniziativa Clicca il neo. Con lo smartphone possiamo fotografare il neo che ci preoccupa e inviare l’immagine ad un gruppo di dermatologi che nel giro di qualche giorno ci faranno avere la loro impressione. Un’attività che non sostituisce la visita ma che può servire a ollecitare il ricorso al medico.

Insieme con il Sole dentro è un’associazione di persone che hanno vissuto nella loro carne, sulla loro pelle – è il caso di dirlo – il Melanoma. Ci sono loro, ci sono loro vicini e loro amici. Sono impegnati a informare, sostenere e assistere chi soffre di questa malattia. Sono anche impegnate a favorire la ricera con attività volte a raccogliere fondi che poi mettono a disposizione di Istituti pubblici.

LILT Bergamo Onlus e Insieme ocn il Sole dentro insistono su un altro punto: l’importanza del rapporto medico/paziente e quella che il paziente sia correttamente informato. Perché nella lotta contro il Melanoma, il paziente è il protagonista.