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Categoria: Articoli sulla salute

24 Gennaio 2022
Il Long Covid non si cura senza lo psicologo

Il Long Covid non si cura senza lo psicologo. Non si può pensare di curare questa sindrome senza curarne la sofferenza emotiva. Questa è una delle conclusioni cui giunge la Dott.ssa Valeria Perego, Psicologa e Psicoterapeuta in Politerapica, sulla Pagina della Salute dell’Eco di Bergamo di domenica 23.1.2022.

Vai all’articolo: L’Eco di Bergamo – 23.01.2022 – Psiche e Covid Perego – Def

Non si può curare il fisico senza occuparsi della mente

Una delle conclusioni, scrivevamo, ma non l’unica, quella cui giunge la Dott.ssa Perego a proposito della cura della sindrome Long Covid. Il ragionamento che propone la Dottoressa riguarda questa malattia ma non solo. Il punto è che non esiste salute fisica senza salute psichica e viceversa. Così come non esiste sofferenza fisica senza sofferenza psichica e viceversa.

Questo è un concetto che Politerapica considera essenziale. Come quello che ne consegue: non prendersi carico della parte emotiva e psicologica della sofferenza sconfina nell’omissione di soccorso. Mente e corpo, infatti, sono indissolubilmente legati e interconnessi tra loro. Su questo punto si sono versati ormai fiumi e fiumi di inchiostro. La medicina occidentale così perfezionata e iperspecializzata non lo può dimenticare. Un paziente affetto da cancro, per esempio, sta male anche emotivamente. E’ inevitabile. Una sofferenza così forte da procurare dolore. E pure da pregiudicare i risultati delle cure fisiche.

Questo vale per il cancro e per ogni altra forma di sofferenza. Lo sanno bene i padri della medicina orientale che dedicano molto tempo alla valutazione della persona nella sua interezza. Compresa la componente psichica ed emotiva. E’ necessario che non lo dimentichiamo noi nella nostra medicina così tecnologica.

Il Long Covid, dunque, non si cura senza lo psicologo

La sindrome Long Covid è la definizione di un insieme di disturbi fisici e, come già detto, emotivi. Tra i  sintomi fisici ci sono fatica, stanchezza, difficoltà respiratoria e dolori. Insieme ai sintomi fisici ci sono quelli di sofferenza della sfera psicologica: depressione, ansia, attacchi di panico, insonnia, disturbi alimentari. Questi, peraltro, possono essere a loro volta causa o con-causa di disturbi fisici.

L’impatto psicologico per le persone che hanno avuto il Covid-19, scrive la Dott.ssa Valeria Perego, è forte durante la malattia ma rimane importante anche dopo. I sintomi che lo caratterizzano, in alcuni casi, definiscono un vero e proprio disturbo post traumatico da stress.

Il trattamento della sindrome Long Covid deve essere multidisciplinare, continua la Dottoressa. Deve cioè prevedere la collaborazione tra diversi specialisti sia per l’aspetto valutativo che riabilitativo. Parla del coinvolgimento di pneumologo, cardiologo, dietologo, fisiatra e dei terapisti che hanno in carico la riabilitazione fisica oltre a quella logopedica. E del team deve fare parte lo psicologo.

A loro è affidato il compito di impostare il percorso di recupero e riabilitazione. Quindi eseguirlo e monitorarlo. Anche con la collaborazione del medico di base.

L’intervento dello psicologo, con gli specialisti, anche a sostegno dei familiari

Nella parte terapeutica, lo psicologo interviene con attività di cura e di sostegno, spiega la professionista di Politerapica. Queste possono proseguire per tutta la durata della riabilitazione. Si tratta di favorire un atteggiamento attivo e positivo del paziente. Bisogna lavorare per ridurre lo stress emotivo e riuscire ad affrontare stati ansiosi o depressivi. Il supporto psicologico è uno strumento utile alla persona che ha vissuto la malattia e anche ai suoi familiari.

Non bisogna poi dimenticare il problema dell’elaborazione del lutto. Questo ha colpito molti, malati e non malati. In diverse situazioni non è stato possibile congedarsi dai propri cari o assistere al loro funerale. Ne è derivata ulteriore sofferenza. Una sofferenza presente nella sindrome Long Covid di chi è stato malato e anche in molti che non lo sono stati.

Nel suo articolo, la Dott.ssa Valeria Perego definisce nel dettaglio la sindrome. Si sofferma poi su un problema che ne fa parte ma che le è anche attiguo. Parliamo dello stress da Pandemia. Un tema che merita di essere seguito con attenzione e di non venire sottovalutato. Stress da Pandemia e sindrome Long Covid, infatti, sono due condizioni con le quali probabilmente dovremo fare i conti per un po’ nel nostro futuro.

 

Eco di Bergamo

 

 

 

 

9 Dicembre 2021
La Dott.ssa Maria Grimoldi spiega la Cefalea in TV

La Dott.ssa Maria Grimoldi spiega cosa sia la cefalea a Bergamo TV. Lo scorso Lunedì 6 Dicembre, è stata ospite della trasmissione Fattore Bergamo – La Salute. Qui ha parlato di un argomento che riguarda il 44% degli italiani, anche bambini e adolescenti. Ci riferiamo a una condizione così pesante che il Parlamento Italiano, con una sua legge, ha definito malattia sociale nella sua forma cronica.

Qui la videoregistrazione integrale – La Dott.ssa Maria Grimoldi spiega la Cefalea in TV:

La Dott.ssa Maria Grimoldi spiega la Cefalea in TV: un argomento difficile

Raccontare la cefalea non è facile perché l’argomento è molto vasto. L’espressione cefalea deriva dal greco e significa dolore alla testa o al collo. Di dolori alla testa e al collo, però, ce ne sono molti, diversi tra loro per tipo, intensità e durata. Insomma, dietro un mal di testa, c’è un piccolo universo di possibili patologie.

Dicevamo che colpisce tantissime persone di tutte le età. Aggiungiamo che la cefalea può diventare cronica già in età infantile e adolescenziale. Anticipiamo qui che per cefalea cronica si intende quella che dura almeno 15 giorni al mese per più di tre mesi consecutivi.

La Dott.ssa Grimoldi è riuscita a parlarne pur nei limiti dei tempi televisivi. L’ha raccontata, l’ha descritta, ha parlato di sintomi e cure. Ha accennato a prospettive terapeutiche nuove e promettenti. Ha trasferito il senso di come, anche nella condizione peggiore (e ci sono cefalee che sono state definite da suicidio, tanto sono devastanti per intensità e durata del dolore), chi ne soffre possa essere aiutato.

La Dott.ssa Maria Grimoldi spiega la Cefalea in TV e noi proviamo a capire

Per parlare di un argomento così vasto, è necessario cercare di fare delle distinzioni per arrivare a descriverlo meglio. Si comincia dalla distinzione tra cefalee primarie e cefalee secondarie. Le prime sono condizioni a sé stanti, cioè non sono causate da altre patologie. Le seconde, invece, sono sintomo di altre condizioni patologiche.

Le cefalee secondarie si risolvono curando le patologie di cui sono sintomo. Per le cefalee primarie, invece, è tutto un altro discorso.

Un’altra distinzione necessaria per comprendere di cosa stiamo parlando è quella tra cefalee episodiche acute e cefalee croniche. Le prime si presentano con una frequenza inferiore a 15 giorni al mese. Le seconde si presentano, come già scrivevamo, con frequenza maggiore a 15 giorni al mese per più di 3 mesi consecutivi.

Crediamo che ci sia riuscita

Ci è riuscita bene, crediamo. Certo, Alberto Ceresoli, il conduttore di Fattore Bergamo – La Salute, le ha posto le giuste domande nella giusta sequenza. Ma alla fine possiamo dire che la Dott.ssa Grimoldi ha spiegato la Cefalea in modo chiaro ad un pubblico di non addetti ai lavori. Lo ha fatto nei limiti dei tempi televisivi nonostante l’argomento fosse molto lungo.

Ha fornito indicazioni su come si riconoscano i sintomi, si giunga alla diagnosi e con quali terapie si possa intervenire. Ha anche raccontato di come la ricerca scientifica stia progredendo e di come ci attendano farmaci nuovi.

E lei sa bene di cosa parla.

Ambulatorio Multidisciplinare Cefalea in Politerapica

La Dott.ssa Maria Grimoldi coordina infatti l’Ambulatorio Multidisciplinare Cefalea in Politerapica. Ne fanno parte diversi professionisti: il Dott. Pietro Agostini come Fisiatra, la Dott.ssa Anna Scorpiniti come Gastroenterologa e formata in Agopuntura e la Dott.ssa Valeria Perego, Psicologa e Psicoterapeuta. Con loro i terapisti della riabilitazione.

Insieme, prendono in carico il paziente e lo accompagnano attraverso il percorso di diagnosi e di cura e continuano a seguirlo nel tempo.

Questo è l’approccio di Medicina Vicina, la nuova idea di Salute di Politerapica, dove il paziente è al centro dell’attenzione di un’équipe che si prende cura di lui. E pure dei suoi familiari.

 

Politerapica è a Seriate, in Via Nazionale 93.
Per informazioni e prenotazioni, tel. 035.298468

 

 

 

29 Novembre 2021
Uniti nel Percorso Azzurro a Bergamo

Ci siamo uniti nel Percorso Azzurro di LILT a Bergamo. LILT Bergamo Onlus, Fincopp Lombardia OdV e Politerapica, insieme ad ATS Bergamo, Ambito Territoriale di Seriate e ASST Papa Giovanni, hanno formato una bella squadra. Possiamo definirla anche una squadra efficace e determinata. Daltronde, non si può fare di meno contro il cancro della prostata che è il principale tumore che colpisce gli uomini.

Già perché la campagna nazionale Percorso Azzurro è l’iniziativa che LILT mette in campo ogni anno contro il tumore della prostata. Una malattia ancora molto diffusa, scrivevamo. Si stima infatti che i nuovi casi all’anno, in Italia, siano 37.000. E’ però una malattia che oggi si cura con risultati molto migliori che in passato. Sono risultati raggiunti grazia alla prevenzione e alla diagnosi precoce.

Uniti nel Percorso Azzurro a Bergamo

Ci siamo uniti nel Percorso Azzurro a Bergamo e abbiamo organizzato eventi di informazione e sensibilizzazione, visite urologiche a costo simbolico e una campagna di screening gratuito. ATS Bergamo e Ambito Territoriale di Seriate hanno concesso il loro patrocinio all’iniziativa. L’ASST Papa Giovanni XXIII ha illuminato di azzurro la fontana dell’Ospedale di Bergamo. Il Dott. Michele Sofia, Direttore Sanitario di ATS Bergamo ha partecipato personalmente. Lo ha fatto nel suo duplice ruolo: quello istituzionale e quello di medico esperto in cure palliative.

Tre attività per territorio e cittadini

Abbiamo organizzato tre attività. Il 27 Novembre, alle 17,00, abbiamo tenuto un convegno a distanza aperto al pubblico. Intorno al tavolo si sono seduti esperti, associazioni di volontariato e istituzioni. Abbiamo raccontato cosa sia il cancro della prostata. Lo abbiamo fatto con l’obiettivo di fornire strumenti per guardare in faccia la malattia e affrontarla nel modo più corretto. Anche sul piano emotivo e relazionale.

Ai lavori hanno partedipato Lucia De Ponti che è Presidente di LILT Bergamo Onlus, insieme all’Urologo Michele Manica e alla Psicologa e psicoterapeuta Valeria Perego. C’erano poi anche l’Urologo Oreste Risi, Michele Sofia e Pasquale Intini. Il Dott. Sofia ricopriva il duplice ruolo di Direttore Sanitario di ATS Bergamo e di medico esperto in cure palliative. Anche Pasquale Intini era presente con due vesti: quella di Vice presidente di Fincopp Lombardia e quella di Direttore di Politerapica.

Le campagne di prevenzione e diagnosi precoce

Insieme al convegno, abbiamo proposto due campagne di prevenzione e diagnosi precoce.

Abbiamo messo a disposizione dei cittadini 60 visite urologiche ad un costo simbolico. Le visite verranno eseguite durante il mese di Dicembre nell’ambulatorio di LILT a Trescore Balneario e in quello di Politerapica a Seriate. Chi è interessato deve prenotarsi. Lo può fare, inviando una comunicazione agli indirizzi e-mail legatumoribg@gmail.com o info@politerapica.it.

Intanto stiamo continuando la campagna di prevenzione e diagnosi precoce del tumore della prostata dedicata ai sacerdoti della Diocesi di Bergamo. L’iniziativa era stata pensata dalla Presidente De Ponti e da Mons. Beschi quando LILT Bergamo ha presentato al Vescovo di Bergamo il libro che racconta i suoi 90 anni di vita.

Già perché non ci dobbiamo dimenticare che quest’anno LILT Bergamo festeggia il suo 90° anno di attività. Un compleanno importante che non rappresenta un punto di arrivo ma una tappa da cui ripartire con nuova energia.

Uniti nel Percorso Azzurro a Bergamo

Ci siamo unite nel Percorso Azzurro a Bergamo e lo abbiamo fatto con il nostro impegno e il nostro entusiasmo. Qui di sgeuito, alleghiamo la documentazione e gli atti delle iniziative che abbiamo organizzato.

Documenti

a) Percorso azzurro 2021 a Bergamo – Locandina

b) Percorso Azzurro 2021 a Bergamo – Presentazione lavori

c) Percorso Azzurro 2021 a Bergamo – Comunicato

d) Percorso Azzurro 2021 a Bergamo – Sintesi del convegno

e) Percorso Azzurro 2021 – Libretto su tumore della prostata

Copertura mediatica

a) L’Eco di Bergamo – 26.11.2021 – Percorso Azzurro a Bergamo

b) L’Eco di Bergamo – 05.12.2021 – Convegno prostata e Percorso Azzurro 2021 a Bergamo

Uniti nel Percorso Azzurro a Bergamo – Videoregistrazione integrale del convegno

Uniti nel Percorso Azzurro a Bergamo – Galleria immagini

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

I preparativi della regia

I preparativi della regia

Lucia De Ponti, Presidente LILT Bergamo

Lucia De Ponti, Presidente LILT Bergamo

Michele Manica, Urologo

Michele Manica, Urologo

I lavori sono in corso

I lavori sono in corso

Michele Sofia, Direttore Sanitario ATS Bergamo, Medico palliativista

Michele Sofia, Direttore Sanitario ATS Bergamo, Medico palliativista

Pasquale Intini modera i lavori

Pasquale Intini modera i lavori

I preparativi della regia 2

I preparativi della regia 2

 

Dunque
Pertanto
Infatti
Quindi

 

28 Novembre 2021
Le malattie della tiroide non si limitano alla tiroide

Le malattie della tiroide non si limitano alla tiroide. Non sempre, almeno. Non quelle autoimmuni. Possono, per esempio, colpire l’occhio. Parliamo di un argomento delicato. La Dott.ssa Danila Covelli, Endocrinologa in Politerapica, lo tratta in un articolo pubblicato dalla Pagina della Salute dell’Eco di Bergamo del 28.11.2021.

Qui si può scaricare l’articolo: L’Eco di Bergamo – 28.11.2021 – Covelli, Basedow – Def

Le malattie della tiroide non si limitano alla tiroide

Il nome è un po’ difficile ma anche la malattia non è delle più comuni. Oftalmopatia basedowiana o tiroidea. Così viene chiamata l’insieme di segni e sintomi oculari che si possono manifestare in chi soffre di malattie autoimmuni tiroidee. E’ più frequente in caso di ipertiroidismo da Malattia di Graves-Basedow. Può presentarsi però anche in caso di ipotiroidismo associato a Tiroidite di Hashimoto. E’ una malattia rara nelle sue forme più gravi ma un minimo coinvolgimento oculare si rileva fin nel 50% dei pazienti con Malattia di Graves-Basedow.

I suoi principali bersagli sono la congiuntiva, le palpebre e i muscoli oculari. Gli occhi ammalati appaiono sporgenti, gonfi e arrossati e lo sguardo più spalancato.

Disturbi dolorosi e invalidanti

La sensazione di “avere la sabbia negli occhi” e un dolore oppressivo all’occhio sono sintomi molto comuni. Il disturbo più invalidante è quello della visione doppia, o diplopia, conseguenza dell’infiammazione dei muscoli che muovono l’occhio.

Normalmente i segnali luminosi percepiti dai nostri occhi generano ed inviano al cervello due immagini distinte che vengono poi fuse in un’unica. Gli occhi sani, ben sincronizzati nei movimenti, inviano al cervello due immagini molto simili tra loro. Se invece i due occhi non si muovono in modo sincrono, come quando i muscoli sono infiammati, inviano al cervello immagini molto diverse tra loro che non vengono facilmente fuse. Ne deriva la percezione di vedere doppio. La diplopia limita molto l’autonomia del paziente. Per risolverla spesso è necessario un intervento chirurgico.

Cause poco chiare

La Dott.ssa Covelli spiega che l’origine delle malattie autoimmuni non è ancora molto chiara. Spesso si scatenano dopo uno stress in chi ha ereditato un sistema immunitario non perfettamente sano. Ancora meno chiaro è il motivo per cui talvolta la reazione autoimmune non si limita alla tiroide ma coinvolge anche tessuti extra-tiroidei come l’occhio.

Nascono quando il sistema che produce le nostre difese genera per errore anticorpi diretti contro il nostro stesso organismo e, come abbiamo visto, anche la tiroide può essere bersaglio di questi attacchi. Due tra le più comuni malattie autoimmuni sono la Malattia di Graves-Basedow e la Tiroidite di Hashimoto. La prima causa un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei mentre la seconda danneggia il tessuto tiroideo fino a portare alla ridotta produzione di ormoni. Entrambe possoon colpire l’occhio.

Terapia, possibili conseguenze e prevenzione

Un dato positivo è che l’orbitopatia è una malattia che si autolimita. Gli anticorpi che attaccano la tiroide pian piano spariscono e l’infiammazione agli occhi si risolve. La terapia medica limita l’infiammazione e i conseguenti danni. Si basa sulla somministrazione di  farmaci cortisonici per via endovenosa. Oggi, peraltro, si stanno già usando in via sperimentale nuovi trattamenti più specifici e con meno effetti collaterali.

Una volta risolta la fase infiammatoria, non è detto che gli occhi tornino come prima dal punto di vista estetico o funzionale. In questi casi diventa necessario ricorrere alla chirurgia. Prevenzione, diagnosi precoce e terapia adeguata servono a limitare al minimo i danni permanenti e il ricorso agli interventi chirurgici.

Per la prevenzione ci sono alcuni fattori su cui possiamo agire: si deve evitare il fumo di sigaretta e si devono prendere nel modo giusto i farmaci per la tiroide. Per la gestione adeguata della malattia, invece, conclude la Dott.ssa Covelli, ci si deve rivolgere a centri ospedalieri che garantiscano il lavoro in equipe di endocrinologo, oculista, ortottista e chirurgo.

Le malattie della tiroide non si limitano alla tiroide

Le malattie della tiroide non si limitano alla tiroide. Come abbiamo visto, saperlo è necessario per affrontarle nel modo migliore e per lavorare alla loro prevenzione.

 

 

Politerapica è a Seriate in Via Nazionale 93.
Per informazioni e prenotazioni, tel. 035.298468.
 

 

25 Novembre 2021
Ci vergogniamo a parlare di emorroidi

Ci vergogniamo a parlare di emorroidi e più ancora ad andare dal medico a farci visitare in quei posti lì. Questo però ci può procurare problemi seri. Come dice il Dott. Marco Bianchi, se trattate in modo corretto e per tempo, più del 50% delle malattie emorroidarie possono evitare di finire in sala operatoria. E quando l’intervento chirurgico è necessario, risulta difficile evitarlo perché la vita di chi ne ha bisogno “diventa un inferno”.

Il Dott. Bianchi è uno dei medici di Politerapica. E’ specialista in Chirurgia generale e si occupa in particolare di proctologia, la cura di malattie e disturbi della parte finale dell’intestino. Un professionista di grande esperienza che sa bene cosa dice quando parla di emorroidi.

Lo ha fatto il 15 Novembre scorso, in qualità di ospite di Fattore Bergamo – La Salute, la trasmissione di Bergamo TV condotta da Alberto Ceresoli:

Ci vergogniamo a parlare di emorroidi ma le abbiamo tutti

Le emorroidi sono dei cuscinetti vascolari che stanno nell’ultimo tratto dell’intestino di tutti. Hanno diverse funzioni fisiologiche, soprattutto quella della continenza di feci e gas. Molto spesso, purtroppo, tendono ad ammalarsi. Questo può succedere per scorretti stili di vita o anche per la costituzione stessa del canale anale.

La malattia delle emorroidi si presenta per gradi così come quella delle vene varicose. Si dilatano, tendono ad uscire dalla sede normale e producono disturbi come dolore, gonfiore, bruciore, prurito, fino al sanguinamento quando si va in bagno. Sono sintomi che spesso non è facile riconoscere o che sono piuttosto sfumati come, per esempio, quello del prurito anale che viene quando le emorroidi cominciano ad ammalarsi, prima che escano. O quello della sensazione di non essersi scaricati completamente.

Ci vergogniamo a parlare di emorroidi e facciamo pasticci

Stiamo parlando di un argomento tabù. Ci vergogniamo a parlare di emorroidi, scrivevamo all’inizio, e più ancora di andarci a fare visitare. Spesso temiamo anche che la visita ci procuri dolore. Tendiamo quindi a sottovalutare il problema o a cercare di curarcelo da soli, seguendo i consigli di parenti, amici e conoscenti. Ci applichiamo creme, prendiamo farmaci. In realtà, facciamo un pasticcio.

Soprattutto, ritardiamo la diagnosi ed evitiamo il trattamento fino a quando la malattia diventa conclamata: le emorroidi escono, si formano gonfiori anali importanti, ci sono sanguinamenti.

E questo è un errore perché i trattamenti precoci e continuati nel tempo possono portare alla cura della malattia o al rallentamento del suo decorso. Parliamo di cure farmacologiche e trattamenti ambulatoriali come sclerosanti o legature delle emorroidi con le quali si può evitare l’intervento chirurgico in più del 50% dei casi.

L’intervento chirurgico

Quando invece la malattia è conclamata e la patologia raggiunge il 3° o 4° grado, nel 100% dei casi rimane solo l’indicazione chirurgica.

L’intervento chirurgico procura diversi fastidi ed è mal tollerato dai pazienti perché si esegue in un distretto anatomico molto sensibile e doloroso, procura fastidio, disagio. Senza contare che, come per tutti gli interventi chirurgici, rimanse sempre una certa alea di rischio per il paziente. Questo anche se oggi le tecniche operatorie sono molto avanzate e hanno permesso di superare molti problemi rispetto al passato.

Quando però l’operazione risulta necessaria diventa difficile evitarla. Se non vengono operate, le emorroidi diventano un inferno per la vita del paziente, senza contare le possibili conseguenze. Il sanguinamento, per esempio, può portare all’anemia cronica e questa, oltre a potere essere grave in sé fino alla necessità di trasfuzioni, può produrre problemi in altre patologie. Una persona anziana, per esempio, può correre seri rischi. Se cardiopatico, può arrivare a mettere in pericolo la vita.

La prevenzione

Insomma, parliamo di problemi che crescono e crescono ma che potremmo risparmiarci se ci rivolgessimo subito al medico. Addirittura, potremmo ebitarli ancora prima con una corretta prevenzione.

Sì, perché anche la malattia delle emorroidi si può prevenire con sani stili di vita. Cominciando da una sana alimentazione con abbondante frutta e verdura e bevendo almeno due litri di acqua al giorno. E non bisogna fare l’errore di mangiare molta frutta e verdura senza bere acqua. Si ottiene l’effetto contrario: le fibre possono addirittura diventare massa che ostacola la funziona intestinale.

E poi naturalmente il movimento. Il corpo deve muoversi e un movimento corretto facilita una corretta attività dell’inetstino.

 

Il Dott. Marco Bianchi riceve in Politerapica, a Seriate, in Via Nazionale 93.
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29 Ottobre 2021
Chirurgia plastica per il paziente oncologico

La chirurgia plastica è una grande opportunità di cura per il paziente oncologico. Lo chiamiamo paziente oncologico ma crediamo sia meglio dire la persona ammalata di cancro. In particolare, quel tipo di cancro che si combatte con la chirurgia. Quella chirurgia che lascia segni pesanti sul nostro corpo. Tracce visibili a tutti come le cicatrici per gli interventi contro le varie forme di cancro della pelle. Oppure tracce che feriscono l’intima essenza del proprio essere come quelle per gli interventi di mastectomia nella donna.

Il Dott. Andrea Lisa, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva, è stato ospite della trasmissione La Salute di Bergamo TV, in onda Giovedì 28.10.2021. Qui è intervenuto per parlare della chirurgia plastica in oncologia e della sua importanza per curare le persone malate di cancro.

 

La chirurgia plastica non è solo estetica

La chirugia plastica non si occupa solo dell’estetica in senso stretto. Siamo abituati a pensare che il chirurgo plastico metta a posto il naso, le palpebre o tolga le rughe. In realtà la chirurgia plastica e ricostruttiva è esplosa subito dopo la seconda guerra mondiale come tecnica per ridurre gli impatti estetici delle mutilazioni di guerra. Si trattava di aiutare a tornare a convivere col proprio corpo. Perché accettarsi è necessario per convivere con sé stessi. Non solo: aiuta a non avere paura del rapporto con gli altri.

Lo stesso vale per chi si ammala di tumore e deve affrontare operazioni che possono deturpare o demolire parti del corpo. Questo è il caso, per esempio, dei tumori della pelle o, più ancora del cancro al seno. In questo secondo caso, non è solo questione estetica. E’ anche il terribile impatto con la mutilazione di una parte del corpo che definisce la femminilità.

Chirurgia plastica per il paziente oncologico

La chirurgia plastica per il paziente oncologico aiuta a combattere la malattia. Diventa uno strumento che limita il continuo confronto visivo con essa. Quanto meno, lo limita nelle sue manifestazioni meno belle. E’ anche uno strumento per non avere paura di incontrare gli altri. Nella vita sociale e in quella affettiva. Nelle relazioni familiari oltre che in quelle pubbliche. Nella sfera sessuale, condizione fondamentale per l’equilibrio della persona.

Possiamo dire che la chirurgia plastica contribuisce a lottare contro la depressione e la paura di chi già deve affrontare una condizione difficle, quella del tumore.  Il cancro che deve essere curato o i segni della cura attraverso cui si è passati colpiscono la sfera psicologica della persona. Parliamo di quella dimensione che fa parte delle tre condizioni necessarie per definirsi in salute. Già perché, lo ricordiamo, salute non è solo l’assenza di malattia. Salute è la condizione di completo benessere fisico, psichico e sociale. E due di queste tre aree sono aiutate dalla chirurgia plastica e ricostruttiva in chi si ammala di certi tumori.

Il Dott. Lisa spiega molto bene

La trasmissione è condotta da Alberto Ceresoli, Direttore dell’Eco di Bergamo. Esperto di sanità e salute, Alberto Ceresoli sa quali sono le domande migliori e le pone nel modo più efficace. Chiede se sia sempre possibile ottenere risultati apprezzabili. Come è evoluta la chirurgia plastica nel tempo. Quale sia il valore sul piano psicologico per i pazienti. Quali siano le nuove frontiere su cui lavora la chirurgia plastica. Quanto conta l’età del paziente per la riuscita degli interventi.

Il Dott. Lisa non si tira indietro e risponde con precisione e chiarezza. L’età non può essere una controindicazione assoluta ad un intervento ricostruttivo, dice. Spiega che le nuove frontiere vanno nella direzione dell’oncologia rigenerativa. Usare, per intenderci, cellule del paziente per ricostruire zono di deformità o sindromi dolorose.

Spiega anche che in oncologia il ruolo del ricostruttore agisce in seconda istanza. Prima bisogna togliere il male. Poi ci si può occupare della reintegrazione dell’immagine. Il chirurgo plastico lavora in équipe con gli altri chirurghi e gli altri specialisti.

In realtà racconta molte altre cose e lo fa in modo dettagliato, preciso, quasi scolastico. Bisogna guardare il video per trovare tutto.

 

Il Dott. Andrea Lisa collabora con Politerapica come chirurgo plastico e ricostruttivo. Esegue visite specialistiche e interventi di piccola chirurgia ambulatoriale. Fa poi parte del nostro Ambulatorio Multidisciplinare Melanoma.

Politerapica è a Seriate, in Via Nazionale 93. Per informazioni e appuntamenti, Tel. 035.298468

 

24 Ottobre 2021
Gabriele Alari sulle malattie cardiovascolari

Il Dott. Gabriele Alari cura un articolo sulle malattie cardiovascolari e sulle nuove frontiere di cura per queste patologie. Lo ha pubblicato l’Eco di Bergamo sulla Pagina della Salute di Domenica 24 Ottobre 2021.

Qui l’articolo completo: L’Eco di Bergamo – 24.10.2021 – Malattia cardiovascolare, Alari – Def

Sono le malattie più diffuse

Il Dott. Gabriele Alari pone subito l’accento su un punto essenziale. Dice che è ormai noto come le malattie cardiovascolari siano quelle che rappresentano il peso e pericolo maggiore a livello mondiale. In altri termini, queste patologie sono le più diffuse. In Europa, la percentuale di mortalità per cause cardiovascolari raggiunge il 36% del totale dei decessi. Ogni anno ne sono colpite 60 milioni di persone.

Aggiunge poi che gli eventi cardiovascolari più gravi e temuti si verificano a livello del cuore, del cervello, dei vasi periferici sia arteriosi che venosi. Nel cuore si manifestano con infarto del miocardio e scompenso cardiaco. A livello del cervello con ischemia cerebrale, ictus o stroke. Nei vasi arteriosi e venosi, con arteriopatie occlusive degli arti, trombosi venose e trombo embolie polmonari.

E’ necessario prevenire ma è difficile

Gabriele Alari continua con il suo stile diretto e chiaro. Scrive che è altrettanto noto come per queste malattie sia meglio prevenire che curare. Il punto è che la prevenzione non è facile. Si può fare prevenzione solo con un rapporto molto stretto tra medico e paziente. Anche perché i fattori di rischio di queste malattie sono ormai chiari (arci-noti, li definisce il Dott. Alari) e devono essere affrontati con decisione. Almeno quelli su cui si può intervenire.

Parla di età e famigliarità su cui non si può fare nulla. Parla però anche di diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemie, su cui si può agire. Senza dimenticare il fumo e il sovrappeso e la sedentarietà su cui invece si deve agire.

Oggi abbiamo molte più armi contro la nuova pandemia

Il Dott. Alari invita a considerare le malattie cardiovascolari la nuova pandemia, ora che la pandemia da Covid pare in ritirata. Contro di esse però disponiamo oggi di molte più armi che in passato.

Si riferisce all’applicazione di Score di Rischio individualizzati sul singolo paziente, alle nuove molecole di farmaci antidiabetici e alle possibilità curative dell’ipertensione arteriosa. Abbiamo poi i nuovi anticorpi monoclonali e trattamenti combinati anticoagulanti-antiaggreganti piastrinici.

“All’alba di questa nuova pandemia”, scrive Gabriele Alari usando ancora questa espressione, “queste si profilano come le nuove frontiere della prevenzione e del trattamento delle patologie cardiovascolari”.

Gabriele Alari sulle malattie cardiovascolari

Il Dott. Gabriele Alari scrive sulle malattie cardiovascolari con straordinaria competenza. E’ un medico che ha dedicato molti anni della sua vita professionale allo studio e al trattamento di queste patologie. Oggi è un professionista accreditato a livello nazionale. La sua presenza a convegni scientifici è frequentemente richiesta. E’ Segretario della Società Italiana di Medicina Vascolare. E’ stato a lungo Responsabile Regionale Lombardo della Società Italiana di Diagnostica Vascolare.

Da molti anni è Responsabile del Dipartimento di Angiologia e del Centro Trombosi della Casa di Cura Palazzolo, a Bergamo.

Il Dott. Alari è anche un prezioso collaboratore di Politerapica. Presso di noi, esegue visite specialistiche e ecocolordoppler. Coordina poi tutte le attività di angiologia della struttura. E’ uno degli specialisti dell’Ambulatorio Multidisciplinare Acufene.

 

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15 Ottobre 2021
Nessun vaccino ha dato problemi a lungo termine

Nessun vaccino ha dato problemi a lungo termine. Questo ha dichiarato il Prof. Alberto Mantovani in un intervista rilasciata all’Eco di Bergamo, lo scorso 10 Ottobre. L’Immunologo ha anche detto che oggi le grandi sfide che abbiamo davantii e che possiamo affrontare con i vaccini mRna sono la Malaria, l’HIV e la Tubercolosi. Nel giro di qualche anno, poi, potremo avere nuove armi contro alcuni tumori.

Qui l’articolo completo: L’Eco di Bergamo – 10.10.1960 – Prof. Mantovani, vaccini e cancro

Immunologo di fama internazionale

Il Prof. Alberto Mantovani è un patologo, immunologo, divulgatore scientifico e accademico italiano. E’ considerato uno dei più influenti scienziati italiani nel suo campo e la sua competenza è riconosciuta e apprezzata a livello internazionale. Dal 2001 al 2014, è stato Professore Ordinario di Patologia Generale presso l’Università degli Studi di Milano.

Ricopre diversi incarichi di prestigio. E’ Professore Emerito di Patologia Generale e Vice Rettore per la Ricerca presso Humanitas University. E’ anche Direttore Scientifico di Humanitas e Presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca.

Lo scorso 28 Maggio era stato a Bergamo, in occasione dell’evento organizzato da LILT Bergamo Onlus per celebrare i 90 anni di attività dell’Associazione che aveva avuto luogo presso il Bergamo Science Center. Qui aveva approfondito il tema del futuro della malattia oncologica in dialogo con Gianvito Martino, Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione BergamoScienza.

E’ tornato nel capoluogo orobico il 9 Ottobre, ospite di BergamoScienza, insieme a Christopher Huber, Professore Emerito di Ematologia
e co-fondatore di Biontech. In questa sede ha ribadito come, secondo lui, la lotta al Covid ha riaperto prospettive importanti per la lotta contro i tumori e non solo.

Tecnologia rapida e versatile

Alla giornalista che gli chiede chiarimenti sui vaccini mRNA, il Prof. Mantovani risponde che l’RNA messaggero è una tecnologia molto rapida e versatile, che richiede molto meno tempo per sviluppare un vaccino di quanto ne occorra con qualunque altra. Aggiunge poi che si può adattare facilmente in corsa. “I dati sul campo hanno dimostrato che è estremamente potente: contro il Covid sembrava un sogno avere un vaccino che desse una protezione sul campo superiore al 90% nei confronti della malattia grave“.

Nessun vaccino ha dato problemi a lungo termine

“Nessun vaccino ha mai dato problemi a lungo termine“. Lo dice in modo chiaro, rispondendo ad una domanda sui rischi di questa tecnologia. Aggiunge che se problemi ci sono, di solito insorgono a breve termine. “Tutti i vaccini che fanno sì che i bambini non muoiano più di difterite che non ci sia più la polio, che non nascano bambini malformati a causa della rosolia” – prosegue – “sono stati introdotti nell’uso clinico senza aspettare trent’anni per vedere gli effetti a lungo termine, proprio perché non ce ne sono“.

Il Professore chiarisce poi che l’idea che questi vaccini possano produrre modificazioni genetiche è del tutto falsa. Così come è falsa la correlazione con l’autismo o i problemi di fertilità. Queste bugie – dice – ignorano una realtà semplice: tutte le volte che abbiamo un’infezione  virale, dal raffreddore ai problemi gastrointestinali, le nostre cellule sono infarcite di mRna del virus, ma questo non induce nessuna modificazione genetica.

Vaccino contro il cancro

La tecnologia mRNA non produce modificazioni genetiche. Non sarà quindi su questa che si potranno produrre i vaccini di prevenzione del cancro. L’RNA messaggero potrà invece essere utilizzata per “vaccini terapeutici” contro alcuni tipi di tumore, in particolare il melanoma. “In questo tipo di tumore” – spiega ancora il Professore – “le terapie immunologiche si sono dimostrate particolarmente efficaci, ma sono in uso ormai anche per molti altri tumori. Le terapie con Rna messaggero sono invece entrate in sperimentazione clinica da poco tempo. Per il melanoma ci sono già sperimentazioni cliniche con risultati molto incoraggianti“.

Oggi, peraltro, abbiamo già due vaccini contro il cancro. Quello contro l’epatite B, che predispone al cancro del fegato e quello contro il papilloma virus umano (Hpv) per proteggere dal cancro della cervice nella donna, ma anche dal cancro anale.

Nel corso dell’intervista il Prof. Mantovani parla anche della terza dose del vaccino anti Covid e della vaccinazione ai ragazzi. Lo fa ancora con chiarezza, spiegando con argomenti e riferimenti al continuo lavoro della ricerca in questo ambito.